Benefici e criticità del telelavoro, impatto sull'ambiente e sulle persone
di Giacomo Castagnotto
L'epidemia di coronavirus ha portato molte aziende ad attivare uno strumento ancora poco utilizzato in Italia: lo smart working o telelavoro. Le aziende hanno adottato questo sistema di lavoro per dare continuità al proprio business tutelando contemporaneamente la salute dei dipendenti. Il lavoratore non deve più affrontare uno spostamento e recarsi in un ufficio, ma può svolgere il proprio lavoro in qualsiasi ambiente e in qualsiasi momento utilizzando le tecnologie di informazione e di comunicazione.
Il coronavirus ha obbligato le aziende ad adottare questo strumento superando una certa diffidenza del mondo manageriale da una parte e richiedendo una maggior responsabilizzazione del lavoratore dall'altra.
Questo ha imposto un vero e proprio cambiamento culturale della leadership, abbandonando una serie di pregiudizi fondati sulla paura che lo smartworker non lavori, evidenziando invece il contrario e dimostrando un impatto positivo sulla produttività.
Lo smart working ha portato comunque dei benefici e delle criticità a livello globale e a livello personale.
Uno dei benefici che si è evidenziato di più in questo periodo è l'impatto ambientale: il traffico sulle strade si è ridotto drasticamente (purtroppo non solamente per il telelavoro) riducendo così le emissioni inquinanti da un lato e aumentando il risparmio energetico dall'altro. Risparmio che pesa positivamente sulle tasche dei lavoratori che non dovendosi recare in ufficio, lasciano la propria auto ferma in garage, ottenendo un risparmio di benzina o biglietti del trasporto pubblico (nel mio caso specifico un risparmio di 200 euro in un mese).
Secondo ENEA, "lo Smart Working riduce la congestione, i consumi energetici e, in generale, l'impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro sui nostri sistemi urbani. C'è anche un altro importante aspetto, connesso al cibo consumato fuori casa. Esso richiede un consumo di quantità di energia maggiore e, in aggiunta, viene imballato quasi sempre in contenitori di plastica. Gli interventi di risparmio energetico, inoltre, sono molto più semplici da realizzare in uno spazio contenuto e conosciuto: la casa".
Secondo Regus, una agenzia di co-working con sede a Zurigo, con lo smart working nella sola Inghilterra si risparmierebbero circa 8 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030 e si eviterebbero 115 milioni di ore annue di spostamento casa/lavoro. Sarebbe interessante conoscere i numeri per l'Italia ma il traffico attorno ai centri urbani negli orari di apertura e chiusura degli uffici, ci fa pensare che i valori non si discosterebbero molto da quelli inglesi.
Quindi sembrerebbe che lo smart working venga promosso a pieni voti su tutti i fronti. Ma è veramente così?
Sperimentandolo in prima persona da ormai 50 giorni, mi sembra di individuare alcune criticità che si incrementano ancora di più per le donne.
L'utilizzo da casa della connessione internet per svolgere le mansioni professionali, rende sempre più difficile prendere le distanze dalle attività lavorative. In effetti, essere always on, e cioè sempre raggiungibili e disponibili per il datore di lavoro e per i colleghi, può accentuare il conflitto tra il lavoro e la famiglia o comunque la propria sfera personale, perché il confine tra lavoro e vita privata tende a scomparire. L'iper-connettività espone a maggiori rischi la salute - tanto fisica, quanto mentale - dei lavoratori da remoto, i quali possono incorrere più facilmente in patologie quali il techno-stress, la dipendenza tecnologica, il burnout.
I confini tra vita professionale e vita personale tendono a confondersi favorendo quella che si chiama in inglese time porosity, ovvero la reciproca interferenza e sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita, che può essere fonte di conflitti personali e familiari.
Da una ricerca condotta per analizzare il mondo del lavoro smart in Italia, emerge che per le donne in particolare il lavoro è poco smart. La responsabilità della cura famigliare continua a gravare specialmente sulle donne che in questo periodo oltre a garantire l'attività professionale, devono anche occuparsi del manage famigliare reso molto più complicato dalla convivenza forzata. Si deve con fatica far quadrare lavoro, casa e scuola dei figli con la didattica a distanza.
Quindi, ben venga lo smart working con tutte le implicazioni e i risvolti positivi sull'ambiente e sulla gestione del tempo, ma sarebbe auspicabile una maggiore disciplina del lavoro agile con norme e contratti chiari che tendano a regolamentarlo.
(da Insonnia mensile di Racconigi, maggio 2020, pag. 16 - contatti@insonniaracconigi.it)