MI RACCOMANDO,LEGGETE FINO IN FONDO!!
Beati
voi se, sapendo queste cose, le metterete in pratica
Un
caro saluto a ciascuno e ciascuna di voi.
Titolerei
la conversazione di questa sera con la frase evangelica “beati voi
se sapendo queste cose le metterete in pratica”.
Si
trova nel Vangelo di Giovanni al capitolo 13 versetto 17. Oggi nella
liturgia cattolica si celebra il giovedì santo in cui si congiungono
due momenti centrali: il primo ruota attorno al racconto della
lavanda dei piedi e viene citato omettendo il versetto conclusivo che
ho appena letto. Si tratta di un gesto che parla da solo. Coloro
che si mettono sulla strada di Gesù hanno un' indicazione precisa:
non cercare di occupare la scena, di fare carriera, di farti servire
ma sii invece un pellegrino disponibile ad aiutare altri nel viaggio.
Quanto più la chiesa si faceva grande, occupava la scena e si
alleava coi potenti, quanto più i suoi ministri si paludavano di
titoli e di gradi, tanto più parlava a vanvera di servizio. Il papa
divenne nei secoli il servo dei servi di Dio... Quando davvero le
parole sono usate senza senso. Non proseguo ad illustrare questa
perversione che è avvenuta nei secoli. Abbiamo fatto fiorire la
retorica del servizio in aperta contraddizione con il consolidarsi
del potere, ma questo messaggio del capitolo 13 della lavanda dei
piedi del Vangelo di Giovanni è significativo anche a livello
personale. Questo gesto di Gesù interpella ciascuno e ciascuna di
noi.
Egli
durante tutta la sua vita ha messo a disposizione delle persone che
incontrava tutte le sue risorse di amore, di riconoscenza, di
tenerezza, di aiuto. Il richiamo rivolto a noi è esplicito: “
beati voi, cioè potete davvero dire di essere miei discepoli se
questo è il vostro comportamento. Beati voi se farete: un “se”
importante, detto non per scoraggiarci, ma per invitarci a prendere
sul serio l'esempio di Gesù. Una particella stimolante: ricordatevi
di non
usare
il mio nome a qualunque prezzo a qualunque costo.
Ci
vuole la strada di Gesù per essere discepoli di Gesù.
Ma
la giornata di oggi, sul piano teologico e pastorale nella nostra
chiesa segna due tragiche perversioni: i discepoli da servitori,
apostoli, testimoni, sono diventati sacerdoti, persone sacre,
appartenenti ad un ordine gerarchico separato e superiore al popolo
di Dio, per giunta una casta patriarcale che progressivamente ha
escluso le donne dal ministero di animazione delle comunità e dalla
presidenza dell’eucarestia. Questa perversione del ministero dura
tuttora e purtroppo Papa Francesco l'ha confermata dopo il sinodo
panamazzonico secondo il quale solo uomini maschi possono presiedere
l'eucarestia.
Di
fronte a queste dichiarazioni assolutamente incoerenti con
l’evangelo, vedo una sola strada, cioè disobbedire apertamente,
come facciamo da decenni in molte realtà ecclesiali di base.
Si
tratta di mettere il Vangelo prima di una dottrina patologica della
gerarchia. Privare dell’eucarestie tante comunità in cui le donne
sono le vere testimoni del Vangelo e del servizio comunitario è un
sopruso insopportabile, un disprezzo dei doni che Dio fa alla sua
chiesa.
Ma
il giovedì santo è anche un giorno che segna una profonda divisione
non solo tra le chiese ma anche una interpretazione distorta delle
parole di Gesù: “questo è il mio corpo questo è il mio sangue”.
Perché ne prendiate atto in modo chiaro ed esplicito, voglio
leggervi la formulazione dogmatica che ricorre nei testi ufficiali
della chiesa cattolica. E' una lettura necessaria perché sia ben
noto che non si tratta di una mia maligna interpretazione, ma di un
dogma della chiesa cattolica che recita così:
“Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è
unico. Esso pone l'eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne
fa quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale
tendono tutti i sacramenti. Nel Santissimo Sacramento dell’Eucarestia
è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il
Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e,
quindi il Cristo tutto intero. tale presenza si dice “reale”
quasi che le altre siano rreali, ma per antonomasia,, perché è
sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo - Dio tutto intero si fa
presente”.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria editrice vaticana num.
1374, pag.357) e ancora : “La
presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della
consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche.
Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna
sua parte; perciò la frazione pane non divide Cristo”(Catechismo
...num. 1377, pag.358).
Queste
parole non vi sembrano un delirio dogmatico? Non riesco a capire
come i teologi biblisti non presentino doverosamente una ben altra
interpretazione: mangiare il corpo e bere il sangue di Gesù è un
linguaggio simbolico davvero espressivo. Non significa una
nutrizione fisica e biologica, ma la possibilità di entrare in
profonda comunione di pensiero e di vita con Gesù, di esperimentare
la sua presenza nel nostro cammino in modo intimo profondo.
Quel
pezzo di pane rimane pane, così pure il vino. Si tratta di
comprendere che significato ha questo pezzo di pane, anche se
continua a restare il pezzo di pane. Infatti i problemi attinenti al
cambio di sostanza vengono a perdere il valore, non hanno nessuna
rilevanza e lasciano posto ai problemi attinenti al cambio di
significato e di finalità. Noi siamo rimandati alla pratica di vita
di Gesù che, dopo avere ringraziato Dio, nella sua quotidianità
spezzava il pane con i vicini i lontani, con i perduti, con pagani e
prostitute.
Dio
attraverso l'opera e il messaggio di Gesù non ha interesse a
cambiare la sostanza del pane e del vino. Quello che deve cambiare è
la sostanza della nostra vita. In questa prospettiva, non esiste
nessuna parola sacerdotale che trasformi un pezzo di pane, ma ci si
affida come Gesù all'amore e alla parola di Dio che può lentamente
cambiare le nostre vite.
Questo
è ciò che conta: non trasformare il pane ma metabolizzare il
messaggio di Gesù. Penso che tutto questo sia per noi molto
importante.
Questa è l'eucarestia
nutriente, impegnativa: devo accogliere nel mio cuore il messaggio di
Gesù e realizzare cioè tradurre nella mia vita di ogni giorno, per
quanto posso, il suo spezzare il pane. Altro che un Gesù chiuso in
un ostensorio in un tabernacolo in un’ostia. Dio ci aiuti a mettere
questa memoria viva di Gesù nei nostri cuori, non per adorarlo, ma
per seguire le sue tracce proprio dentro il quotidiano. Ciò
significa ringraziare Dio dei doni che abbiamo e condividerli:
questo fece Gesù.
Quale
meravigliosa esperienza possiamo fare nella celebrazione comunitaria
dell'eucarestia di cui in questi tempi sentiamo molto la mancanza. Ti
benediciamo, Dio che rendi concrete, stimolanti per ciascuno di noi
la memoria di Gesù ,vivo presso di Te e in Te e vivo in tutti e
tutte coloro che cercano di seguire le sue tracce.
Fa
che noi possiamo essere tra questi discepoli che cercano le tracce
del Nazareno adorando Te e sostenendoci fraternamente alla ricerca di
un mondo più giusto e più felice.
Buona
serata a tutti e a tutte.
Franco Barbero
(Trasposizione dalla conversazione del 9 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)