Ci risiamo con le lacrime in politica. Questa volta è Teresa Bellanova a innescare un dibattito tra solidarietà e cattiverie (a destra). Già un piccolo passo avanti rispetto alle polemiche del settembre 2019 quando la ministra indossò un abito considerato troppo sgargiante alla cerimonia di insediamento del Conte bis. Ma è pur sempre un occuparsi del pianto femminile come se fosse indicativo di chissà quale messaggio. Debolezza, furbizia, scarso equilibrio? Guarda caso sono le donne in politica a lasciare traccia del loro stato d'animo. «Ora gli invisibili saranno meno invisibili», dice la ministra ex bracciante ed ex sindacalista con la voce spezzata. Ed ecco la destra pronta ad accogliere il presunto, insopportabile fallo. Bellanova piange per gli immigrati non per gli italiani, sibila Salvini, e Giorgia Meloni, dura e pura, non perdona: «Sono basita. Sai quanti italiani sono adesso in lacrime perché temono di aver perso tutto!». Va detto che la Capitana di Fratelli d'Italia da sempre combatte i cedimenti emotivi. Quando Federica Mogherini, nel marzo del 2016, pianse in diretta per i morti negli attentati di Bruxelles, Meloni ne chiese subito le dimissioni. Un Alto Rappresentante per la Politica Estera, a suo dire, non poteva esibire il lato debole, prova certa di «inattitudine al ruolo».
Questa è la teoria degli antipatizzanti, quelli che amano il politico cinico, brillante, istituzionale, dunque freddo. E non si lasciano sfuggire una lacrima perché la trovano, per dirla alla Bertolaso, «imbarazzante». Ma poi c'è anche chi guarda con rispetto alle umane vibrazioni che non sono affatto prerogativa femminile. Pianse Achille Occhetto nel 1991, all'ultimo congresso del Pci, pianse George Bush nel suo discorso dallo Studio Ovale dopo l'attentato delle Torri Gemelle nel 2001. Pianse Silvio Berlusconi nel 2003 per i nostri morti a Nassiriya. Le lacrime interagiscono, comunicano, avvicinano il politico ai comuni mortali. Recentemente Giuseppe Conte ha ceduto alla commozione, intervistato a Canale 9, ricordando il suo impatto con i primi morti del Covid. Qualcuno in queste ore di surreale dibattito su chi piange e chi no, ha evocato le ormai celebri ‟lacrime della Fornero”, accostandole a quelle della collega Bellanova. Fini critici si sono esercitati anche su questo abbinamento arrivando ad un punto fermo: i due pianti non sono comparabili. Il primo è stato di gioia per aver ottenuto un diritto a favore dei più deboli, il secondo è scaturito dall'imbarazzo e dalla sofferenza di chi sapeva di imporre ‟sacrifici” durissimi alla classe media italiana.
Adesso non parliamone più, per favore, fino al prossimo pianto.
Alessandra Longo, La Repubblica 15 maggio
Adesso non parliamone più, per favore, fino al prossimo pianto.
Alessandra Longo, La Repubblica 15 maggio