Carceri ancora sovraffollate
Giustizia. Presentato il sedicesimo rapporto dell'associazione Antigone sulle condizioni di detenzione. Al tempo del coronavirus
Il manifesto
23.05.2020
Il
carcere al tempo del coronavirus. È il titolo del sedicesimo rapporto
di Antigone sulle condizioni di detenzione presentato ieri e disponibile
sul sito dell’associazione. Si parte come sempre dai numeri: a fine
febbraio i detenuti in Italia erano 61.230 a fronte di una capienza
regolamentare di 50.931 posti. Il tasso di sovraffollamento era del
130,4%. Dopo due mesi e mezzo, il periodo di maggiore impatto della
pandemia, al 15 maggio scorso in carcere risultavano 52.679 persone. Il
tasso di affollamento resta quindi sopra al cento per cento, fermandosi
al 112,2%. A dispetto di tante polemiche sui presunti provvedimenti
«svuotacarcere».
Il
sovraffollamento non è omogeneo, ci sono carceri assai sopra la media
anche in regioni ad alto rischio Covid: 161,4% il tasso di Como, 156,8%
quello di Pordenone. Mentre 25 delle 98 carceri visitate da Antigone non
rispettavano il criterio minimo di 3 mq di spazio per ogni detenuto. A
Poggioreale, Pozzuoli e Bolzano sono state trovate celle con 12 persone.
Altri dati confermano che un terzo dei detenuti in Italia è in carcere
per aver violato la legge sulle droghe. Falso lo stereotipo delle porte
girevoli: in Italia le pene sono assai più alte rispetto alla media
europea. Così come la percentuale di detenuti in attesa di giudizio.
Quanto
all’impatto del coronavirus sul carcere, i primi casi si sono
registrati a metà marzo e adesso si contano 119 contagiati tra i
detenuti e 162 tra il personale. Al termine del rapporto, Antigone
avanza dieci proposte. Tra le qual: ridurre il numero dei reati
punibili, superare una visione carcerocentrica della pena, cambiare la
legge sulle droghe, consentire i collegamenti a distanza
detenuti-famiglie, assumere 300 direttori di carcere.