Per le donne marocchine il sesso non è "fuorilegge"
"SIAMO fuorilegge": è il proclama di uno dei gruppi per i diritti civili che con più forza si sta imponendo al centro del dibattito politico in Marocco in vista delle elezioni di settembre. Il movimento dei "Fuorilegge", composto da donne, ha una semplice e chiara richiesta per tutti i gruppi politici: poter smettere di violare la legge, in particolare di violarne una che ritengono obsoleta, liberticida e oscurantista: quella contenuta nell'articolo 490 del codice penale e che prevede che "Tutte le persone che non sono legate in matrimonio e hanno rapporti sessuali tra loro sono punibili con la reclusione da un mese a un anno".
Una legge che in molti tra gli attivisti e i simpatizzanti del gruppo, guidato dalla scrittrice Leila Slimani e dalla regista Sonia Terrab (la loro petizione ha raccolto più di 15 mila firme in poche ore), considerano vetusta e inadeguata al Paese, specie dopo la svolta in senso laico impressa negli ultimi anni dalla nuova Costituzione. Così, in vista delle elezioni, e sulla scia di un caso raccapricciante verificatosi poche settimane fa nella città di Tetouan (una giovane single è stata condannata a un mese di carcere perché il suo compagno - rimasto perfettamente a piede libero - ha diffuso sui social un suo video) il gruppo ha lanciato una campagna online per chiedere a tutti i candidati quale sia la loro posizione rispetto all'articolo 490 e ai rapporti fuori dal matrimonio. Quasi nessuno tra i leader politici però ha preso apertamente posizione per l'abolizione della legge, limitandosi a esprimere "posizioni personali" e ritenendo la questione troppo delicata dal punto di vista religioso. Non a caso, la campagna #mantieniil490, sta riscuotendo, tra i parlamentari, maggiore interesse. Almeno in pubblico. (Luciana Grosso)
Il Venerdì 2 aprile
"SIAMO fuorilegge": è il proclama di uno dei gruppi per i diritti civili che con più forza si sta imponendo al centro del dibattito politico in Marocco in vista delle elezioni di settembre. Il movimento dei "Fuorilegge", composto da donne, ha una semplice e chiara richiesta per tutti i gruppi politici: poter smettere di violare la legge, in particolare di violarne una che ritengono obsoleta, liberticida e oscurantista: quella contenuta nell'articolo 490 del codice penale e che prevede che "Tutte le persone che non sono legate in matrimonio e hanno rapporti sessuali tra loro sono punibili con la reclusione da un mese a un anno".
Una legge che in molti tra gli attivisti e i simpatizzanti del gruppo, guidato dalla scrittrice Leila Slimani e dalla regista Sonia Terrab (la loro petizione ha raccolto più di 15 mila firme in poche ore), considerano vetusta e inadeguata al Paese, specie dopo la svolta in senso laico impressa negli ultimi anni dalla nuova Costituzione. Così, in vista delle elezioni, e sulla scia di un caso raccapricciante verificatosi poche settimane fa nella città di Tetouan (una giovane single è stata condannata a un mese di carcere perché il suo compagno - rimasto perfettamente a piede libero - ha diffuso sui social un suo video) il gruppo ha lanciato una campagna online per chiedere a tutti i candidati quale sia la loro posizione rispetto all'articolo 490 e ai rapporti fuori dal matrimonio. Quasi nessuno tra i leader politici però ha preso apertamente posizione per l'abolizione della legge, limitandosi a esprimere "posizioni personali" e ritenendo la questione troppo delicata dal punto di vista religioso. Non a caso, la campagna #mantieniil490, sta riscuotendo, tra i parlamentari, maggiore interesse. Almeno in pubblico. (Luciana Grosso)
Il Venerdì 2 aprile