DOMENICA
IN ALBIS 19-IV-2020
Nelle
letture della domenica in Albis l’incontro di Gesù con San Tommaso
(Giovanni 20) e due momenti delle prime comunità a Gerusalemme (Atti
2 e 4) (In
coda),
sono raccontati dai seguaci di Gesù quarant’anni dopo gli
avvenimenti. Le comunità dei credenti hanno vissuto e sperimentato
le promesse di Gesù. Le parole a Tomaso «Perché mi hai veduto, tu
hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
Oppure il
racconto delle prime comunità del I secolo dopo due mila anni cosa
significano?
Nel
1978 il parroco di Montebonello don Carlo Maleti, mentre toglieva una
crosta di intonaco nella chiesa romanica è spuntata la testa di San
Gioacchino.
La restauratrice Marta Galvani, si mise all’opera e in
un anno di spatola e pennello ‘scoprì’ uno splendido ciclo di
affreschi del 1400, con vita di Maria, 12 apostoli, Cristo
pantocratore, santi protettori ecc. E una gigantesca figura di San
Cristoforo (il
portatore di Cristo)
il santo che dopo aver trasportato un bambino al di là del fiume,
scopre che ha portato Gesù. I dipinti erano stati conservati e
sepolti da tre strati di calce al tempo della peste del 1630.
Anche
noi dobbiamo cercato il vero volto di Gesù non nelle sindoni e nelle
opere d’arte, ma attraverso un’operazione archeologica di
purificazione e spiritualità.
Vi racconto la mia opera di
restauratore alla ricerca del volto di Gesù cercando di togliere i
tre strati di calce che me lo avevano nascosto. Da un pò di tempo ho
smesso le vesti del maestro per diventare un narratore. Che ama
raccontare e ascoltare altre narrazioni. Ho attraversato nella mia
lunga vita diverse regioni e stratificazioni popolate da molti
maestri.
Il
primo strato era la casa della mia infanzia piena della fede di mia
madre, abitata da crocefissi, reliquie. Acque di Lourdes e Madonne
pellegrine, benedizioni papali di Pio XII; indulgenze plenarie, primi
9 venerdì e i primi 5 sabati del mese che garantivano la salvezza
eterna. Santini con anime purganti imploranti preghiere dei parenti
tra il fuoco in attesa di una messa a pagamento. E poi il catechismo
di Pio X una mini-summa teologica per il popolo. E il libro nero
delle “Massime Eterne” che terrorizzava con i ‘novissimi’:
morte, giudizio, inferno e paradiso. La paura di morire in peccato
mortale (il peccato impuro) per essere precipitati nel fuoco eterno
dell’Inferno.
A 11 anni sono entrato in un’altra casa, il
seminario che ha continuato in modo più strutturato la stessa
spiritualità ottocentesca. Consegnandomi al mondo appena diventato
prete con poteri super-naturali e un vademecum di benedizioni e
risposte adatte per tutte le persone e situazioni. Ma ecco apparire
il secondo strato nascosto. Lo studio l’abitudine alla riflessione
mi avevano fornito strumenti di navigazione, una specie di lenti da
microscopio e telescopio, una bussola che mi hanno dato la
possibilità di investigare, capire, riflettere, scegliere. Aiutato
dai miei studi universitari e la nuova teologia sbocciata dal
Concilio.
L’ultima
pellicola è stata strappata e sono entrato alla fine nella grande e
luminosa casa della libertà dove ho incontrato un Dio Padre
misericordioso e un Gesù che prima di diventare Dio era un uomo.
Quel gioioso Gesù risorto che avevano incontrato le donne la sera di
Pasqua, gli amici e Tommaso. Egli aveva rivelato il volto di Dio
padre e compassionevole. Predicava l’amore, la fratellanza e la
vicinanza a chi era sofferente. Il Padre aveva riconosciuto in questo
servo sofferente la sua voce e lo aveva strappato all’oblio della
morte. Questo enunciavano i suoi amici (donne e uomini) dopo che
superato il turbamento iniziale capirono.
Ciascuno
di noi ha un segreto, un cammino nascosto attraverso il quale
incontra il mistero. Oggi ho molte amiche e amici con i quali
condivido una visione di società di fratelli e un mondo nuovo.
Alcuni sono cristiani, altri sembrano alla ricerca, altri si
dichiarano non credenti. Ognuno tiene per sé il suo segreto. Pietro
in una sua lettera dice ai cristiani che se richiesti rendano conto
della loro fede. Cosa dico oggi al mio amico ateo, agnostico, non
credente, dubbioso, islamico, buddista, che mi rispetta ma non mi
chiede mai conto della mia fede ma temo che non capisca o addirittura
si domandi come mai un uomo istruito, impegnato, ‘intelligente’
si compatisca ancora a dirsi credente. ‘Beato te che hai la fede’
oppure ‘Ti voglio bene lo stesso e ti stimo anche se non capisco
come tu possa ancora credere a delle favole’. Sembra facile
dividere il credente dall’ateo dallo agnostico o il non credente
dall’uomo di fede. Ma non è così.
