I vecchi e i bambini
Federico Tulli
La
rubrica di questa settimana ha avuto una gestazione complicata.
L'emergenza pandemia, il dovere civile e professionale di veicolare il
messaggio della necessità di seguire le direttive istituzionali, mi
avrebbe spinto a scrivere della famosa immagine che ritrae Papa
Francesco mentre cammina in via del Corso a Roma.
Non mi abbandona
l'indignazione per quel gesto dietro cui si cela un messaggio spero
inconsapevole, sicuramente controproducente. Non ha pensato il Papa
che tra i destinatari del suo messaggio mediatico "chi vuole e ne ha
bisogno vada tranquillamente a pregare nelle nostre parrocchie" ci sono
soprattutto persone che appartengono alla fascia di popolazione più a
rischio di morte nel caso di infezioni di corona virus?
Lascio
la questione in sospeso auspicando funzioni religiose in streaming o
sui canali sociali ecclesiastici. Vorrei però segnalare altro.
Mi
riferisco a due allarmi lanciati da Save the Children. Entrambi fanno
rabbrividire. A Cox Bazar in Bangladesh, dove si trova il più grande
insediamento di rifugiati al mondo è stato confermato il primo caso di
Covid 19. Migliaia di persone potrebbero morire in poche settimane.
A
Cox Bazar per chi non lo sapesse, hanno trovato riparo 1 milione di
Rohingya già dall'agosto 2017 quando sono stati costretti a fuggire
dalle loro case di fronte all'esplodere della violenza in Myanmar.
La
metà sono bambini.
Save
the Children denuncia una situazione di pericolo per i minori senza
precedenti non solo a Cox Bazar ma nel mondo. Circa 1,2 miliardi di
studenti, pari quasi a tre quarti della popolazione studentesca
mondiale, sono interessati delle misure di chiusura delle scuole
disposta da 120 paesi. Ovviamente si tratta di una misura di tutela ma è
inevitabile che porti con sé ulteriore sofferenza soprattutto nelle
zone più povere del paese.
Vi lascio con un invito a riflettere sulla
considerazione di Gabriella Waaijman direttrice umanitaria globale di
Save the Children: "Centinaia di milioni di studenti non potranno
tornare alle lezioni normali per mesi, forse più a lungo. Sappiamo per
esperienza che soprattutto in alcuni contesti più i bambini non
frequentano la scuola, maggiori probabilità ci sono che non torneranno
mai più, in particolare le ragazze e coloro che provengono da famiglie a
basso reddito. Ecco perché i governi devono ora mettere a punto
strumenti di apprendimento a distanza di facile utilizzo, garantendo che
le tecnologie utilizzate non escludono i bambini poveri, disabili o
emarginati".
Ecco,
questa cosa mi fa pensare che prima mi sbagliavo: le principali vittime
di questa pandemia non sono gli anziani. "Ora è il momento per il mondo
di riunirsi per proteggere i minori più a rischio che saranno i più
colpiti da questa crisi globale". Ha affermato Gabriella Waaijman.
Intanto il cessate il fuoco globale, chiesto ieri dal segretario
generale dell'ONU, potrebbe aiutare a proteggere la vita di 415 milioni
di bambini che vivono in aree di conflitto e che stanno morendo per la
violenza, perché reclutati rapiti, detenuti e maltrattati.
"Questi
bambini ora affrontano anche il rischio aggiuntivo di perdere i propri
cari a causa del virus o di essere contagiati loro stessi. E'
impossibile combattere adeguatamente una simile pandemia quando cadono
le bombe o andare in ospedale quando volano proiettili. Non si possono
aumentare i servizi sanitari necessari quando i soldati combattono per
le strade chiuse" ha detto Filippo Ungaro, direttore Comunicazione e
Campagne di Save the Children.
"Dobbiamo
ora sostenere i paesi che sono stati devastati dalla guerra per anni.
Paesi in cui sistemi sanitari sono già al limite. Hanno bisogno di tempo
per prepararsi al meglio che possono vista già la grave situazione, a
ciò che potrebbe accadere. Fermare i combattimenti dare a loro questa
opportunità. Il mondo ha bisogno di unirsi insieme nell'umanità in
questo momento e ciò non è possibile nei luoghi in cui la guerra
infuria" ha concluso Filippo Ungaro.
Adista 4 aprile