Omofobia, no della Lega
La legge al Senato spacca la maggioranza
di Giovanna Casadio
La Repubblica 29/3
ROMA.
— «Se la legge Zan contro l’omofobia non è stata ancora incardinata al
Senato è per le resistenze della Lega. Confermo». Simone Pillon,
senatore leghista, animatore dell’ultimo Family Day, colui che consigliò
a Salvini il comizio con il rosario e che ha tentato una controriforma
del diritto di famiglia, conduce anche su Facebook la sua crociata: di
omofobia non vuole sentire parlare. Dice che «gli argomenti divisivi»
non vanno bene e che di questa norma anti omofobia non si sente il
bisogno e va tolta dal tavolo del Senato. Non solo. A Repubblica spiega
che «se qualcuno dei partiti che sostengono il governo preferirà forzare
su quello che ci separa , anziché valorizzare quello che ci unisce, si
prenderà la responsabilità di dividere la maggioranza, trasformando il
lavoro parlamentare in una battaglia ideologica». Insomma un altolà.
La
raccomandazione di Salvini è di non esasperare i toni, vista la
necessaria convivenza con i giallorossi. E Pillon cerca di adeguarsi,
ricordando che la commissione Giustizia ha già molti temi da discutere,
dal processo penale alla giustizia civile e tributaria. La lotta
all’omofobia no. Ma domani, martedì, il nodo arriva al pettine di
Palazzo Madama.
Già approvata alla
Camera il 4 novembre scorso, la legge che prende il nome dal suo primo
firmatario, il deputato dem e attivista Lgbt Alessandro Zan, attesa da
anni, giace in un cassetto. Una settimana fa è stata annullata la
riunione dell’ufficio di presidenza della commissione del Senato, che
doveva solo decidere quando ricominciare a discutere la legge Zan. Il
prologo, praticamente.
Una rete di
associazioni si sta mobilitando raccogliendo firme per avere le norme
anti omofobia anche in Italia. Pd, 5Stelle, Italia Viva, Leu dicono che
non permetteranno alla destra di averla vinta: una “legge di civiltà”
contro gli atti di omofobia che sfregiano la nostra convivenza civile,
non starà più in naftalina. Il neo segretario dem Enrico Letta
garantisce che il provvedimento andrà avanti. Monica Cirinnà, del Pd,
annuncia: «Andiamo alla conta martedì, non permetteremo ulteriori
insabbiamenti ». La commissione Giustizia del Senato però è l’unica a
guida leghista. Con un blitz, la candidatura di Pietro Grasso, l’ex
procuratore antimafia e senatore di Leu, a presidente della commissione,
venne bocciata per lasciare il passo al leghista Andrea Ostellari.
Come
si fa a far uscire la norma contro l’omofobia dalla palude? Non bastano
gli atti continui di violenza a mostrarne l’urgenza? L’aggressione alla
stazione metro di Valle Aurelia a Roma è della fine di febbraio. Due
giovani Jean Pierre e Alfredo si baciano per salutarsi. Un uomo li
aggredisce a pugni e calci gridando «pezzi di merda, vergognatevi ». C’è
un video che testimonia quello che è accaduto, perché molte violenze
omofobe restano nascoste e gli aggressori impuniti.
All’ultimo
miglio dal traguardo, con la Lega in maggioranza, l’approvazione delle
norme torna a rischio. Forza Italia è divisa tra liberal e integralisti.
Lucio Malan, senatore forzista, è contrario e parla di affermazioni
«deliranti» di Zan. È convinto Malan, che la legge entri in conflitto
con la libertà d’espressione e che per gli atti violenti esistano già
punizioni adeguate. Però da FI potrebbero arrivare voti, ad esempio da
Gabriella Giammanco, da Barbara Masini e forse dalla stessa capogruppo
Anna Maria Bernini. Meloni e Fratelli d’Italia dall’opposizione
organizzeranno l’ostruzionismo.