venerdì 17 aprile 2020

BEATI VOI SE......


MI RACCOMANDO,LEGGETE FINO IN FONDO!!
Beati voi se, sapendo queste cose, le metterete in pratica
Un caro saluto a ciascuno e ciascuna di voi.
Titolerei la conversazione di questa sera con la frase evangelica “beati voi se sapendo queste cose le metterete in pratica”.
Si trova nel Vangelo di Giovanni al capitolo 13 versetto 17. Oggi nella liturgia cattolica si celebra il giovedì santo in cui si congiungono due momenti centrali: il primo ruota attorno al racconto della lavanda dei piedi e viene citato omettendo il versetto conclusivo che ho appena letto. Si tratta di un gesto che parla da solo. Coloro che si mettono sulla strada di Gesù hanno un' indicazione precisa: non cercare di occupare la scena, di fare carriera, di farti servire ma sii invece un pellegrino disponibile ad aiutare altri nel viaggio. Quanto più la chiesa si faceva grande, occupava la scena e si alleava coi potenti, quanto più i suoi ministri si paludavano di titoli e di gradi, tanto più parlava a vanvera di servizio. Il papa divenne nei secoli il servo dei servi di Dio... Quando davvero le parole sono usate senza senso. Non proseguo ad illustrare questa perversione che è avvenuta nei secoli. Abbiamo fatto fiorire la retorica del servizio in aperta contraddizione con il consolidarsi del potere, ma questo messaggio del capitolo 13 della lavanda dei piedi del Vangelo di Giovanni è significativo anche a livello personale. Questo gesto di Gesù interpella ciascuno e ciascuna di noi.
Egli durante tutta la sua vita ha messo a disposizione delle persone che incontrava tutte le sue risorse di amore, di riconoscenza, di tenerezza, di aiuto. Il richiamo rivolto a noi è esplicito: “ beati voi, cioè potete davvero dire di essere miei discepoli se questo è il vostro comportamento. Beati voi se farete: un “se” importante, detto non per scoraggiarci, ma per invitarci a prendere sul serio l'esempio di Gesù. Una particella stimolante: ricordatevi di non
usare il mio nome a qualunque prezzo a qualunque costo.
Ci vuole la strada di Gesù per essere discepoli di Gesù.
Ma la giornata di oggi, sul piano teologico e pastorale nella nostra chiesa segna due tragiche perversioni: i discepoli da servitori, apostoli, testimoni, sono diventati sacerdoti, persone sacre, appartenenti ad un ordine gerarchico separato e superiore al popolo di Dio, per giunta una casta patriarcale che progressivamente ha escluso le donne dal ministero di animazione delle comunità e dalla presidenza dell’eucarestia. Questa perversione del ministero dura tuttora e purtroppo Papa Francesco l'ha confermata dopo il sinodo panamazzonico secondo il quale solo uomini maschi possono presiedere l'eucarestia.
Di fronte a queste dichiarazioni assolutamente incoerenti con l’evangelo, vedo una sola strada, cioè disobbedire apertamente, come facciamo da decenni in molte realtà ecclesiali di base.
Si tratta di mettere il Vangelo prima di una dottrina patologica della gerarchia. Privare dell’eucarestie tante comunità in cui le donne sono le vere testimoni del Vangelo e del servizio comunitario è un sopruso insopportabile, un disprezzo dei doni che Dio fa alla sua chiesa.
Ma il giovedì santo è anche un giorno che segna una profonda divisione non solo tra le chiese ma anche una interpretazione distorta delle parole di Gesù: “questo è il mio corpo questo è il mio sangue”. Perché ne prendiate atto in modo chiaro ed esplicito, voglio leggervi la formulazione dogmatica che ricorre nei testi ufficiali della chiesa cattolica. E' una lettura necessaria perché sia ben noto che non si tratta di una mia maligna interpretazione, ma di un dogma della chiesa cattolica che recita così: “Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l'eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti. Nel Santissimo Sacramento dell’Eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi il Cristo tutto intero. tale presenza si dice “reale” quasi che le altre siano rreali, ma per antonomasia,, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo - Dio tutto intero si fa presente”. (Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria editrice vaticana num. 1374, pag.357) e ancora : La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche. Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione pane non divide Cristo”(Catechismo ...num. 1377, pag.358).
Queste parole non vi sembrano un delirio dogmatico? Non riesco a capire come i teologi biblisti non presentino doverosamente una ben altra interpretazione: mangiare il corpo e bere il sangue di Gesù è un linguaggio simbolico davvero espressivo. Non significa una nutrizione fisica e biologica, ma la possibilità di entrare in profonda comunione di pensiero e di vita con Gesù, di esperimentare la sua presenza nel nostro cammino in modo intimo profondo.
Quel pezzo di pane rimane pane, così pure il vino. Si tratta di comprendere che significato ha questo pezzo di pane, anche se continua a restare il pezzo di pane. Infatti i problemi attinenti al cambio di sostanza vengono a perdere il valore, non hanno nessuna rilevanza e lasciano posto ai problemi attinenti al cambio di significato e di finalità. Noi siamo rimandati alla pratica di vita di Gesù che, dopo avere ringraziato Dio, nella sua quotidianità spezzava il pane con i vicini i lontani, con i perduti, con pagani e prostitute.
Dio attraverso l'opera e il messaggio di Gesù non ha interesse a cambiare la sostanza del pane e del vino. Quello che deve cambiare è la sostanza della nostra vita. In questa prospettiva, non esiste nessuna parola sacerdotale che trasformi un pezzo di pane, ma ci si affida come Gesù all'amore e alla parola di Dio che può lentamente cambiare le nostre vite.
Questo è ciò che conta: non trasformare il pane ma metabolizzare il messaggio di Gesù. Penso che tutto questo sia per noi molto importante.
Questa è l'eucarestia nutriente, impegnativa: devo accogliere nel mio cuore il messaggio di Gesù e realizzare cioè tradurre nella mia vita di ogni giorno, per quanto posso, il suo spezzare il pane. Altro che un Gesù chiuso in un ostensorio in un tabernacolo in un’ostia. Dio ci aiuti a mettere questa memoria viva di Gesù nei nostri cuori, non per adorarlo, ma per seguire le sue tracce proprio dentro il quotidiano. Ciò significa ringraziare Dio dei doni che abbiamo e condividerli: questo fece Gesù.
Quale meravigliosa esperienza possiamo fare nella celebrazione comunitaria dell'eucarestia di cui in questi tempi sentiamo molto la mancanza. Ti benediciamo, Dio che rendi concrete, stimolanti per ciascuno di noi la memoria di Gesù ,vivo presso di Te e in Te e vivo in tutti e tutte coloro che cercano di seguire le sue tracce.
Fa che noi possiamo essere tra questi discepoli che cercano le tracce del Nazareno adorando Te e sostenendoci fraternamente alla ricerca di un mondo più giusto e più felice.
Buona serata a tutti e a tutte.
Franco Barbero
(Trasposizione dalla conversazione del 9 aprile 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)