Provo
a rispondergli: anch’io come te ho fatto un cammino di
purificazione della mia religione. Fino al penultimo gradino.
Partendo spesso come te dalla stessa educazione cattolica. I preti,
il vaticano, la politica, i dogmi incomprensibili della verginità di
Maria, dell’infallibilità del papa ecc. I sacramenti con il loro
magismo ecc. E poi la scandalosa storia dei papi, vescovi e re che
hanno fatto del cristianesimo un instrumentum regni, tradendo le
parole di Gesù. E oggi gli scandali del Vaticano e delle pomposità
cardinalizie. Il mio cammino caro amico è stato simile al tuo nella
pars destruens, per togliere le sovrastrutture che nei secoli hanno
nascosto, deformato e cancellato. Come Marta la brava restauratrice
di Montebonello. Attento a non danneggiare o peggio cancellare mentre
si tolgono le incrostazioni i bellissimi volti Dio di Gesù e di
Maria. Cosa mi è dunque rimasto che posso raccontarti e condividere
con te che altre macerie hai dovuto sgomberare per rivedere la luce?
Non lo so. Certo i racconti che incontriamo nei vangeli spesso sono
trasmessi attraverso immagini e miti di quel tempo ad esempio nella
Genesi, l’Esodo e il roveto ardente…i racconti dell’infanzia di
Gesù, la rappresentazione della trasfigurazione, resurrezione,
pentecoste e ascensione. So che mi avventuro in un terreno minato e
non condiviso da molti. Certo la gerarchia fin dal IV secolo per
evitare sbandamenti ‘ereticali’ e ricerche troppo personali,
blindò il contenuto della fede attraverso la costruzione del credo
in cui venivano elencate le dodici verità da credere per essere
chiamati cristiani. Non metteva, in questo elenco, guarda caso, le
beatitudini o il comandamento dell’amore e la parabola del giudizio
finale. Ecco alla fine, se sgomberiamo le macerie rimane un velo
sottilissimo che ci divide attraverso il quale possiamo guardare
insieme oltre. Le donne e gli apostoli raccontavano i diversi modi
con i quali avevano in contrato il risorto. Tommaso lo trova nel
sangue di una ferita, Maddalena nel suo nome pronunciato da Gesù, i
viandanti di Emmaus nella condivisione di un pane a cena, i discepoli
dopo lunghe spiegazioni… Mi piacerebbe chiedervi quale sogno o
quale sentiero di spiritualità state seguendo. Caro amico il
sepolcro è vuoto anche per me e non so dove il risorto sia andato a
finire. Forse disperso tra gli uomini che soffrono in attesa di
re-surgere. Rialzarsi in piedi.
Posso
dire che io e forse noi abbiamo creduto perché abbiamo visto cioè
sperimentato la bontà, la vita e la salvazione che quelle parole
hanno significato per noi. Anche se rimane il largo stralcio di cielo
sconosciuto del mistero che affidiamo alla fede che vuol dire
speranza.
Il
mio più caro amico, Gianni, in terza liceo abbandonò il seminario.
Senza salutare nessuno. Lo incontrai al funerale di sua madre dopo 40
anni e al cimitero gli chiesi: “Senti Gianni dimmi come mai sei
uscito di seminario?”. E lui mi rispose “Veramente caro Beppe mi
chiedo come mai tu sei rimasto e sei diventato prete”.
Beppe
I
LETTURA ATTI 2, 42-47 “Erano assidui nell'ascoltare
l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione
del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e
prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti
coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni
cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne
faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni
giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a
casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando
Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo….Atti
4,32-37
“La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore
solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli
apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli
apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù
e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro
era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano,
portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo
deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a
ciascuno secondo il bisogno. Così Giuseppe, soprannominato
dagli apostoli Barnaba, che significa «figlio dell'esortazione», un
levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo
vendette e ne consegnò l'importo deponendolo ai piedi degli
apostoli”.
Salmo
117:
«Il suo amore è per sempre». - Dica la casa di Aronne: «Il suo
amore è per sempre». - Dicano quelli che temono il Signore: «Il
suo amore è per sempre». - RIT. Mi avevano spinto con forza per
farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto. - Mia forza e mio
canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo
e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto
prodezze. RIT. La pietra scartata dai costruttori è divenuta la
pietra d’angolo. - Questo è stato fatto dal Signore: una
meraviglia ai nostri occhi. - Questo è il giorno che ha fatto il
Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo! RIT.
Dal
Vangelo secondo Giovanni cap 20
La
sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le
porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto
questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al
vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il
Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e
disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i
peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non
saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non
era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli:
«Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo
nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno
dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con
loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e
disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito
e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e
non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio
Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu
hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non
sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti
perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché,
credendo, abbiate la vita nel suo nome.