ANDANDO
PER ASINE
Proseguendo
la nostra riflessione sui sentieri verso la liberazione, questa sera
vorrei riflettere su qualche aspetto particolare.
La
desolazione, il deserto, le contraddizioni, ci dice la Bibbia
ebraica, sono pane quotidiano in chi cerca nuovi sentieri di vita.
Lo
vediamo ogni giorno: liberare e liberarsi è un'impresa. Chi
davvero apre il cuore al cammino di un’esistenza fatta di impegno
per un mondo diverso, nel quotidiano trova delle grandi montagne da
scalare, ma lo stesso quotidiano ci fa incontrare insperate sorprese,
le meraviglie e la capacità di meravigliarsi. Partendo dai testi
che stavamo commentando in queste settimane, il racconto dell’esodo
al capitolo 15 versetto 17 dice che nel pieno del cammino del deserto
arrivarono a Elim e trovarono a loro insaputa dodici sorgenti
zampillanti d'acqua e settanta palme.
Fu
una sorpresa anche quando giunsero a Mara. Quelle acque diventarono
acque dolci .e come non pensare nel cammino sempre Nei libri della
Bibbia ebraica Abramo che ha un figlio a 100 anni e Sara ha 70
anni. Agar, abbandonata nel deserto, vede ad un certo punto solo la
morte. In realtà, aprendo gli occhi c'era vicino un pozzo che non
vedeva. Imparare a vedere le meraviglie anche nei giorni della
pianura, del quotidiano o nei luoghi del più desolante deserto, è
un'arte interiore che si impara nella pratica della vita quotidiana.
Voglio riprendere sempre dalla Bibbia un racconto che vi sembrerà
strano.
In
uno dei miei libri l’ho titolato “Andando per asine”.
Un
uomo di Beniamino, dice il libro di Samuele, aveva un figlio
chiamato Saul. Ora le asine di Chiss si smarrirono e Chiss ordinò
al figlio Saul di andare subito in cerca delle asine.
Saul
passò al paese di Salisa ma delle asine non c'era traccia.
Mentre
vanno in cerca delle asine incontrano chi? Incontrano il profeta
Samuele. Saul parte per cercare le asine del padre e invece durante
il viaggio egli riceve dall' incontro col profeta l'unzione regale.
La
Bibbia è piena di racconti sorprendenti. Qui tutto nasce si svolge
in uno scenario pastorale molto consueto: Dio ci viene incontro, ecco
il messaggio, nella piccola trama del quotidiano, dentro le vicende
più profane e più irrilevanti che si possano immaginare. Saul pensa
di andare per asine e in quel viaggio avviene l’incontro che
cambierà la sua vita. Egli sperava semplicemente di poter trovare
le asine di suo padre, invece trovò chi gli fece conoscere la
volontà di Dio.
Samuele
lo rassicurò, “quanto alle asine sono sono già tornate, tu
occupati della ricerca della volontà di Dio”.
Può
essere successo e può ancora accadere a ciascuno di noi tante volte,
proprio mentre andavamo per asine, cioè immersi nelle nostre
faccende quotidiane Dio ci ha fatto incontrare qualche Samuele, ci ha
fatto scoprire orizzonti nuovi di vita.
Spesso
Dio ci viene incontro dentro le trame più banali del nostro
esistere. Beati noi se sappiamo andare oltre la preoccupazione delle
asine, se sappiamo leggere e ascoltare la voce che ci chiama, che
ci invita. L'importante è camminare, cercare, essere in viaggio,
avere gli occhi aperti. Dio spesso non sceglie proprio il Monte Sinai
o il Tabor per manifestarci la sua volontà, per darci segnali del
suo amore.
Se
compiamo con impegno i nostri compiti umani quotidiani, se assumiamo
con serietà le nostre responsabilità, lì Dio può venirci incontro
e può succedere, come dice in metafora l'autore della lettera agli
ebrei, che accogliendo un qualunque viandante noi senza saperlo
ospitiamo degli angeli cioè dei portatori di una notizia di vita.
Saul
proprio nella diligente ricerca delle asine ebbe il grande dono
inaspettato, Il quotidiano, vorrei dire usando il linguaggio
biblico, è terra santa. Noi spesso non ci accorgiamo, crediamo che
il nostro quotidiano sia una cosa da nulla ma vorrei soprattutto
dirvi, ecco il secondo pensiero. C'è un grande maestro in Israele,
per noi cristiani fondamentale, nell’avere scoperto l'arte della
meraviglia. Non c'era nessuno più realista di Gesù al mondo. Vedeva
la sofferenza, era vicino a chi era nell’emarginazione, nella
miseria.
