lunedì 24 febbraio 2020

UNA QUESTIONE CENTRALE

Non è una bega intraecclesiale

Quel dibattito e quel dissenso che stanno avvenendo intorno ai sinodi dell’Amazzonia e della Chiesa Cattolica Tedesca non sono una bega, una questioncella da accantonare con un “vogliamoci tutti bene”.
Non è una rissa tra fratelli e sorelle come avvenne nella comunità di Corinto, tanto per rifarci al contesto paolino. Qui c’è ben altro: qui è questione di sinodalità, di struttura fondamentale dell’esperienza cristiana comunitaria, cioè del cuore del Vangelo.
Non è in atto un bisticcio, ma un cedimento alle logiche del potere mondano che, partendo dalle gerarchie, invade il territorio del popolo di Dio di cui spegne le speranze sinodalmente espresse.
Quando qualcuno dice che, in fondo, si tratta di quisquiglie, probabilmente non ha capito la partita in gioco.
Qui si tratta di sapere se “tre papi”” devono trovare ad ogni costo un'immagine convergente e fare la politica del dominio attraverso le loro segrete alleanze da “signori delle chiese” e così mettere d’accordo le diverse parti del popolo di Dio, facendosi beffe di coloro che nei sinodi hanno inteso portare un profondo senso di rinnovamento evangelico.
I partigiani del vangelo, a mio avviso, non devono stare al gioco e devono parlare con chiarezza e non lasciarsi imbonire dai predicatori della prudenza di ben noto stampo ecclesiastico dove prudenza significa obbedienza al potere sacro.
Chi ha capito il senso di una fede adulta o lascia la chiesa oppure sceglie il coraggio di esporsi. Questo è il tempo non di lasciare, ma di accrescere la parresia, cioè il coraggio di esprimere il proprio parere. In questo caso, di abuso del potere pontificale e di calpestamento della realtà sinodale, non è proprio il caso di autocensurarsi tanto più che sono milioni le donne e gli uomini che in questa chiesa non sopportano più di essere dei semplici consultori del vescovo di Roma e della sua corte.
Franco Barbero