MURI CHE PARLANO
Melograni e figli in valigia: i sogni dei migranti di Calais
DAR VOCE ai migranti, mettendone nero su bianco pensieri, sogni, paure. È il progetto della graphic designer Mathilda Della Torre, 23 anni, che ha lanciato Conversations from Calais, una serie di poster in cui sono trascritti i dialoghi con i migranti che dalla cittadina francese tentano di attraversare il canale della Manica per entrare nel Regno Unito. «Ho cominciato ad andare a Calais due anni fa» racconta al Venerdì. «Inizialmente le conversazioni raccolte erano quelle con me, poi si sono aggiunte anche quelle con i volontari».
Fin dal lancio, a ottobre, il progetto ha suscitato interesse per l'originalità comunicativa nel documentare la crisi dei migranti, tanto che i poster sono stati esposti al Refugee Solidarity Summit che si è svolto a gennaio a Londra. Di padre italiano e madre francese, Mathilda studia nella capitale britannica, città che ha scelto per la sua carriera di creativa impegnata nel sociale. Le testimonianze raccolte, che vengono molto condivise sui social network, sono o un contribuito prezioso che svela la vita dei migranti, sia nei loro Paesi di origine sia nel pericoloso viaggio verso 1'Europa. C'è chi racconta come in Siria, all'università, nessuno nomini la guerra civile ancora in corso, e chi rimpiange il cibo di casa, come il melograno in Iran e il curry in Pakistan; c'è chi si dice disposto a pagare duemila euro per far arrivare, chiusa dentro una valigia, la propria figlia nel Regno Unito, e chi descrive le torture subite per due anni in un Campo di detenzione in Libia.
Tutto scritto, perché anche le parole dei migranti di Calais rimangano.
Simona Verrazzo
(il Venerdì 3 aprile)
Melograni e figli in valigia: i sogni dei migranti di Calais
DAR VOCE ai migranti, mettendone nero su bianco pensieri, sogni, paure. È il progetto della graphic designer Mathilda Della Torre, 23 anni, che ha lanciato Conversations from Calais, una serie di poster in cui sono trascritti i dialoghi con i migranti che dalla cittadina francese tentano di attraversare il canale della Manica per entrare nel Regno Unito. «Ho cominciato ad andare a Calais due anni fa» racconta al Venerdì. «Inizialmente le conversazioni raccolte erano quelle con me, poi si sono aggiunte anche quelle con i volontari».
Fin dal lancio, a ottobre, il progetto ha suscitato interesse per l'originalità comunicativa nel documentare la crisi dei migranti, tanto che i poster sono stati esposti al Refugee Solidarity Summit che si è svolto a gennaio a Londra. Di padre italiano e madre francese, Mathilda studia nella capitale britannica, città che ha scelto per la sua carriera di creativa impegnata nel sociale. Le testimonianze raccolte, che vengono molto condivise sui social network, sono o un contribuito prezioso che svela la vita dei migranti, sia nei loro Paesi di origine sia nel pericoloso viaggio verso 1'Europa. C'è chi racconta come in Siria, all'università, nessuno nomini la guerra civile ancora in corso, e chi rimpiange il cibo di casa, come il melograno in Iran e il curry in Pakistan; c'è chi si dice disposto a pagare duemila euro per far arrivare, chiusa dentro una valigia, la propria figlia nel Regno Unito, e chi descrive le torture subite per due anni in un Campo di detenzione in Libia.
Tutto scritto, perché anche le parole dei migranti di Calais rimangano.
Simona Verrazzo
(il Venerdì 3 aprile)