Arriva
da Venaria la squadra che restaura il Santo Sepolcro
Il
Centro di conservazione e restauro di Venaria si sposta con uno staff
di 30 persone a Gerusalemme per recuperare la pavimentazione della
Basilica del Santo Sepolcro e verificare la stabilità dell'Edicola
di Cristo, il luogo della sua sepoltura. Un incarico di grande
prestigio, affidato direttamente dalla Custodia di Terra Santa al
Centro e al presidente Stefano Trucco, a sua volta architetto
specializzato in restauro di monumenti e coordinatore dei lavori. Nel
progetto sono coinvolti il Patriarcato greco-ortodosso, la Chiesa
latina e il Patriarcato armeno, coinquilini in tre diversi conventi
che hanno sede sotto le volte della basilica. I restauratori potranno
lavorare solo dalle 21 alle 24, le uniche ore in cui tra quelle mura
non si celebrano funzioni e i pellegrini non possono entrare. I
lavori dureranno un anno e partiranno dopo la conclusione della
progettazione esecutiva, ora interrotta dall'emergenza sanitaria:
anche la basilica di Gerusalemme ha chiuso i battenti. Solo dopo la
consegna del piano dei lavori se ne conoscerà l'importo. E' questo
il fiore all'occhiello dell'attività del Centro negli anni
2016-2019, presentata ieri in modo virtuale in occasione della fine
del mandato del segretario generale Elisa Rosso, il cui successore
sarà individuato con un bando appena lanciato.
Nel
quadriennio è cresciuto in modo esponenziale il numero delle opere
ospitate nei laboratori (erano 248 nel 2016, 2897 nel 2019), mentre
lo scorso anno, chiuso con un bilancio di 4 milioni, si sono contati
38 cantieri, 93 collaborazioni in Italia e all'estero, quasi 20mila
analisi scientifiche. Tra le operazioni più nobili, il restauro di
un arazzo realizzato su cartone di Raffaello, che sarà esposto nella
Reggia di Venaria, e l'adesione al progetto "Conserving canvas"
promosso e finanziato dalla Getty Foundation di Los Angeles, rivolto
a interventi complessi che riguardano dipinti su tela.
Ma
è soprattutto su Gerusalemme che si concentra ora l'attenzione: «La
vicenda è iniziata nel maggio 2013 con una missione in Terra Santa
promossa dall'Ufficio cooperazione internazionale del Comune. Sono
seguite visite annuali dal 2015 al 2019, in cui si è creato un
rapporto di fiducia con i francescani, e con l'attuale Custode di
Terra Santa, frate Francesco Patton - racconta l'architetto Trucco. -
Da lì è nato l'incarico, affidatoci con l'accordo dei tre enti
coinvolti».
Con il Centro, rappresentato oltre che dal presidente,
dalla direttrice dei laboratori di restauro Michela Cardinali e dalla
coordinatrice di quelli scientifici Paola Croveri, sono coinvolti il
Politecnico di Torino, con il professore emerito Michele
Jamiolkowski, e IG Ingegneria Geotecnica, società torinese che si
occuperà con la direzione di Cristiana Pepe della messa in sicurezza
della Santa Edicola. Nel team interdisciplinare anche l'Università
della Sapienza, cui spettano gli scavi archeologici, il Politecnico
di Milano e, tra gli altri, i Cnr di Napoli, Firenze e Lecce. «Il
nostro intervento sul pavimento rappresenta il connettivo tra le tre
proprietà della basilica, per questo era importante avere l'accordo
di tutti - continua Trucco. -Lavoreremo su una superficie
particolare, una sorta di patchwork con pietre che risalgono ancora
all'era di Costantino, marmi di diversi colori aggiunti in epoche
successive e inserti di cemento.
Oltre
a restaurare le parti esistenti, dovremo riempire gli spazi vuoti,
integrare le parti mancanti e sostituire quelle meno consone. Per
questo ci hanno portato a visitare le cave dove troveremo i materiali
che ci potranno servire». Non resta che aspettare la fine del
lockdown per completare il progetto e programmare i viaggi, in cui i
responsabili del Centro si alterneranno per coordinare i lavori,
rivolgendosi anche alla manodopera del posto.
Marina
Paglieri, la Repubblica 23 aprile