Annessione, stavolta Abu Mazen fa sul serio(forse)
Il Manifesto
22.5.2020
L’Autorità
nazionale palestinese prova, con fatti concreti, di dissipare i dubbi
che ancora circondano la decisione annunciata martedì dal presidente Abu
Mazen di svincolare i palestinesi dagli accordi firmati con Israele e
di mettere fine alla cooperazione di intelligence con lo Stato ebraico.
Unità della sicurezza palestinese si sono ritirate ieri da Azzariyah,
Abu Dis, Biddu e Beit Iksa. Erano entrate nei quattro sobborghi di
Gerusalemme Est – “Zona B” a controllo misto secondo gli Accordi di Oslo
– di recente e su autorizzazione israeliana per far rispettare le
misure di contenimento del coronavirus.
Nulla di drammatico. Comunque il
passo indica che i palestinesi non accetteranno passivamente che larghe
porzioni di Cisgiordania siano annesse unilateralmente a Israele, come
ha promesso di fare il premier israeliano Benyamin Netanyahu. A ciò si
aggiungono la comunicazione anche alla Cia dell’interruzione del
coordinamento di sicurezza con Israele e il rifiuto degli aiuti inviati
dagli Emirati ai palestinesi a bordo di un aereo della Etihad atterrato
per la prima volta a Tel Aviv in coordinamento solo con Israele.
«Non
mi meraviglia lo scetticismo di molti, stavolta però credo che
l’annuncio fatto dal presidente contenga elementi di concretezza
maggiori rispetto a dichiarazioni simili fatte in passato» ci spiega
l’analista e docente dell’università di Bir Zeit, Ghassan Khatib. «L’Anp
non può rimanere inerte – aggiunge – Netanyahu si prepara a muovere un
passo di estrema gravità. L’annessione a Israele di porzioni di
Cisgiordania con l’approvazione di Donald Trump mette la leadership
palestinese in una condizione insostenibile. Pertanto, me lo auguro,
l’annuncio del presidente dovrà necessariamente avere riflessi sul
terreno».
Il nuovo
governo israeliano, nato appena qualche giorno fa, non ha risposto.
Ignora i palestinesi, evidentemente li ritiene irrilevanti nel quadro
delle valutazioni da fare per l’annessione. Netanyahu resta in silenzio.
I suoi nuovi alleati del partito Blu Bianco, il ministro della difesa
Benny Gantz e il ministro degli esteri Gabi Askanazi, hanno soltanto
cercato di placare le forti preoccupazioni della Giordania e di
accorciare la distanza con l’Ue che non esclude (ma è una ipotesi
remota) sanzioni contro Israele. Ai palestinesi non si sono rivolti in
alcun modo.
Qualche
reazione è arrivata dall’esercito e dai servizi di intelligence
israeliani. Un ufficiale delle forze di sicurezza ha avvertito che la
decisione palestinese comporterà incursioni più frequenti dell’esercito
in Cisgiordania «per catturare ricercati» e un impiego maggiore di
reparti israeliani. Il ruolo del servizio di intelligence dell’Anp,
guidata da Majd Faraj che vanta ottimi rapporti con la Cia e i servizi
segreti europei, giordani ed egiziani, è stato fondamentale sin dalla
firma di Oslo (1994) per tenere sotto controllo (spesso in cella)
oppositori di ogni orientamento politico e i militanti del movimento
islamico Hamas. La popolazione, e la base di Fatah, il partito di Abu
Mazen, hanno chiesto con forza la fine del coordinamento di sicurezza
con Israele considerato una forma di collaborazione attiva con
l’occupazione militare.
«Gli
effetti delle decisioni annunciate a inizio settimana andranno valutati
più avanti» afferma Ghassan Khatib «Israele è in grado di esercitare
una pressione enorme sull’Anp, usando ad esempio blocco del
trasferimento dei fondi palestinesi derivanti da dazi e tasse (una delle
entrate principali per il governo dell’Anp, ndr). La capacità e la
volontà di resistere alle pressioni sarà fondamentale».