sabato 25 aprile 2020

IL DANNO DEL PRESSAPOCHISMO

L’approssimazione al potere
di Michele Serra
Vale la pena tornare su quanto detto dal Salvini in una delle sue trecento apparizioni televisive al dì. Ha detto di avere «letto che Saviano ha fatto un’intervista a un giornale straniero in cui racconta che la colpa di quello che accade in Lombardia è mia». Il livello di approssimazione sfiora l’assoluto. Non era un’intervista, era un articolo su Le Monde, e il Salvini vi compare appena di sfuggita, nei paragrafi di coda, da comprimario e non da protagonista, trattando Saviano di tutt’altro, e cioè della gestione della politica sanitaria in Lombardia sotto Berlusconi e sotto Formigoni. Dunque: il Salvini definisce "una cazzata", sull’ormai collaudato stupidario di Facebook, una cosa che non ha letto e della quale, di conseguenza, non sa nulla.
Se il livello del dibattito politico è così infimo, in buona parte dipende dallo spensierato abbandono dell’analisi logica e grammaticale (scopo: capire un testo) che nelle scuole medie inferiori, quando le frequentavo, erano il pane quotidiano. Avevamo dagli undici ai tredici anni. Non occorrono tre lauree per affrontare con successo un testo scritto. Basta (bastava?) la licenza media.
Ora capita sempre più spesso, per non dire quasi sempre, che si strepiti e ci si azzanni a partire da parolette e frasette malamente relate, scioccamente equivocate o dolosamente ridotte alle due righe che fa comodo brandire polemicamente. Se l’obiettivo è odiarsi a prescindere, perché scomodarsi a leggere quelle due righe? Non se ne legga alcuna. Si dica semplicemente: "Tizio è un porco", si fa meno fatica, i sodali applaudono, Tizio replicherà "Il porco sei tu".

La Repubblica 16/4