martedì 5 maggio 2020

ANDANDO PER ASINE


ANDANDO PER ASINE
Proseguendo la nostra riflessione sui sentieri verso la liberazione, questa sera vorrei riflettere su qualche aspetto particolare.
La desolazione, il deserto, le contraddizioni, ci dice la Bibbia ebraica, sono pane quotidiano in chi cerca nuovi sentieri di vita.
Lo vediamo ogni giorno: liberare e liberarsi è un'impresa. Chi davvero apre il cuore al cammino di un’esistenza fatta di impegno per un mondo diverso, nel quotidiano trova delle grandi montagne da scalare, ma lo stesso quotidiano ci fa incontrare insperate sorprese, le meraviglie e la capacità di meravigliarsi. Partendo dai testi che stavamo commentando in queste settimane, il racconto dell’esodo al capitolo 15 versetto 17 dice che nel pieno del cammino del deserto arrivarono a Elim e trovarono a loro insaputa dodici sorgenti zampillanti d'acqua e settanta palme.
Fu una sorpresa anche quando giunsero a Mara. Quelle acque diventarono acque dolci .e come non pensare nel cammino sempre Nei libri della Bibbia ebraica Abramo che ha un figlio a 100 anni e Sara ha 70 anni. Agar, abbandonata nel deserto, vede ad un certo punto solo la morte. In realtà, aprendo gli occhi c'era vicino un pozzo che non vedeva. Imparare a vedere le meraviglie anche nei giorni della pianura, del quotidiano o nei luoghi del più desolante deserto, è un'arte interiore che si impara nella pratica della vita quotidiana. Voglio riprendere sempre dalla Bibbia un racconto che vi sembrerà strano.
In uno dei miei libri l’ho titolato “Andando per asine”.
Un uomo di Beniamino, dice il libro di Samuele, aveva un figlio chiamato Saul. Ora le asine di Chiss si smarrirono e Chiss ordinò al figlio Saul di andare subito in cerca delle asine.
Saul passò al paese di Salisa ma delle asine non c'era traccia.
Mentre vanno in cerca delle asine incontrano chi? Incontrano il profeta Samuele. Saul parte per cercare le asine del padre e invece durante il viaggio egli riceve dall' incontro col profeta l'unzione regale.
La Bibbia è piena di racconti sorprendenti. Qui tutto nasce si svolge in uno scenario pastorale molto consueto: Dio ci viene incontro, ecco il messaggio, nella piccola trama del quotidiano, dentro le vicende più profane e più irrilevanti che si possano immaginare. Saul pensa di andare per asine e in quel viaggio avviene l’incontro che cambierà la sua vita. Egli sperava semplicemente di poter trovare le asine di suo padre, invece trovò chi gli fece conoscere la volontà di Dio.
Samuele lo rassicurò, “quanto alle asine sono sono già tornate, tu occupati della ricerca della volontà di Dio”.
Può essere successo e può ancora accadere a ciascuno di noi tante volte, proprio mentre andavamo per asine, cioè immersi nelle nostre faccende quotidiane Dio ci ha fatto incontrare qualche Samuele, ci ha fatto scoprire orizzonti nuovi di vita.
Spesso Dio ci viene incontro dentro le trame più banali del nostro esistere. Beati noi se sappiamo andare oltre la preoccupazione delle asine, se sappiamo leggere e ascoltare la voce che ci chiama, che ci invita. L'importante è camminare, cercare, essere in viaggio, avere gli occhi aperti. Dio spesso non sceglie proprio il Monte Sinai o il Tabor per manifestarci la sua volontà, per darci segnali del suo amore.
Se compiamo con impegno i nostri compiti umani quotidiani, se assumiamo con serietà le nostre responsabilità, lì Dio può venirci incontro e può succedere, come dice in metafora l'autore della lettera agli ebrei, che accogliendo un qualunque viandante noi senza saperlo ospitiamo degli angeli cioè dei portatori di una notizia di vita.
Saul proprio nella diligente ricerca delle asine ebbe il grande dono inaspettato, Il quotidiano, vorrei dire usando il linguaggio biblico, è terra santa. Noi spesso non ci accorgiamo, crediamo che il nostro quotidiano sia una cosa da nulla ma vorrei soprattutto dirvi, ecco il secondo pensiero. C'è un grande maestro in Israele, per noi cristiani fondamentale, nell’avere scoperto l'arte della meraviglia. Non c'era nessuno più realista di Gesù al mondo. Vedeva la sofferenza, era vicino a chi era nell’emarginazione, nella miseria.
