BOLSOVIRUS
L'ultimo sfregio del governo Bolsonaro nei confronti dei popoli indigeni è stato la recente nomina a capo del Dipartimento per gli Indiani incontattati del Funai (Fondazione nazionale dell'Indio) di Ricardo Lopes Dias, missionario evangelico legato a New Tribes Mission (Ntm), una delle più grandi ed estremistiche organizzazioni missionarie della chiesa evangelica, il cui obiettivo è convertire a qualsiasi prezzo i popoli incontattati del mondo. Sono 100 tribù solo nell'Amazzonia brasiliana, vivono in fuga nel tentativo di evitare il e non hanno difese immunitarie verso malattie comuni introdotte dall'esterno.
DI QUESTO ISTINTO persecutorio dei bianchi occidentali aveva già scritto il giornalista americano Norman Lewis nei suoi leggendari reportage Niente da dichiarare (Adelphi), ma soprattutto in Genocidio (in Un'idea del mondo, EDT) quando gli indigeni durante la dittatura militare furono uccisi via aereo con la dinamite, con viveri imbevuti di arsenico, presi a mitragliate, 100 mila di loro annientati dal 1957 al 1969, i Maxacalì, i Pataxò ai quali fu iniettato il virus del vaiolo, i Bororo, tanto cari a Levi Strauss, ai quali fu vietato il culto dei morti, mentre i sopravvissuti furono consegnati a missionari protestanti e imprigionati in centri di rieducazione.
La New Tribes Mission riceve finanziamenti da lobbies interessate a impossessarsi delle ricchezze di intere regioni dell'Amazzonia, denaro con il quale "evangelizza" e fidelizza popolazioni povere, indifese, facendo il gioco del governo brasiliano, che è quello di liberare le terre per le piantagioni di soia, attività mineraria e allevamento del bestiame, tutte attività controllate dai potentati dell'agrobusiness. «Mettiamo a rischio le nostre vite e giochiamo il tutto per tutto per Cristo, con incrollabile determinazione fino a quando non avremo raggiunto l'ultima tribù, ovunque essa si trovi», queste le frasi deliranti che usano.
GIÀ IN PARAGUAY negli anni '70 e '80, un gruppo di missionari fanatici di New Tribes Mission organizzò una brutale e cruenta "caccia all'uomo" per catturare i nomadi Ayoreo-Totobiegosode incontattati. «Gli Ayoreo furono trascinati fuori dalla foresta contro la loro volontà, ammassati in campi raccapriccianti, ridotti in schiavitù dai missionari, e costretti col terrore a rinunciare alle proprie credenze. Alcuni morirono nei giorni del contatto forzato per lo shock e le malattie contro cui non avevano difese immunitarie. Altri morirono in seguito, a causa di malattie che li affliggono ancora oggi», ricorda Fiona Watson di Survival International. «A partire dai primi anni '80, Ntm effettuò vari tentativi segreti di contattare gli Zo'è, nel nord del Brasile, diffondendo influenza e malaria contro cui la tribù non aveva difese immunitarie. Tra il 1982 e il 1988, gli Zo'è persero circa un quarto della popolazione originale proprio in conseguenza delle epidemie», racconta sdegnata.
In questi ultimi giorni Davi è di nuovo intervenuto con un appello alle autorità brasiliane, lanciato durante una recente sessione del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, affinché siano allontanati i cercatori d'oro che continuano ad agire illegalmente nelle terre demarcate del suo popolo, dove vivono anche i gruppi yanomami incontattati, i Moxihatatea: «Sono molto preoccupato. Potrebbero essere sterminati rapidamente… Senza ombra di dubbio, i cercatori d'oro li distruggeranno… li uccideranno sia con i loro fucili sia con le loro malattie, con la malaria e la polmonite».
A maggior ragione adesso, con l'arrivo del Coronavirus, che potrebbe far aumentare pesantemente il pericolo di contagi per la presenza di migliaia di estranei nelle terre indigene.
«ANCHE SE OGGI LA SITUAZIONE in Europa e nel mondo è molto difficile, non possiamo permetterci di abbassare la guardia» dice Francesca Casella della sede italiana di Survival. «Questo è, infatti, un momento estremamente pericoloso non solo per le tribù incontattate ma anche per i popoli indigeni in generale. Ci sono tanti governi e aziende pronti a sbarazzarsi di loro e, con i riflettori dei media e dell'attenzione pubblica puntati altrove, siamo sicuri che intensificheranno gli attacchi. Ma continueranno a trovarci sulla loro strada». Confermare Ricardo Lopes Dias al Funai secondo lei potrebbe riaprire alcune delle pagine più drammatiche e dolorose della storia brasiliana, «non possiamo permettere che accada, bisogna intervenire, fare pressione sul governo brasiliano e informare la comunità internazionale».
AL CONTRARIO DELLA CHIESA evangelica, quella cattolica oggi invece svolge una funzione importante in Amazzonia in difesa dei popoli custodi, e come ha scritto il papa in Querida Amazzonia: «Gli indigeni quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura, sempre che non si lascino ingannare dai canti di sirena e dalle offerte interessate dei gruppi di potere". E ancora: «Sogno un'Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa».
