Pandemia: messaggio di Gesù o quello dei farisei?
Oggi
abbiamo imparato che possiamo contaminarci anche se tocchiamo qualcosa
già toccato da una persona a sua volta contaminata dal virus.
Abbiamo
imparato che dobbiamo lavarci le mani perché il virus proveniente da una
persona contaminata può essere trasmesso alla bocca e infilarsi nei
polmoni. Abbiamo, cioè, appreso i tre principi fondamentali della
contaminazione sui quali gli ebrei si sono basati per secoli per
mantenersi in stato di purità rituale.
E
cioè: 1) che esiste una fonte primaria di contaminazioni 2) che esiste
un secondo e terzo grado di contaminazione indiretta 3) che le mani
possono diventare il veicolo finale della contaminazione e perciò vanno
lavate.
Per
l'ebraismo antico le fonti primarie di contaminazione erano i cadaveri,
gli animali impuri, lo sperma, il sangue mestruale, la lebbra e altre
malattie della pelle.
Per noi invece fonte di contaminazione primaria è
il virus.
Fino a poco tempo fa i teologi cristiani si mettevano a ridere
se il Talmud diceva: se metti una pagnotta a contatto con delle chiavi
contaminate anche il pane diventa impuro. Irridevano quegli ebrei che
non osavano sedersi sulla sedia sulla quale si era seduta una persona
contaminata.
Nel
Vangelo di Marco alcuni scribi e farisei rimproverano i discepoli di
Gesù perché non si lavavano le mani prima di iniziare il pasto. Gesù si
giustifica dicendo che "non vi è nulla che venga dal di fuori che possa
contaminare l'uomo" (Marco 7,15).
I cristiani hanno per secoli
inneggiato a Gesù come liberatore da ogni tabù. E oggi ci scopriamo
invece a insistere tutti, come facevano scribi e farisei che è
necessario lavarsi le mani: "tutti i Giudei non mangiano se non si sono
lavati le mani fino al gomito" (Marco 7,3-4).
Oggi abbiamo imparato che
se non ti lavi le mani corri il pericolo di trasmettere il virus in
tutta la casa anche a te stesso. Facciamo cioè tutto il contrario di
quello che faceva Gesù e seguiamo le norme di scribi e farisei . Qual è
la conclusione?
Si potrebbe dire che Gesù aveva torto e anche il
cristianesimo successivo mentre avevano ragione gli ebrei religiosi di
ieri e di oggi.
La
mia opinione non è però questa. La questione è molto più importante.
L'ebraismo antico e moderno segue alcune regole contro la contaminazione
che aveva imparato da altre religioni come lo Zoroastroismo. Queste
hanno avuto il merito di scoprire il meccanismo della diffusione dei
contagi e dobbiamo esserne grati. C'è tuttavia un però che è grande
come l'Everest.
Gesù e i farisei parlavano di una contaminazione che è
completamente diversa da quella dei virus. Non parlavano dell'origine di
una malattia. Parlavano di purità rituale. Gesù diceva che la
contaminazione viene dall'interno dell'uomo, della sua cattiveria. Per
lui è il peccato che contamina. Gesù e i farisei parlavano d'altro.
Questo ci fa capire che le religioni di oggi dipendono da concezioni
scientifiche sorpassate. Gesù e farisei non hanno nulla da dirci sulla
contaminazione da virus. Chi ha qualcosa da dirci è solo la scienza
contemporanea. La religione non serve assolutamente a nulla per
combattere la pandemia. Abbiamo bisogno di scienza e di tecnica e le
religioni dovrebbero astenersi dal dare giudizi e condanne sulla scienza
moderna.
Anzi, è proprio grazie alla scienza che possiamo scoprire il
nucleo autenticamente religioso del messaggio di Gesù che non consiste
nel regalarci la sua sorpassata concezione del mondo, ma è quella di
indicarci una pratica di vita rivoluzionaria in obbedienza alla volontà
di Dio e di valori assoluti su cui regolare la nostra vita etica.
Per
il resto c'è la scienza.
Mauro Pesce
Adista 2/5/2020