Dedicò la sua vita interamente alla compagnia degli ultimi e delle ultime, ma qual è il grande pregio di questo profeta maestro di Israele che continua a ispirare i nostri cuori e i cuori di milioni di donne di uomini nel mondo? Sentite questo racconto così bello dal Vangelo di Luca. Gesù ha accompagnato per un po' di tempo i discepoli, poi un giorno ha una bella idea: “ora andate un po’ voi a fare le cose che avete fatto con me, che vi ho insegnato e... Stupiti i discepoli e le discepole accolgono però l'invito, partono per un viaggio.
Sovente al capitolo 10 si parla dell' invio in missione.
Vanno tentano di fare qualche cosa. (In Luca 10) li vede partire e passano alcune ore e poi ecco ritornano e raccontano quel poco che hanno fatto e Gesù, usando il linguaggio tipico della Bibbia ebraica, si rallegra: “Vedevo satana cadere dal cielo come una folgore” Satana che cade era un'immagine ebraica per dire il trionfo del bene. Rallegratevi, rallegratevi non tanto per averne onore per dire ma perché avete davvero accolto la volontà di Dio nel vostro cuore, avete fatto ciò che avete potuto.
Ma Luca non si ferma lì, ad un certo punto in un secondo passaggio dello stesso capitolo, in quella stessa ora, Gesù esultò di gioia nello spirito e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così tu hai deciso nel tuo amore”.
Gesù si meraviglia e soprattutto manifesta questa sua meraviglia perché ha visto questi discepoli che si sono coinvolti, non hanno davvero fatto miracoli, hanno però accettato un invito ad accompagnare, a schierarsi dalla parte dei più deboli.
Il Vangelo ci riporta altri tipici esempi di questa capacità di Gesù di meravigliarsi. Voi ricordate l’incontro con la donna Sirofenicia, col centurione?....” non ho mai visto tanta fede, dice Gesù, in Israele”. “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”. Gesù non era davanti a chissà quali profeti, quali saggi, ma persone normali.
Gesù è un maestro che sa veramente valorizzare, sa vedere, sa far crescere. Gesù non si lancia in elogi di maniera, è un maestro e un educatore esigente. Altre volte dirà “come mai non vedete i segni che Dio fa in questo tempo”. Ma lui guarda a partire dal suo cuore e il suo cuore crea occhi nuovi, vede meraviglie là dove noi saremmo andati forse oltre senza accorgerci, avremmo letto tutto come banalità e normalità.
Gesù dà attenzione alle persone,, vede la loro intimità, fa notare i piccoli passi, si meraviglia, davanti a certi comportamenti è sorpreso, manifesta con gioia la sua meraviglia, condivide la sua meraviglia, la esprime, la traduce in preghiera.
Dice addirittura “beati voi”.
Impariamo dalle Scritture, dalla vita di Gesù, impariamo a valorizzare le persone, le relazioni per quelle piccole cose che noi e altri facciamo.
Impariamo a valorizzare a mettere al primo posto il bene, la luce, l'impegno. Guardiamo le persone con cui relazioniamo sempre dalla parte della luce, vedendo i loro passi, le loro difficoltà, i loro sforzi, i loro sorrisi, le loro battaglie.
Come sarebbe bello per crescere.
Abbiamo bisogno di accompagnarci nella fiducia perché senza il sole di primavera nemmeno i fiori più belli fioriscono. Impariamo da Gesù.
Impariamo a vedere il libro dei nostri giorni popolato di piccole cose, ma guardiamolo con gli occhi delle meraviglie e ad ogni persona con cui stiamo in relazione diamo il senso della stima, della fiducia, della valorizzazione.
Se siamo educatori, genitori, infondiamo questo sguardo di amore caldo che fa crescere. Ci sono troppi sguardi che gelano, ci devono essere tanti più sorrisi e tante più parole che invece aprono alla vita e alla fiducia.
Buona serata a tutti e a tutte. Ciao
Franco Barbero
(Trasposizione del vocale del 2 maggio 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina Charrier)