Dedicò
la sua vita interamente alla compagnia degli ultimi e delle ultime,
ma qual è il grande pregio di questo profeta maestro di Israele che
continua a ispirare i nostri cuori e i cuori di milioni di donne di
uomini nel mondo? Sentite questo racconto così bello dal Vangelo di
Luca. Gesù ha accompagnato per un po' di tempo i discepoli, poi un
giorno ha una bella idea: “ora andate un po’ voi a fare le cose
che avete fatto con me, che vi ho insegnato e... Stupiti i discepoli
e le discepole accolgono però l'invito, partono per un viaggio.
Sovente
al capitolo 10 si parla dell' invio in missione.
Vanno
tentano di fare qualche cosa. (In Luca 10) li vede partire e passano
alcune ore e poi ecco ritornano e raccontano quel poco che hanno
fatto e Gesù, usando il linguaggio tipico della Bibbia ebraica, si
rallegra: “Vedevo satana cadere dal cielo come una folgore”
Satana che cade era un'immagine ebraica per dire il trionfo del bene.
Rallegratevi, rallegratevi non tanto per averne onore per dire ma
perché avete davvero accolto la volontà di Dio nel vostro cuore,
avete fatto ciò che avete potuto.
Ma
Luca non si ferma lì, ad un certo punto in un secondo passaggio
dello stesso capitolo, in quella stessa ora, Gesù esultò di gioia
nello spirito e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e
della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti
e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così tu hai
deciso nel tuo amore”.
Gesù
si meraviglia e soprattutto manifesta questa sua meraviglia perché
ha visto questi discepoli che si sono coinvolti, non hanno davvero
fatto miracoli, hanno però accettato un invito ad accompagnare, a
schierarsi dalla parte dei più deboli.
Il
Vangelo ci riporta altri tipici esempi di questa capacità di Gesù
di meravigliarsi. Voi ricordate l’incontro con la donna
Sirofenicia, col centurione?....” non ho mai visto tanta fede,
dice Gesù, in Israele”. “Beati gli occhi che vedono ciò che
voi vedete”. Gesù non era davanti a chissà quali profeti, quali
saggi, ma persone normali.
Gesù
è un maestro che sa veramente valorizzare, sa vedere, sa far
crescere. Gesù non si lancia in elogi di maniera, è un maestro e
un educatore esigente. Altre volte dirà “come mai non vedete i
segni che Dio fa in questo tempo”. Ma lui guarda a partire dal suo
cuore e il suo cuore crea occhi nuovi, vede meraviglie là dove noi
saremmo andati forse oltre senza accorgerci, avremmo letto tutto
come banalità e normalità.
Gesù
dà attenzione alle persone,, vede la loro intimità, fa notare i
piccoli passi, si meraviglia, davanti a certi comportamenti è
sorpreso, manifesta con gioia la sua meraviglia, condivide la sua
meraviglia, la esprime, la traduce in preghiera.
Dice
addirittura “beati voi”.
Impariamo
dalle Scritture, dalla vita di Gesù, impariamo a valorizzare le
persone, le relazioni per quelle piccole cose che noi e altri
facciamo.
Impariamo
a valorizzare a mettere al primo posto il bene, la luce, l'impegno.
Guardiamo le persone con cui relazioniamo sempre dalla parte della
luce, vedendo i loro passi, le loro difficoltà, i loro sforzi, i
loro sorrisi, le loro battaglie.
Come
sarebbe bello per crescere.
Abbiamo
bisogno di accompagnarci nella fiducia perché senza il sole di
primavera nemmeno i fiori più belli fioriscono. Impariamo da Gesù.
Impariamo
a vedere il libro dei nostri giorni popolato di piccole cose, ma
guardiamolo con gli occhi delle meraviglie e ad ogni persona con cui
stiamo in relazione diamo il senso della stima, della fiducia, della
valorizzazione.
Se
siamo educatori, genitori, infondiamo questo sguardo di amore caldo
che fa crescere. Ci sono troppi sguardi che gelano, ci devono essere
tanti più sorrisi e tante più parole che invece aprono alla vita e
alla fiducia.
Franco
Barbero
(Trasposizione
del vocale del 2 maggio 2020 a cura di Franca Gonella e Fiorentina
Charrier)