Non
è una bega intraecclesiale
Quel
dibattito e quel dissenso che stanno avvenendo intorno ai sinodi
dell’Amazzonia e della Chiesa Cattolica Tedesca non sono una bega,
una questioncella da accantonare con un “vogliamoci tutti bene”.
Non
è una rissa tra fratelli e sorelle come avvenne nella comunità di
Corinto, tanto per rifarci al contesto paolino. Qui c’è ben altro:
qui è questione di sinodalità,
di struttura fondamentale dell’esperienza cristiana comunitaria,
cioè del cuore del Vangelo.
Non
è in atto un bisticcio, ma un cedimento alle logiche del potere
mondano che, partendo dalle gerarchie, invade il territorio del
popolo di Dio di cui spegne le speranze sinodalmente espresse.
Quando
qualcuno dice che, in fondo, si tratta di quisquiglie, probabilmente
non ha capito la partita in gioco.
Qui
si tratta di sapere se “tre papi”” devono trovare ad ogni costo
un'immagine convergente e fare la politica del dominio attraverso le
loro segrete alleanze da “signori delle chiese” e così mettere
d’accordo le diverse parti del popolo di Dio, facendosi beffe di
coloro che nei sinodi hanno inteso portare un profondo senso di
rinnovamento evangelico.
I
partigiani del vangelo, a mio avviso, non devono stare al gioco e
devono parlare con chiarezza e non lasciarsi imbonire dai predicatori
della prudenza di ben noto stampo ecclesiastico dove prudenza
significa obbedienza al potere sacro.
Chi
ha capito il senso di una fede adulta o lascia la chiesa oppure
sceglie il coraggio di esporsi. Questo è il tempo non di lasciare,
ma di accrescere la parresia, cioè il coraggio di esprimere il
proprio parere. In questo caso, di abuso del potere pontificale e di
calpestamento della realtà sinodale, non è proprio il caso di
autocensurarsi tanto più che sono milioni le donne e gli uomini che
in questa chiesa non sopportano più di essere dei semplici
consultori del vescovo di Roma e della sua corte.
Franco
Barbero