mercoledì 14 aprile 2021

COSA SI DICE SU GESU' DI NAZARETH

 Quegli stereotipi su Gesù

di Carlo Di Castro
La Repubblica 8/4

Caro direttore, in questi giorni di Pasqua abbiamo assistito in più occasioni alla riproposizione esplicita o implicita di uno stereotipo secondo cui con la novella di Gesù si ha il superamento della concezione deuteronomica di una vita asservita alla legge, una vita di sacrificio contrapposta alla vita giusta che “è la vita viva, è la vita che desidera la vita e che sa generare i suoi frutti...La vita viva è la forza del desiderio, antagonista alla Legge del sacrificio.”, come afferma Massimo Recalcati nell’articolo “Pasqua, la vita oltre la legge” apparso su Repubblica del 3 aprile 2021.
Recalcati parte dal presupposto che la resurrezione di Gesù sia “un’esperienza effettiva, un evento reale” corrispondente al fatto che “la morte non è l’ultima parola sulla vita” e che continua ad accadere grazie alla fede, argomento proprio di un irrazionalismo barthiano più che di uno psicoanalista.
Strano che Recalcati non abbia letto proprio del Deuteronomio i numerosi passi in cui le prescrizioni, la legge, sono date all’uomo come mezzo di vita viva per dirla con lui.
All’uomo sono dati precetti alla sua portata e adatti alla realizzazione della sua vita terrena. Ad esempio in Deuteronomio (30,11-14) si legge: “Imperciocché questi precetti che io ti comando oggi non ti sono occulti, né lontani. Non sono in cielo, onde tu abbia a dire: Chi mai salirà per noi in cielo, e li piglierà per noi, e ce li farà udire, perché possiamo eseguirli? Né sono oltremare, onde tu dica: Chi passerà per noi oltre mare, e li prenderà per noi, e ce li farà udire, acciocché possiamo eseguirli? Ma la cosa ti è molto vicina: tu l’hai nella bocca e nella mente, per poterla eseguire”. Per l’ebraismo l’Unità trascendente serve di richiamo a noi uomini per operare continuamente la ricomposizione dei diversi aspetti della nostra vita: la Legge e la morale servono per la vita, non si devono sopprimere le passioni perché questo ucciderebbe la vita, ma si devono convogliare al servizio della vita e della creatività dell’io.
Infatti, “...affinché si prolunghino i tuoi giorni. Ascolta Israele l’Eterno è Dio nostro, l’Eterno è Unico Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le tue facoltà” è il comando principe, base dell’ebraismo espresso nel Deuteronomio 6, 4-6 in cui all’enunciazione dell’Unità trascendente segue la prescrizione di attuare i comandamenti nella vita pratica nell’interezza delle proprie pulsioni, “perché fossimo sempre felici” (Esodo 6, 24).
Invece mi pare che l’umanizzazione del Dio comporti la divinizzazione dell’uomo, una sua ipostatizzazione negandone l’aspetto materiale, la vita cioè, come peccato, con la conseguente mortificazione massima del desiderio e idealizzazione dell’aldilà e della morte. Per un ampio filone della cultura cristiano-occidentale, tutto ciò che è considerato cattivo viene ritenuto peccato ed esteriorizzato ed esorcizzato nel diavolo, non elaborato e ricomposto nella ricostruzione continua del proprio io, ma eventualmente superato nella confessione, per una completa realizzazione nella vita ultraterrena.
Recalcati insiste che solo nel nuovo messaggio della buona novella si ha l’effettiva liberazione della “Legge dal culto masochistico del sacrificio [...] Non si tratterebbe, dunque, solo di sottrarre l’uomo ad una interpretazione moralistica della Legge come peso che toglie il respiro, ma di affermare l’esistenza di un’altra legge, di una nuova Legge che autorizza a coltivare il proprio desiderio,...” Si parla più di Paolo che di Gesù, infatti Recalcati si scorda che quando viene chiesto a Gesù (Mc,12, 29-31) quale sia il primo comandamento fra tutti — Gesù risponde proprio con il versetto del Deuteronomio (Ascolta Israele...) sopra citato. “E il secondo, simile è questo: Ama il prossimo tuo come te stesso. Non vi è comandamento maggiore di questi.” Cioè Gesù risponde confermando i due comandamenti fondamentali dell’ebraismo, citando il Deuteronomio (6,24; 10,18-19) e il Levitico (19,18;19,34). In realtà nell’articolo si scopre solo alla fine che la vera novità è introdotta da Paolo non da Gesù. Infatti, Recalcati cita “... la Legge viene data per mezzo di Mosè, la grazia viene per mezzo di Gesù, scrive Paolo di Tarso. (Galati 4,4-5)” Infine, la chicca ricorrente è quella secondo cui “la promessa [di Gesù] che rivela che quella della morte non è la sola Legge perché esiste un’altra legge, quella del desiderio, che libera la vita dalla paura della morte”. Siamo al paradosso, infatti oltre a quanto ho indicato sopra, il messaggio del Cristianesimo è stato per secoli il messaggio della rinuncia, del sacrificio per il raggiungimento di una vita eterna nell’aldilà, contrapposto all’idea messianica del raggiungimento di una vita giusta e migliore nella realtà terrena per tutta l’umanità.
L’autore è professore di Fisica teorica e accademico dei Lincei