venerdì 17 aprile 2020

Quanto ne usciremo diversi?

In questi giorni iorestoacasa ma confesso che non è tanto questo a crearmi disagio quanto il dover continuamente subire la retorica dell'"andrà tutto bene" del "vinceremo" o del "ce la faremo" che in questi giorni spopola in rete e in tv. Questi slogan avevano un senso all'inizio quando ancora non eravamo in grado di percepire la dimensione reale del problema. In quei giorni anch'io mi sono commosso cantando l'inno al balcone di casa. Ora però mi chiedo come possa accettare quelle stesse parole chi già oggi ha perso qualcuno di caro. Mi chiedo quanti dovranno essere al massimo i morti perché alla fine si possa dire che è andato tutto bene. Cinquemila, come sono già oggi e sarà ancora vittoria? Diecimila? Centomila?
Andremo a dirlo alla fine a chi avrà perso un figlio, un congiunto, un compagno, un amico? Gli diremo che abbiamo vinto, che ce l'abbiamo fatta?
Prima o poi, il virus scomparirà, non per un miracolo o per le nostre preghiere, ma per l'azione comune di tutti gli uomini impegnati, solidali o semplicemente rispettosi delle regole, che avranno trovato in loro stessi, nei loro diversi 'credi' le motivazioni, ma sarà comunque sconfitta.
Solo col tempo potremo capire come ne saremo usciti, quanto diversi nella nostra capacità di condivisione, di solidarietà, di fratellanza… in una parola, quanto l'uomo sarà "nuovo" nel dare un futuro all'umanità, un futuro senza barriere... Questo sì sarebbe un "miracolo".
Guido Piovano, 21 marzo
(da Insonnia mensile di Racconigi, aprile 2020, pag. 8 - contatti@insonniaracconigi.it