giovedì 30 aprile 2020

IL PREZZO LO PAGANO I PIU' DEBOLI

I vecchi e i bambini

Federico Tulli

La rubrica di questa settimana ha avuto una gestazione complicata. L'emergenza pandemia, il dovere civile e professionale  di veicolare il messaggio della necessità di seguire le direttive istituzionali, mi avrebbe spinto a scrivere della famosa immagine che ritrae Papa Francesco mentre cammina in via del Corso a Roma.
 Non mi abbandona l'indignazione per quel gesto dietro cui si cela un messaggio spero inconsapevole, sicuramente controproducente. Non  ha  pensato il Papa che tra i destinatari del suo messaggio mediatico "chi vuole e ne ha bisogno vada tranquillamente a pregare nelle nostre parrocchie" ci sono soprattutto persone che appartengono alla fascia di popolazione più a rischio di morte nel caso di infezioni di corona virus? 
Lascio la questione in sospeso auspicando funzioni religiose in streaming o sui canali sociali ecclesiastici. Vorrei però segnalare altro. 
Mi riferisco a due allarmi lanciati da Save the Children. Entrambi fanno rabbrividire. A Cox Bazar in Bangladesh, dove si trova il più grande insediamento di rifugiati al mondo è stato confermato il primo caso di Covid 19. Migliaia di persone potrebbero morire in poche settimane. 
A Cox Bazar per chi non lo sapesse, hanno trovato riparo 1 milione di Rohingya  già dall'agosto 2017 quando sono stati costretti a fuggire dalle loro case di fronte all'esplodere della  violenza in Myanmar. 
La metà sono bambini. 
Save the Children denuncia una situazione di pericolo per i minori senza precedenti non solo a Cox Bazar ma nel mondo. Circa 1,2 miliardi di studenti, pari quasi a tre quarti della popolazione studentesca mondiale, sono interessati delle misure di chiusura delle scuole disposta da 120 paesi. Ovviamente si tratta di una misura di tutela ma è inevitabile che porti con sé ulteriore sofferenza soprattutto nelle zone più povere del paese. 
Vi lascio con un invito a riflettere sulla considerazione di Gabriella Waaijman direttrice umanitaria globale di Save the Children: "Centinaia di milioni di studenti non potranno tornare alle lezioni normali per mesi, forse più a lungo. Sappiamo per esperienza che soprattutto in alcuni contesti più i bambini non frequentano la scuola, maggiori probabilità ci sono che non torneranno mai più, in particolare le ragazze e coloro che provengono da famiglie a basso reddito. Ecco perché i governi devono ora mettere a punto strumenti di apprendimento a distanza di facile utilizzo, garantendo che le tecnologie utilizzate non escludono i bambini poveri, disabili o emarginati". 
Ecco, questa cosa mi fa pensare che prima mi sbagliavo: le principali vittime di questa pandemia non sono gli anziani. "Ora è il momento per il mondo di riunirsi per proteggere i minori più a rischio che saranno i più colpiti da questa crisi globale". Ha affermato Gabriella Waaijman. Intanto il cessate il fuoco globale, chiesto ieri dal segretario generale  dell'ONU, potrebbe aiutare a proteggere la vita di 415 milioni di bambini che vivono in aree di conflitto e che stanno morendo per la violenza, perché reclutati rapiti, detenuti e maltrattati. 
"Questi bambini ora affrontano anche il rischio aggiuntivo di perdere i propri cari a causa del virus o di essere contagiati loro stessi. E' impossibile combattere adeguatamente una simile pandemia quando cadono le bombe o andare in ospedale quando volano proiettili. Non si possono aumentare i servizi sanitari necessari quando i soldati combattono per le strade chiuse" ha detto Filippo Ungaro, direttore Comunicazione e Campagne di Save the Children.
 "Dobbiamo ora sostenere i paesi che sono stati devastati dalla guerra per anni. 
 Paesi in cui sistemi sanitari sono già al limite. Hanno bisogno di tempo per prepararsi al meglio che possono vista già la grave situazione, a ciò che potrebbe accadere. Fermare i combattimenti dare a loro questa opportunità. Il mondo ha bisogno di unirsi insieme nell'umanità in questo momento e ciò non è possibile nei luoghi in cui la guerra infuria" ha concluso Filippo Ungaro. 

Adista 4 aprile