"La nostra lotta infinita per salvare Betta plagiata dalla setta tradizionalista"
La storia dei genitori che hanno cercato di sottrarre la figlia ai tre sacerdoti sotto inchiesta
di FRANCESCO ANTONIOLI
La Repubblica 22 aprile 2020
Monachella
mi fecero andar. Non è l'ingenuo refrain di Gigliola Cinquetti degli
anni Sessanta. Non è " la domenica andando alla messa". È qualcosa di
più grave e complesso ciò che è accaduto, e forse continua ad accadere,
in terra subalpina: un intreccio di sofferenze e complici silenzi
curiali.
Ed è legato ai tre sacerdoti della diocesi di Torino - don
Salvatore Vitiello, don Damiano Cavallaro, don Luciano Tiso - da mesi in
un dossier all'attenzione della Procura dopo la denuncia di una giovane
che si è liberata dalla loro "prigionia psicologica ".
Plagio,
circonvenzione di incapace, metodi da setta o vocazioni vere di persone
adulte? Paola e Carlo ( nomi di fantasia) hanno lo sguardo scavato.
Giovani sposi nel 1984, lui è del 1964 ed è libero professionista, lei
del 1966 e casalinga. Vivono nell'hinterland, vicino a Ciriè. Hanno tre
figli: due ragazze, Federica nata nel 1985 e ora mamma di due bimbi,
Elisabetta del 1992 e Filippo del 1995. Una famiglia tranquilla;
frequentano oratorio e parrocchia, hanno una zia religiosa. "A fine
luglio 2014 Betta chiede di parlarci - raccontano -. Manda via il
fratello. Piangendo, emozionata, dice: "Desidero farmi suora". Le
chiediamo che cosa pensa il suo fidanzato... " Tutto ok", ci rassicura.
Allora l'abbracciamo e andiamo in cantina a prendere una buona
bottiglia...".
A
quell'epoca don Tiso è viceparroco a Ciriè, segue i giovani
dell'oratorio Magnetti. " Con lui c'era rapporto di cordialità", dicono
Paola e Carlo. Quando Elisabetta parla ai due fratelli, ripetendo le
identiche cose dette ai genitori, c'è una venatura nel pianto che la
madre avverte non essere di gioia. Si confidano con un amico sacerdote e
con lui vanno a parlare al vicario della diocesi don Valter Danna.
"Quasi ci liquida - aggiungono - : "Qui lo dico e qui lo nego, se volete
sapere qualcosa di quei preti assumete un investigatore privato...".
Rimaniamo esterrefatti. Ma pensiamo di essere genitori troppo
apprensivi".
Tutto
a posto? No. Paola e Carlo scoprono dalla figlia che ci sono altre
quattro ragazze della zona Ciriè in odor di monastero. E che don Tiso -
sempre con Vitiello e Cavallaro - non dice di quelle vocazioni al suo
parroco. Anzi, hanno intenzione di trasferirle tutte in una casa a
Chivasso. Rientrati dalle vacanze, Elisabetta se ne va di corsa.
"Rientra soltanto nel cuore della notte. Giorni dopo ci telefona la
mamma di una altra ragazza: voleva denunciare nostra figlia per "
tentato sequestro di persona" - s'infervorano - . Betta, su comando dei
tre sacerdoti, era andata a fare la posta sotto casa di una amica che
dalla Calabria stava rientrando con i genitori. Si stava ribellando ai
tre. È la stessa ragazza che poi ha presentato la denuncia... Nostra
figlia, sul telefonino, aveva un ordine secco: " Portatela via"".
Da
allora è un inferno. " La realtà ci appare cruda - spiegano Paola e
Carlo - grazie alla rete dei genitori di altre ragazze. Suggeriamo a
Betta di andare da un'amica psicologa, ma i tre la bloccano. Quando noi
abbiamo iniziato ad allarmarci, scopriamo che le era stato dato un altro
cellulare per comunicare con i sacerdoti. Poi se ne è andata... " . Ora
è groppo alla gola: " Ci chiama solo per dire che sta bene. È in un
convento della Liguria. Rientra a marzo del 2015, dice, per terminare
l'Università. È un va e vieni dal monastero, lei non ci pare felice. A
Carlo viene un infarto. Momenti terribili. E, in agosto, Elisabetta
ritorna: imbottita di psicofarmaci, finisce per due settimane alle
Molinette".
Intanto
Paola e Carlo cercano Nosiglia. Gli parlano: "All'inizio ci spiegò che
aveva redarguito quei sacerdoti - precisano - poi ci chiede
documentazione per avviare l'indagine canonica. Veniamo auditi.
L'arcivescovo va a trovare Betta alle Molinette: " Mi sembra libera e
pronta per la vocazione". Restiamo di stucco. Mesi dopo insistiamo per
incontrarlo e per sapere. Ci riceve, sostiene la bontà della vocazione
di nostra figlia. Ci allibisce: " Magari agiscono male, ma io ho bisogno
di preti". Una coltellata al cuore".
Paola
e Carlo iniziano a scrivere al Papa senza ricevere risposte. E per due
volte, tra fine 2018 e primavera 2019, vanno in procura: " Una
testimonianza dettagliata dei fatti all'ufficiale di polizia giudiziaria
" . Per Elisabetta, intanto, arrivano l'abito e il velo, non ancora i
voti definitivi. È una vera vocazione? "Già è qualcosa che in quel
monastero i tre sacerdoti non mettano più i piedi - concludono con un
filo di voce -. Non ce la siamo sentita di andare alla vestizione...
Qualche familiare sì. Un'altra lacerazione con nostra figlia, lo
sappiamo, ma desideriamo recuperare. L'importante? Che altri non debbano
vivere uno strazio così. Noi desideriamo solo che sia felice, come
tutti i genitori dei loro figli...".