lunedì 20 aprile 2020

LA GUARIGIONE DI UN EPILETTICO


La guarigione di un epilettico: strumenti per interpretare un “racconto di miracolo”

Un caro saluto a tutti e a tutte.
Avvio la conversazione di questa sera riguardo a un capitolo del Vangelo. Nel Vangelo di Matteo al capitolo 17 si trova la guarigione di un epilettico (mentre in altre edizioni della Bibbia viene intitolato la guarigione di un indemoniato). Passo direttamente alla lettura del testo: “ Si avvicinò a Gesù un uomo, che gettatosi in ginocchio, gli disse: ”Signore, abbi pietà di mio figlio, egli è epilettico e soffre molto, cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua. L'ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo. E Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa fino a quando starò con voi fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui. Gesù gli parlò severamente e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli accostatisi a Gesù in disparte gli chiesero perché noi non abbiamo potuto scacciarlo ed egli rispose per la vostra poca fede in verità vi dico se avrete fede pari a un granellino di senape potrete dire a questo monte spostati di qua e là ed esso si sposterà e niente vi sarà impossibile”.
Ma se voi prendete il capitolo nono del Vangelo di Marco, il racconto è pieno di diavoli, di demoni che saltano da tutte le parti e scuotono fino a renderlo cadaverico questo ragazzo.
E’ evidente che non ci troviamo di fronte ad una cronaca, ma ad un racconto di miracolo che gli studiosi della Bibbia catalogano nel genere letterario degli esorcismi. Se leggiamo il Vangelo di Marco, ci rendiamo conto che questo richiamo ad ogni specie di diavoli, demoni, nella cultura del tempo stava a designare una persona dalla salute totalmente compromessa. Molte malattie venivano messe sul conto del diavolo.
Tutte le menomazioni invalidanti che creavano una vita asociale, una vita emotivamente turbata, costantemente oscillante, venivano chiamate vite “possedute dal diavolo”. Ai tempi di Gesù molte persone marginali, in disaccordo con i codici sociali dell'epoca, erano considerati come posseduti dal diavolo. Si parlava gli spiriti maligni, spiriti impuri, sette spiriti. Il racconto letto nella cultura di oggi ci parla quindi di una persona in stato di estrema sofferenza. Oggi le scienze umane per fortuna ci hanno liberato dai fantasmi demoniaci e ci hanno gradualmente condotti a dare un nome alle patologie. Ci sono voluti secoli per abbandonare queste credenze e guardare in faccia la persona con la sua storia, le sue ferite, le sue malattie, i suoi percorsi di guarigione.
Dove sta il nucleo del messaggio secondo i teologi e i biblisti più seri?
Gesù, con la sua profonda fiducia in Dio, nel suo impegno per il regno di giustizia e di felicità al quale dedicava tutte le sue forze, non si sottrae a nessun incontro, non si rassegna al male non abbandona nessuno.
Non c'è sulla terra, secondo Gesù, una persona che non meriti attenzione, amore, guarigione, cura. Certo, il suo non è un delirio di onnipotenza, ma è l'opposto dell' indifferenza e del giro la faccia dall'altra parte. Anche Gesù non ha raggiunto con il suo amore solidale se non pochissime persone tra l'immensa folla delle persone malate dei villaggi che andavo attraversando. Ma Gesù era certamente una persona che, ripiena del soffio vitale di Dio, dava all'incontro con lui uno spessore travolgente. Le persone che lo incontravano ne ricavavano benessere. fiducia per ripartire verso un'esistenza più felice.
Non lasciamoci trarre in inganno dalla magia del racconto, che soggiace ad un genere letterario al quale accennavo prima, ma Gesù ha scommesso sull’incontro con le persone e certamente da lui usciva una forza sanante che invitava a riprendere vita, che aiutava a cercare una vita nuova.
Per la Bibbia tutti i profeti sono sempre descritti come taumaturghi, operatori di salute. Noi stessi, pensando al nostro itinerario di vita, abbiamo incontrato tanti funzionari del sacro ( li potevi incontrare ma non ti trasmettevano nulla se non ripetizione, routine e qualche volta noia), ma quando abbiamo incontrato delle persone attraversate e pregnanti di spirito profetico, in noi si è accesa una lampadina, abbiamo percepito la liberazione da qualche prigionia, uno slancio verso la vita, verso la fede come se si aprisse nella nostra esistenza un capitolo nuovo, addirittura un libro nuovo.
Ma qui c'è ancora dell'altro: il versetto 17 “gente perversa” eccetera è una invettiva di Gesù contro chi ha permesso che si giungesse a tale punto di sofferenza e non ha fatto nulla per affrontarla. Non è solo una vibrante esortazione ai discepoli a crescere nella fede, ma è una vera denuncia indignata contro la società individuata e qui espressa con il “termine questa generazione”, cioè questo modo di vivere che non si occupa e lascia che un ragazzo come quello citato nel racconto vada verso la disperazione. “Come l'avete fatto giungere fin qua”? C'erano infatti anche in Israele le istituzioni che dovevano in qualche modo presiedere al benessere delle persone, ma Gesù alle spalle di questa storia sofferta personale vede una società .
Si potrebbero fare tante cose, se questa cosiddetta generazione lo credesse davvero e non fosse perversa, cioè voltata totalmente verso un altro orizzonte.
Gesù, con il suo linguaggio profetico dice che si potrebbero spostare le montagne. Sembra di sentire Isaia: “il deserto diventerà un giardino, la terra arida una sorgente”.
Forse noi non sposteremo le montagne ma potremmo cominciare a fare dei passi verso una società diversa.
Vorrei finire con una constatazione una indicazione. purtroppo c'è ancora nella chiesa cattolica la credenza nel diavolo, nei demoni, negli angeli decaduti. Se prendete il catechismo ufficiale della chiesa cattolica, c'è da inorridire. Ci sono ancora esorcisti di professione, con tanto di aspersorio e acqua benedetta che annualmente si incontrano a Roma per studiare le strategie contro i vari demoni. Se fosse solo ironia...., ma purtroppo è superstizione.
Impariamo da Gesù, dal suo modo di fare ogni di ogni incontro un luogo, uno spazio, un’esperienza di fiducia. Forse, dicevo non trasporteremo delle montagne ma inizieremo ad affrontare insieme qualche collina, forse faremo una telefonata ad una persona sola, una sorpresa, un'ora di compagnia a chi non ha nessuno, forse asciugheremo qualche lacrima e ci capiterà di piangere insieme per condividere un dolore, una perdita, una disperazione.
Signore, Dio che ami davvero la vita, aiutaci a guardare la realtà con le sue mille sfaccettature. Aiutaci a vivere relazioni costruttive, sapendo che il bene della felicità nostra e altrui si costruisce insieme a piccoli passi, nelle piccole cose che in questi giorni di silenzio possiamo costruire. Buona notte.
Franco Barbero
(Trasposizione dal vocalre di 15aprile a cura di franca Gonella e Fiorentina Charrier)