Pinerolo (TO), 19 maggio 2020
Carissime amiche, carissimi amici,
in questi giorni si è acceso un dibattito sulle Messe: aprire o aspettare ancora?
In
realtà la vita di tutti ci sta dicendo di pensare a cose più urgenti:
il dolore di chi ha perso un famigliare, senza neppure poterlo salutare;
l’angoscia di chi ha perso il lavoro e fatica ad arrivare a fine mese;
il peso di chi ha tenuto chiuso un’attività per tutto questo tempo e non
sa come e se riaprirà; i ragazzi e i giovani che non hanno potuto
seguire lezioni regolari a scuola; i genitori che devono con fatica
prendersi cura dei figli rimasti a casa tutto il giorno; la ripresa
economica con un impoverimento generale…
Queste
sono questioni che mi porto in cuore e sulle quali, come Chiesa
di Pinerolo, stiamo cercando di fare il possibile. E’ in gioco il futuro
del nostro territorio. A questo dedico la maggior parte delle mie poche
forze in questi giorni, mettendoci mente e cuore.
La
questione serissima è: “Non è una parentesi!”. Vorrei che l’epidemia
finisse domani mattina e la crisi economica domani sera. Ma non sarà
così. In ogni caso questo periodo di pandemia e di crisi non è una
semplice parentesi. Molti pensano: “Questa parentesi si è aperta ad
inizio marzo, si chiuderà e torneremo alla società e alla Chiesa di
prima”.
No.
E’ una bestemmia, un’ingenuità, una follia. Questo tempo parla, ci
parla. Questo tempo urla. Ci suggerisce di cambiare. La società che
ci sta alle spalle non era la “migliore delle società possibili”.
Vi
ricordate quanti “brontolamenti” facevamo fino a febbraio? Bene, questo
è il tempo per sognare qualcosa di nuovo. Quella era una società
fondata sull’individuo. Tutti eravamo ormai persuasi di essere
“pensabili a prescindere dalle nostre relazioni”.
Tutti
eravamo convinti che le relazioni fossero un optional che abbellisce la
vita. Una ciliegina sulla torta, un dolcetto a fine pasto. In questo
isolamento ci siamo resi conto che le relazioni ci mancano come
l’aria. Perché le relazioni sono vitali, non secondarie. Noi siamo le
relazioni che costruiamo. Ciò significa riscoprire la “comunità”. Gli
altri, la società sono una fortuna e noi ne siamo parte viva. Il mio
paesino, il mio quartiere, la mai città sono la mia comunità: sono
importanti come l’aria che respiro e devo sentirmi partecipe. L’abbiamo
scoperto, ora proviamo a viverlo.
Non
è una parentesi, ma una nascita. La nascita di una società diversa. Non
sprechiamo quest’occasione! Una società che riscopre la comunità degli
umani, l’essenzialità, il dono, la fiducia reciproca, il rispetto della
terra. Ne ho parlato nella mia lettera “Vuoi un caffè?”. Forse possiamo
rileggerla oggi come stimolo per sognare e costruire una società nuova.
In secondo luogo mi rivolgo ai credenti. Non basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “Non è una parentesi”. Non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima.
O
iniziamo a cambiare la Chiesa in questi mesi o resterà invariata per i
prossimi 20 anni. Per favore ascoltiamo con attenzione ciò che ci
sussurra questo tempo e ciò che meravigliosamente ci dice
Papa Francesco.
Vi
ricordate cosa dicevamo fino a fine febbraio? In ogni incontro ci
lamentavamo che la gente non viene più a Messa, i bambini del catechismo
non vengono più a Messa, i giovani non vengono più a Messa. Vi
ricordate? Ed ora pensiamo di risolvere tutto celebrando nuovamente la
Messa con il popolo?
Io
credo all’importanza della Messa. Quando celebro mi “immergo”, ci metto
il cuore, rinasco, mi rigenero. So che è “culmine e fonte” della vita
del credente. E sogno dall’8 di marzo di poter avere la forza per
tornare a presiedere un’Eucarestia.
Ma
in modo netto e chiaro vi dico che non voglio più una Chiesa che si
limiti a dire cosa dovete fare, cosa dovete credere e cosa dovete
celebrare, dimenticando la cura le relazioni all’interno e all’esterno.
Abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza delle relazioni all’interno,
tra catechisti, animatori, collaboratori e praticanti. Abbiamo bisogno
di creare in parrocchia un luogo dove sia bello trovarsi, dove si possa
dire: “Qui si respira un clima di comunità, che bello trovarci!”.
E
all’esterno, con quelli che non frequentano o compaiono qualche volta
per “far dire una messa”, far celebrare un battesimo o un funerale.
Sogno cristiani che amano i non praticanti, gli agnostici, gli atei, i
credenti di altre confessioni e di altre religioni. Questo è il vero
cristiano. Sogno cristiani che non si ritengono tali perché vanno a
Messa tutte le domeniche (cosa ottima), ma cristiani che sanno nutrire
la propria spiritualità con momenti di riflessione sulla Parola, con
attimi di silenzio, momenti di stupore di fronte alla bellezza delle
montagne o di un fiore, momenti di preghiera in famiglia, un caffè
offerto con gentilezza.
Non
cristiani “devoti” (in modo individualistico, intimistico, astratto,
ideologico), ma credenti che credono in Dio per nutrire la propria vita e
per riuscire a credere alla vita nella buona e nella cattiva sorte. Non
comunità chiuse, ripiegate su se stesse e sulla propria organizzazione,
ma comunità aperte, umili, cariche di speranza; comunità che contagiano
con propria passione e fiducia. Non una Chiesa che va in chiesa, ma una
Chiesa che va a tutti. Carica di entusiasmo, passione, speranza,
affetto.
Credenti
così riprenderanno voglia di andare in chiesa. Di andare a Messa, per
nutrirsi. Altrimenti si continuerà a sprecare il cibo nutriente
dell’Eucarestia. Guai a chi spreca il pane quotidiano (lo dicevano già i
nostri nonni). Guai a chi spreca il “cibo” dell’Eucarestia. Solo con
questa fame potremo riscoprire la fortuna della Messa. E solo in questo
modo riscopriremo la voglia di diventare un regalo per gli altri, per
l’intera società degli umani.
Buon cammino a tutti. Insieme. Vi porto in cuore.
Con affetto e stima.
+ Derio, Vescovo
Con affetto e stima.
+ Derio, Vescovo