La
guarigione di un epilettico: strumenti per interpretare un “racconto
di miracolo”
Un
caro saluto a tutti e a tutte.
Avvio
la conversazione di questa sera riguardo a un capitolo del Vangelo.
Nel Vangelo di Matteo al capitolo 17 si trova la guarigione di un
epilettico (mentre in altre edizioni della Bibbia viene intitolato la
guarigione di un indemoniato). Passo direttamente alla lettura del
testo: “ Si avvicinò a Gesù un uomo, che gettatosi in ginocchio,
gli disse: ”Signore, abbi pietà di mio figlio, egli è epilettico
e soffre molto, cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua. L'ho
già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo. E Gesù
rispose: “O generazione incredula e perversa fino a quando starò
con voi fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui. Gesù gli
parlò severamente e il demonio uscì da lui e da quel momento il
ragazzo fu guarito. Allora i discepoli accostatisi a Gesù in
disparte gli chiesero perché noi non abbiamo potuto scacciarlo ed
egli rispose per la vostra poca fede in verità vi dico se avrete
fede pari a un granellino di senape potrete dire a questo monte
spostati di qua e là ed esso si sposterà e niente vi sarà
impossibile”.
Ma
se voi prendete il capitolo nono del Vangelo di Marco, il racconto è
pieno di diavoli, di demoni che saltano da tutte le parti e scuotono
fino a renderlo cadaverico questo ragazzo.
E’
evidente che non ci troviamo di fronte ad una cronaca, ma ad un
racconto di miracolo che gli studiosi della Bibbia catalogano nel
genere letterario degli esorcismi. Se leggiamo il Vangelo di Marco,
ci rendiamo conto che questo richiamo ad ogni specie di diavoli,
demoni, nella cultura del tempo stava a designare una persona dalla
salute totalmente compromessa. Molte malattie venivano messe sul
conto del diavolo.
Tutte
le menomazioni invalidanti che creavano una vita asociale, una vita
emotivamente turbata, costantemente oscillante, venivano chiamate
vite “possedute dal diavolo”. Ai tempi di Gesù molte persone
marginali, in disaccordo con i codici sociali dell'epoca, erano
considerati come posseduti dal diavolo. Si parlava gli spiriti
maligni, spiriti impuri, sette spiriti. Il racconto letto nella
cultura di oggi ci parla quindi di una persona in stato di estrema
sofferenza. Oggi le scienze umane per fortuna ci hanno liberato dai
fantasmi demoniaci e ci hanno gradualmente condotti a dare un nome
alle patologie. Ci sono voluti secoli per abbandonare queste credenze
e guardare in faccia la persona con la sua storia, le sue ferite, le
sue malattie, i suoi percorsi di guarigione.
Dove
sta il nucleo del messaggio secondo i teologi e i biblisti più
seri?
Gesù,
con la sua profonda fiducia in Dio, nel suo impegno per il regno di
giustizia e di felicità al quale dedicava tutte le sue forze, non si
sottrae a nessun incontro, non si rassegna al male non abbandona
nessuno.
Non
c'è sulla terra, secondo Gesù, una persona che non meriti
attenzione, amore, guarigione, cura. Certo, il suo non è un delirio
di onnipotenza, ma è l'opposto dell' indifferenza e del giro la
faccia dall'altra parte. Anche Gesù non ha raggiunto con il suo
amore solidale se non pochissime persone tra l'immensa folla delle
persone malate dei villaggi che andavo attraversando. Ma Gesù era
certamente una persona che, ripiena del soffio vitale di Dio, dava
all'incontro con lui uno spessore travolgente. Le persone che lo
incontravano ne ricavavano benessere. fiducia per ripartire verso
un'esistenza più felice.
Non
lasciamoci trarre in inganno dalla magia del racconto, che soggiace
ad un genere letterario al quale accennavo prima, ma Gesù ha
scommesso sull’incontro con le persone e certamente da lui usciva
una forza sanante che invitava a riprendere vita, che aiutava a
cercare una vita nuova.
Per
la Bibbia tutti i profeti sono sempre descritti come taumaturghi,
operatori di salute. Noi stessi, pensando al nostro itinerario di
vita, abbiamo incontrato tanti funzionari del sacro ( li potevi
incontrare ma non ti trasmettevano nulla se non ripetizione, routine
e qualche volta noia), ma quando abbiamo incontrato delle persone
attraversate e pregnanti di spirito profetico, in noi si è accesa
una lampadina, abbiamo percepito la liberazione da qualche prigionia,
uno slancio verso la vita, verso la fede come se si aprisse nella
nostra esistenza un capitolo nuovo, addirittura un libro nuovo.
Ma
qui c'è ancora dell'altro: il versetto 17 “gente perversa”
eccetera è una invettiva di Gesù contro chi ha permesso che si
giungesse a tale punto di sofferenza e non ha fatto nulla per
affrontarla. Non è solo una vibrante esortazione ai discepoli a
crescere nella fede, ma è una vera denuncia indignata contro la
società individuata e qui espressa con il “termine questa
generazione”, cioè questo modo di vivere che non si occupa e
lascia che un ragazzo come quello citato nel racconto vada verso la
disperazione. “Come l'avete fatto giungere fin qua”? C'erano
infatti anche in Israele le istituzioni che dovevano in qualche modo
presiedere al benessere delle persone, ma Gesù alle spalle di
questa storia sofferta personale vede una società .
Si
potrebbero fare tante cose, se questa cosiddetta generazione lo
credesse davvero e non fosse perversa, cioè voltata totalmente verso
un altro orizzonte.
Gesù,
con il suo linguaggio profetico dice che si potrebbero spostare le
montagne. Sembra di sentire Isaia: “il deserto diventerà un
giardino, la terra arida una sorgente”.
Forse
noi non sposteremo le montagne ma potremmo cominciare a fare dei
passi verso una società diversa.
Vorrei
finire con una constatazione una indicazione. purtroppo c'è ancora
nella chiesa cattolica la credenza nel diavolo, nei demoni, negli
angeli decaduti. Se prendete il catechismo ufficiale della chiesa
cattolica, c'è da inorridire. Ci sono ancora esorcisti di
professione, con tanto di aspersorio e acqua benedetta che
annualmente si incontrano a Roma per studiare le strategie contro i
vari demoni. Se fosse solo ironia...., ma purtroppo è superstizione.
Impariamo
da Gesù, dal suo modo di fare ogni di ogni incontro un luogo, uno
spazio, un’esperienza di fiducia. Forse, dicevo non trasporteremo
delle montagne ma inizieremo ad affrontare insieme qualche collina,
forse faremo una telefonata ad una persona sola, una sorpresa, un'ora
di compagnia a chi non ha nessuno, forse asciugheremo qualche lacrima
e ci capiterà di piangere insieme per condividere un dolore, una
perdita, una disperazione.
Signore,
Dio che ami davvero la vita, aiutaci a guardare la realtà con le sue
mille sfaccettature. Aiutaci a vivere relazioni costruttive, sapendo
che il bene della felicità nostra e altrui si costruisce insieme a
piccoli passi, nelle piccole cose che in questi giorni di silenzio
possiamo costruire. Buona notte.
Franco
Barbero
(Trasposizione
dal vocalre di 15aprile a cura di franca Gonella e Fiorentina
Charrier)