mercoledì 6 maggio 2020

IL RESTAURO DEL SANTO SEPOLCRO


Arriva da Venaria la squadra che restaura il Santo Sepolcro
Il Centro di conservazione e restauro di Venaria si sposta con uno staff di 30 persone a Gerusalemme per recuperare la pavimentazione della Basilica del Santo Sepolcro e verificare la stabilità dell'Edicola di Cristo, il luogo della sua sepoltura. Un incarico di grande prestigio, affidato direttamente dalla Custodia di Terra Santa al Centro e al presidente Stefano Trucco, a sua volta architetto specializzato in restauro di monumenti e coordinatore dei lavori. Nel progetto sono coinvolti il Patriarcato greco-ortodosso, la Chiesa latina e il Patriarcato armeno, coinquilini in tre diversi conventi che hanno sede sotto le volte della basilica. I restauratori potranno lavorare solo dalle 21 alle 24, le uniche ore in cui tra quelle mura non si celebrano funzioni e i pellegrini non possono entrare. I lavori dureranno un anno e partiranno dopo la conclusione della progettazione esecutiva, ora interrotta dall'emergenza sanitaria: anche la basilica di Gerusalemme ha chiuso i battenti. Solo dopo la consegna del piano dei lavori se ne conoscerà l'importo. E' questo il fiore all'occhiello dell'attività del Centro negli anni 2016-2019, presentata ieri in modo virtuale in occasione della fine del mandato del segretario generale Elisa Rosso, il cui successore sarà individuato con un bando appena lanciato.
Nel quadriennio è cresciuto in modo esponenziale il numero delle opere ospitate nei laboratori (erano 248 nel 2016, 2897 nel 2019), mentre lo scorso anno, chiuso con un bilancio di 4 milioni, si sono contati 38 cantieri, 93 collaborazioni in Italia e all'estero, quasi 20mila analisi scientifiche. Tra le operazioni più nobili, il restauro di un arazzo realizzato su cartone di Raffaello, che sarà esposto nella Reggia di Venaria, e l'adesione al progetto "Conserving canvas" promosso e finanziato dalla Getty Foundation di Los Angeles, rivolto a interventi complessi che riguardano dipinti su tela.
Ma è soprattutto su Gerusalemme che si concentra ora l'attenzione: «La vicenda è iniziata nel maggio 2013 con una missione in Terra Santa promossa dall'Ufficio cooperazione internazionale del Comune. Sono seguite visite annuali dal 2015 al 2019, in cui si è creato un rapporto di fiducia con i francescani, e con l'attuale Custode di Terra Santa, frate Francesco Patton - racconta l'architetto Trucco. - Da lì è nato l'incarico, affidatoci con l'accordo dei tre enti coinvolti». 
Con il Centro, rappresentato oltre che dal presidente, dalla direttrice dei laboratori di restauro Michela Cardinali e dalla coordinatrice di quelli scientifici Paola Croveri, sono coinvolti il Politecnico di Torino, con il professore emerito Michele Jamiolkowski, e IG Ingegneria Geotecnica, società torinese che si occuperà con la direzione di Cristiana Pepe della messa in sicurezza della Santa Edicola. Nel team interdisciplinare anche l'Università della Sapienza, cui spettano gli scavi archeologici, il Politecnico di Milano e, tra gli altri, i Cnr di Napoli, Firenze e Lecce. «Il nostro intervento sul pavimento rappresenta il connettivo tra le tre proprietà della basilica, per questo era importante avere l'accordo di tutti - continua Trucco. -Lavoreremo su una superficie particolare, una sorta di patchwork con pietre che risalgono ancora all'era di Costantino, marmi di diversi colori aggiunti in epoche successive e inserti di cemento.
Oltre a restaurare le parti esistenti, dovremo riempire gli spazi vuoti, integrare le parti mancanti e sostituire quelle meno consone. Per questo ci hanno portato a visitare le cave dove troveremo i materiali che ci potranno servire». Non resta che aspettare la fine del lockdown per completare il progetto e programmare i viaggi, in cui i responsabili del Centro si alterneranno per coordinare i lavori, rivolgendosi anche alla manodopera del posto.
Marina Paglieri, la Repubblica 23 aprile