Signore,
cosa sappiamo della tua accoglienza
fino
a quando non scarichiamo su di te
i
nostri pesi,
fino
a quando non affidiamo le nostre infermità
a
Te che sei venuto a portarle?
Se
è vero che tu ci accogli come siamo,
se
davvero Tu ricevi con tenerezza
tutti
i paesaggi della nostra vita,
i
loro crepacci e i loro picchi,
i
loro vulcani e i loro deserti,
se
davvero tu ci apri le braccia
qualunque
siano i nostri sentimenti di fallimento
o
di stanchezza,
allora,
Signore, tu ci liberi di noi stessi:
lì
dove siamo più vulnerabili,
lì
dove mette radici una forza che viene da te
quella
per ricevere il nostro prossimo così com’è,
per
offrirgli un po’ d’ombra,
la
possibilità di sostare,
di
rimetterci dalla fatica del viaggio…
Signore,
insegnaci l’accoglienza che viene dal
fondo
dell’anima,
l’accoglienza
dell’altro
nella
profondità dell’intercessione
che
non si preoccupa di grandi dimostrazioni,
l’accoglienza
dell’altro e dell’altra
nel
luogo santo della preghiera
che
tu scavi in noi quando invochiamo
il
tuo Spirito.
Lytta
Basset
Riforma
n. 18 – 8 maggio 2020 pag. 6