Angelo Ferracuti
(il Manifesto 4 aprile)
L'ultimo sfregio del governo Bolsonaro nei confronti dei popoli indigeni è stato la recente nomina a capo del Dipartimento per gli Indiani incontattati del Funai (Fondazione nazionale dell'Indio) di Ricardo Lopes Dias, missionario evangelico legato a New Tribes Mission (Ntm), una delle più grandi ed estremistiche organizzazioni missionarie della chiesa evangelica, il cui obiettivo è convertire a qualsiasi prezzo i popoli incontattati del mondo. Sono 100 tribù solo nell'Amazzonia brasiliana, vivono in fuga nel tentativo di evitare il e non hanno difese immunitarie verso malattie comuni introdotte dall'esterno.
DI QUESTO ISTINTO persecutorio dei bianchi occidentali aveva già scritto il giornalista americano Norman Lewis nei suoi leggendari reportage Niente da dichiarare (Adelphi), ma soprattutto in Genocidio (in Un'idea del mondo, EDT) quando gli indigeni durante la dittatura militare furono uccisi via aereo con la dinamite, con viveri imbevuti di arsenico, presi a mitragliate, 100 mila di loro annientati dal 1957 al 1969, i Maxacalì, i Pataxò ai quali fu iniettato il virus del vaiolo, i Bororo, tanto cari a Levi Strauss, ai quali fu vietato il culto dei morti, mentre i sopravvissuti furono consegnati a missionari protestanti e imprigionati in centri di rieducazione.
La New Tribes Mission riceve finanziamenti da lobbies interessate a impossessarsi delle ricchezze di intere regioni dell'Amazzonia, denaro con il quale "evangelizza" e fidelizza popolazioni povere, indifese, facendo il gioco del governo brasiliano, che è quello di liberare le terre per le piantagioni di soia, attività mineraria e allevamento del bestiame, tutte attività controllate dai potentati dell'agrobusiness. «Mettiamo a rischio le nostre vite e giochiamo il tutto per tutto per Cristo, con incrollabile determinazione fino a quando non avremo raggiunto l'ultima tribù, ovunque essa si trovi», queste le frasi deliranti che usano.
GIÀ IN PARAGUAY negli anni '70 e '80, un gruppo di missionari fanatici di New Tribes Mission organizzò una brutale e cruenta "caccia all'uomo" per catturare i nomadi Ayoreo-Totobiegosode incontattati. «Gli Ayoreo furono trascinati fuori dalla foresta contro la loro volontà, ammassati in campi raccapriccianti, ridotti in schiavitù dai missionari, e costretti col terrore a rinunciare alle proprie credenze. Alcuni morirono nei giorni del contatto forzato per lo shock e le malattie contro cui non avevano difese immunitarie. Altri morirono in seguito, a causa di malattie che li affliggono ancora oggi», ricorda Fiona Watson di Survival International. «A partire dai primi anni '80, Ntm effettuò vari tentativi segreti di contattare gli Zo'è, nel nord del Brasile, diffondendo influenza e malaria contro cui la tribù non aveva difese immunitarie. Tra il 1982 e il 1988, gli Zo'è persero circa un quarto della popolazione originale proprio in conseguenza delle epidemie», racconta sdegnata.
NEL SUO LIBRO La caduta del cielo (Nottetempo) Davi Kopenawa, lo sciamano portavoce degli Yanomami, racconta di come la sua comunità fosse stata costretta a costruire una pista d'atterraggio nella foresta per gli aerei di New Tribes Mission: «I nostri padri hanno sgobbato davvero molto per aprire questa pista… era penoso vederli per giorni e giorni sotto il sole rovente abbattere dei grandi alberi usando solo un'ascia… Quando un uomo si fermava per riposarsi un po', si arrabbiavano e gridavano: 'Torna al lavoro! Non rimanere senza fare niente! Se non lavori non riceverai nulla!'».
A maggior ragione adesso, con l'arrivo del Coronavirus, che potrebbe far aumentare pesantemente il pericolo di contagi per la presenza di migliaia di estranei nelle terre indigene.
«ANCHE SE OGGI LA SITUAZIONE in Europa e nel mondo è molto difficile, non possiamo permetterci di abbassare la guardia» dice Francesca Casella della sede italiana di Survival. «Questo è, infatti, un momento estremamente pericoloso non solo per le tribù incontattate ma anche per i popoli indigeni in generale. Ci sono tanti governi e aziende pronti a sbarazzarsi di loro e, con i riflettori dei media e dell'attenzione pubblica puntati altrove, siamo sicuri che intensificheranno gli attacchi. Ma continueranno a trovarci sulla loro strada». Confermare Ricardo Lopes Dias al Funai secondo lei potrebbe riaprire alcune delle pagine più drammatiche e dolorose della storia brasiliana, «non possiamo permettere che accada, bisogna intervenire, fare pressione sul governo brasiliano e informare la comunità internazionale».
AL CONTRARIO DELLA CHIESA evangelica, quella cattolica oggi invece svolge una funzione importante in Amazzonia in difesa dei popoli custodi, e come ha scritto il papa in Querida Amazzonia: «Gli indigeni quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura, sempre che non si lascino ingannare dai canti di sirena e dalle offerte interessate dei gruppi di potere". E ancora: «Sogno un'Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa».
Angelo Ferracuti
(il Manifesto 4 aprile)

