Carissime amiche, carissimi amici,
in
questi giorni si è acceso un dibattito sulle Messe: aprire o aspettare
ancora? In realtà la vita di tutti ci sta dicendo di pensare a cose più
urgenti: il dolore di chi ha perso un famigliare, senza neppure poterlo
salutare; l’angoscia di chi ha perso il lavoro e fatica ad arrivare a
fine mese; il peso di chi ha tenuto chiuso un’attività per tutto questo
tempo e non sa come e se riaprirà; i ragazzi e i giovani che non hanno
potuto seguire lezioni regolari a scuola; i genitori che devono con
fatica prendersi cura dei figli rimasti a casa tutto il giorno; la
ripresa economica con un impoverimento generale… Queste sono questioni
che mi porto in cuore e sulle quali, come Chiesa di Pinerolo, stiamo
cercando di fare il possibile.
E’ in gioco il futuro del nostro
territorio. A questo dedico la maggior parte delle mie poche forze in
questi giorni, mettendoci mente e cuore. La questione serissima è: “Non è
una parentesi!”. Vorrei che l’epidemia finisse domani mattina e la
crisi economica domani sera. Ma non sarà così. In ogni caso questo
periodo di pandemia e di crisi non è una semplice parentesi. Molti
pensano: “Questa parentesi si è aperta ad inizio marzo, si chiuderà e
torneremo alla società e alla Chiesa di prima”. No. E’ una bestemmia,
un’ingenuità, una follia. Questo tempo parla, ci parla. Questo tempo
urla. Ci suggerisce di cambiare.
La società che ci sta alle spalle non
era la “migliore delle società possibili”. Vi ricordate quanti
“brontolamenti” facevamo fino a febbraio? Bene, questo è il tempo per
sognare qualcosa di nuovo. Quella era una società fondata
sull’individuo. Tutti eravamo ormai persuasi di essere “pensabili a
prescindere dalle nostre relazioni”. Tutti eravamo convinti che le
relazioni fossero un optional che abbellisce la vita. Una ciliegina
sulla torta, un dolcetto a fine pasto. In questo isolamento ci siamo
resi conto che le relazioni ci mancano come l’aria. Perché le relazioni
sono vitali, non secondarie. Noi siamo le relazioni che costruiamo. Ciò
significa riscoprire la “comunità”. Gli altri, la società sono una
fortuna e noi ne siamo parte viva. Il mio paesino, il mio quartiere, la
mai città sono la mia comunità: sono importanti come l’aria che respiro e
devo sentirmi partecipe. L’abbiamo scoperto, ora proviamo a viverlo.
Non è una parentesi, ma una nascita.
La nascita di una società diversa.
Non sprechiamo quest’occasione! Una società che riscopre la comunità
degli umani, l’essenzialità, il dono, la fiducia reciproca, il rispetto
della terra. Ne ho parlato nella mia lettera “Vuoi un caffè?”. Forse
possiamo rileggerla oggi come stimolo per sognare e costruire una
società nuova.
In secondo luogo mi rivolgo ai credenti. Non
basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “Non è una
parentesi”. Non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima. O iniziamo a
cambiare la Chiesa in questi mesi o resterà invariata per i prossimi 20
anni.
Per favore ascoltiamo con attenzione ciò che ci sussurra questo
tempo e ciò che meravigliosamente ci dice Papa Francesco. Vi ricordate
cosa dicevamo fino a fine febbraio? In ogni incontro ci lamentavamo che
la gente non viene più a Messa, i bambini del catechismo non vengono più
a Messa, i giovani non vengono più a Messa. Vi ricordate? Ed ora
pensiamo di risolvere tutto celebrando nuovamente la Messa con il
popolo? Io credo all’importanza della Messa. Quando celebro mi
“immergo”, ci metto il cuore, rinasco, mi rigenero. So che è “culmine e
fonte” della vita del credente. E sogno dall’8 di marzo di poter avere
la forza per tornare a presiedere un’Eucarestia.
Ma in modo netto e
chiaro vi dico che non voglio più una Chiesa che si limiti a dire cosa
dovete fare, cosa dovete credere e cosa dovete celebrare, dimenticando
la cura le relazioni all’interno e all’esterno. Abbiamo bisogno di
riscoprire la bellezza delle relazioni all’interno, tra catechisti,
animatori, collaboratori e praticanti. Abbiamo bisogno di creare in
parrocchia un luogo dove sia bello trovarsi, dove si possa dire: “Qui si
respira un clima di comunità, che bello trovarci!”.
E all’esterno, con
quelli che non frequentano o compaiono qualche volta per “far dire una
messa”, far celebrare un battesimo o un funerale. Sogno cristiani che
amano i non praticanti, gli agnostici, gli atei, i credenti di altre
confessioni e di altre religioni.
Questo è il vero cristiano. Sogno
cristiani che non si ritengono tali perché vanno a Messa tutte le
domeniche (cosa ottima), ma cristiani che sanno nutrire la propria
spiritualità con momenti di riflessione sulla Parola, con attimi di
silenzio, momenti di stupore di fronte alla bellezza delle montagne o di
un fiore, momenti di preghiera in famiglia, un caffè offerto con
gentilezza. Non cristiani “devoti” (in modo individualistico,
intimistico, astratto, ideologico), ma credenti che credono in Dio per
nutrire la propria vita e per riuscire a credere alla vita nella buona e
nella cattiva sorte.
Non comunità chiuse, ripiegate su se stesse e
sulla propria organizzazione, ma comunità aperte, umili, cariche di
speranza; comunità che contagiano con propria passione e fiducia.
Non
una Chiesa che va in chiesa, ma una Chiesa che va a tutti. Carica di
entusiasmo, passione, speranza, affetto. Credenti così riprenderanno
voglia di andare in chiesa. Di andare a Messa, per nutrirsi. Altrimenti
si continuerà a sprecare il cibo nutriente dell’Eucarestia. Guai a chi
spreca il pane quotidiano (lo dicevano già i nostri nonni). Guai a chi
spreca il “cibo” dell’Eucarestia. Solo con questa fame potremo
riscoprire la fortuna della Messa. E solo in questo modo riscopriremo la
voglia di diventare un regalo per gli altri, per l’intera società degli
umani.
Buon cammino a tutti. Insieme. Vi porto in cuore.
Con affetto e stima.
+ Derio, Vescovo
Pinerolo, 18 maggio 2020