"È il tempo della rinascita"
Da una intervista di Paolo Rodari al cardinal Gianfranco Ravasi
Cosa ancora non va?
«Ci sono tre grandi sofferenze oggi: la corruzione che si vede anche nel fatto che in questi giorni alcuni benestanti hanno chiesto comunque 600 euro al governo. Voglio dirlo: questo è peccato. Poi peccato grave resta l'evasione fiscale. Paolo nella Lettera ai romani chiede di pagare le tasse a Cesare che, è giusto ricordarlo, a quel tempo era Nerone. Infine c'è la sofferenza data dalle diseguaglianze sociali che emergono sempre più. Forse la crisi della politica si risolverebbe permettendo alle donne di accedere ai posti di potere. Le donne hanno generato. Prima di uccidere, di distruggere, ci pensano due volte. Hanno caratteristiche che noi uomini non abbiamo».
Accanto alla politica cosa serve?
«È importane che ritorni la religione, il ruolo della religione nella società. C'è il Papa a cui guardare che fa vedere la vulnerabilità e chiede sguardi alti, che trascendono. E chiede la morte dei fondamentalismi e degli egoismi. E poi la cultura, che è muta. Pensi che faccio fatica a trovare per il Cortile dei gentili voci di atei che abbiano una visione alternativa e che non sia legata alla malattia della superficialità. Almeno fino all'avvento del coronavirus era tutto grigio, vivevamo come nella nebbia. Un tempo non era così. Nell''800 avevamo il pessimismo di Leopardi insieme a Dostoevskij che entrava nelle profondità del male elevandosi poi verso il bene. E Manzoni. E ancora la grande poesia. Nel '900 c'erano Ungaretti, Mario Luzi, Turoldo, Montale con la sua nostalgia del credere, eguagliata in un certo senso da una frase di Garcia Márquez quando disse: "Sfortunatamente Dio non ha nessuno spazio nella mia vita, ma spero, se esiste, di avere io spazio nella sua"».
Se dovesse suggerire come iniziare queste giornate cosa direbbe?
«Proverei a iniziarle con la Bibbia: lo sa che per esattamente 365 volte ricorre l'espressione "non temere"?
Per un anno si potrebbe ogni mattina fare propria una di queste espressioni, come una sorta di "buon giorno" da parte di Dio».
(la Repubblica 19 aprile)
Da una intervista di Paolo Rodari al cardinal Gianfranco Ravasi
Cosa ancora non va?
«Ci sono tre grandi sofferenze oggi: la corruzione che si vede anche nel fatto che in questi giorni alcuni benestanti hanno chiesto comunque 600 euro al governo. Voglio dirlo: questo è peccato. Poi peccato grave resta l'evasione fiscale. Paolo nella Lettera ai romani chiede di pagare le tasse a Cesare che, è giusto ricordarlo, a quel tempo era Nerone. Infine c'è la sofferenza data dalle diseguaglianze sociali che emergono sempre più. Forse la crisi della politica si risolverebbe permettendo alle donne di accedere ai posti di potere. Le donne hanno generato. Prima di uccidere, di distruggere, ci pensano due volte. Hanno caratteristiche che noi uomini non abbiamo».
Accanto alla politica cosa serve?
«È importane che ritorni la religione, il ruolo della religione nella società. C'è il Papa a cui guardare che fa vedere la vulnerabilità e chiede sguardi alti, che trascendono. E chiede la morte dei fondamentalismi e degli egoismi. E poi la cultura, che è muta. Pensi che faccio fatica a trovare per il Cortile dei gentili voci di atei che abbiano una visione alternativa e che non sia legata alla malattia della superficialità. Almeno fino all'avvento del coronavirus era tutto grigio, vivevamo come nella nebbia. Un tempo non era così. Nell''800 avevamo il pessimismo di Leopardi insieme a Dostoevskij che entrava nelle profondità del male elevandosi poi verso il bene. E Manzoni. E ancora la grande poesia. Nel '900 c'erano Ungaretti, Mario Luzi, Turoldo, Montale con la sua nostalgia del credere, eguagliata in un certo senso da una frase di Garcia Márquez quando disse: "Sfortunatamente Dio non ha nessuno spazio nella mia vita, ma spero, se esiste, di avere io spazio nella sua"».
Se dovesse suggerire come iniziare queste giornate cosa direbbe?
«Proverei a iniziarle con la Bibbia: lo sa che per esattamente 365 volte ricorre l'espressione "non temere"?
Per un anno si potrebbe ogni mattina fare propria una di queste espressioni, come una sorta di "buon giorno" da parte di Dio».
(la Repubblica 19 aprile)