Il cardinale si ribella alla chiusura Valencia in piazza per la Vergine
di Alessandro Oppes
Non
c’è confinamento che valga per il cardinale Antonio Cañizares,
arcivescovo di Valencia.
Domenica era la festa della Virgen de los
Desamparados, patrona della città, e l’alto prelato ha stabilito che
andasse celebrata comunque, in barba alle rigide norme dello stato
d’emergenza (in parte allentate, solo da ieri, in quasi metà del Paese,
ma non a Valencia).
Così Cañizares, dopo aver officiato una messa a
porte chiuse – fin qui tutto regolare – ha deciso di aprire le porte
della splendida basilica barocca dedicata alla patrona.
E una folla di
fedeli si è accalcata davanti al tempio ignorando i ripetuti richiami
via megafono della polizia locale perché venisse mantenuta la distanza
di sicurezza. Niente da fare: l’importante era poter vedere, pur senza
superare la soglia della chiesa, l’immagine sacra e inneggiare alla Mare
de Déu, la Vergine.
Del
resto, era quello che l’arcivescovo chiedeva da giorni ai fedeli, pur
senza far trapelare l’intenzione di un colpo a sorpresa. «Di fronte al
triste annuncio della soppressione degli atti festivi», il cardinale
aveva invitato i cittadini a manifestare «la devozione alla nostra
eccelsa patrona», esponendo ai balconi immagini della Madonna e cantando
inni religiosi.
Il Comune, guidato da una giunta progressista, ha
definito «molto grave e irresponsabile » il comportamento
dell’arcivescovo. E la polizia locale ha già fatto rapporto al Ministero
dell’Interno chiedendo l’applicazione di una pesante multa, come
previsto dal decreto governativo sullo stato d’emergenza.
Critiche
e denunce che con ogni probabilità non preoccupano l’arcivescovo, da
anni conosciuto per la sua aperta ostilità nei confronti di qualunque
norma o legge dello Stato che ostacoli la sua visione ultraconservatrice
della fede.
Ai tempi del governo socialista di Zapatero, era sempre in
prima fila alle manifestazioni contro le leggi sui matrimoni gay,
l’aborto, il divorzio rapido. Poi ha preso di mira «l’invasione di
migranti», che sarebbero «un cavallo di Troia nelle società europee». E
nel novembre scorso, dopo le ultime elezioni politiche, reagì
all’annuncio dell’accordo di governo Sánchez-Iglesias ("socialisti e
socialcomunisti") prevedendo «l’imposizione del pensiero unico» e
denunciando una «situazione di grave emergenza per la Spagna». In
compenso, con la famiglia Franco tutto bene: Cañizares ha celebrato non
solo una messa per l’anima del dittatore, ma anche il funerale della
figlia Carmen, che «ha vissuto senza rancore in un mondo ostile».
La Repubblica 12/5