Quegli stereotipi su Gesù
di Carlo Di Castro
La Repubblica 8/4
Caro
direttore, in questi giorni di Pasqua abbiamo assistito in più
occasioni alla riproposizione esplicita o implicita di uno stereotipo
secondo cui con la novella di Gesù si ha il superamento della concezione
deuteronomica di una vita asservita alla legge, una vita di sacrificio
contrapposta alla vita giusta che “è la vita viva, è la vita che
desidera la vita e che sa generare i suoi frutti...La vita viva è la
forza del desiderio, antagonista alla Legge del sacrificio.”, come
afferma Massimo Recalcati nell’articolo “Pasqua, la vita oltre la legge”
apparso su Repubblica del 3 aprile 2021.
Recalcati
parte dal presupposto che la resurrezione di Gesù sia “un’esperienza
effettiva, un evento reale” corrispondente al fatto che “la morte non è
l’ultima parola sulla vita” e che continua ad accadere grazie alla fede,
argomento proprio di un irrazionalismo barthiano più che di uno
psicoanalista.
Strano che Recalcati non
abbia letto proprio del Deuteronomio i numerosi passi in cui le
prescrizioni, la legge, sono date all’uomo come mezzo di vita viva per
dirla con lui.
All’uomo sono dati
precetti alla sua portata e adatti alla realizzazione della sua vita
terrena. Ad esempio in Deuteronomio (30,11-14) si legge: “Imperciocché
questi precetti che io ti comando oggi non ti sono occulti, né lontani.
Non sono in cielo, onde tu abbia a dire: Chi mai salirà per noi in
cielo, e li piglierà per noi, e ce li farà udire, perché possiamo
eseguirli? Né sono oltremare, onde tu dica: Chi passerà per noi oltre
mare, e li prenderà per noi, e ce li farà udire, acciocché possiamo
eseguirli? Ma la cosa ti è molto vicina: tu l’hai nella bocca e nella
mente, per poterla eseguire”. Per l’ebraismo l’Unità trascendente serve
di richiamo a noi uomini per operare continuamente la ricomposizione dei
diversi aspetti della nostra vita: la Legge e la morale servono per la
vita, non si devono sopprimere le passioni perché questo ucciderebbe la
vita, ma si devono convogliare al servizio della vita e della creatività
dell’io.
Infatti, “...affinché si
prolunghino i tuoi giorni. Ascolta Israele l’Eterno è Dio nostro,
l’Eterno è Unico Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta
l’anima, con tutte le tue facoltà” è il comando principe, base
dell’ebraismo espresso nel Deuteronomio 6, 4-6 in cui all’enunciazione
dell’Unità trascendente segue la prescrizione di attuare i comandamenti
nella vita pratica nell’interezza delle proprie pulsioni, “perché
fossimo sempre felici” (Esodo 6, 24).
Invece
mi pare che l’umanizzazione del Dio comporti la divinizzazione
dell’uomo, una sua ipostatizzazione negandone l’aspetto materiale, la
vita cioè, come peccato, con la conseguente mortificazione massima del
desiderio e idealizzazione dell’aldilà e della morte. Per un ampio
filone della cultura cristiano-occidentale, tutto ciò che è considerato
cattivo viene ritenuto peccato ed esteriorizzato ed esorcizzato nel
diavolo, non elaborato e ricomposto nella ricostruzione continua del
proprio io, ma eventualmente superato nella confessione, per una
completa realizzazione nella vita ultraterrena.
Recalcati
insiste che solo nel nuovo messaggio della buona novella si ha
l’effettiva liberazione della “Legge dal culto masochistico del
sacrificio [...] Non si tratterebbe, dunque, solo di sottrarre l’uomo ad
una interpretazione moralistica della Legge come peso che toglie il
respiro, ma di affermare l’esistenza di un’altra legge, di una nuova
Legge che autorizza a coltivare il proprio desiderio,...” Si parla più
di Paolo che di Gesù, infatti Recalcati si scorda che quando viene
chiesto a Gesù (Mc,12, 29-31) quale sia il primo comandamento fra tutti —
Gesù risponde proprio con il versetto del Deuteronomio (Ascolta
Israele...) sopra citato. “E il secondo, simile è questo: Ama il
prossimo tuo come te stesso. Non vi è comandamento maggiore di questi.”
Cioè Gesù risponde confermando i due comandamenti fondamentali
dell’ebraismo, citando il Deuteronomio (6,24; 10,18-19) e il Levitico
(19,18;19,34). In realtà nell’articolo si scopre solo alla fine che la
vera novità è introdotta da Paolo non da Gesù. Infatti, Recalcati cita
“... la Legge viene data per mezzo di Mosè, la grazia viene per mezzo di
Gesù, scrive Paolo di Tarso. (Galati 4,4-5)” Infine, la chicca
ricorrente è quella secondo cui “la promessa [di Gesù] che rivela che
quella della morte non è la sola Legge perché esiste un’altra legge,
quella del desiderio, che libera la vita dalla paura della morte”. Siamo
al paradosso, infatti oltre a quanto ho indicato sopra, il messaggio
del Cristianesimo è stato per secoli il messaggio della rinuncia, del
sacrificio per il raggiungimento di una vita eterna nell’aldilà,
contrapposto all’idea messianica del raggiungimento di una vita giusta e
migliore nella realtà terrena per tutta l’umanità.
L’autore è professore di Fisica teorica e accademico dei Lincei