domenica 9 maggio 2021

Michele Dal Forno, il rider aggredito a Verona 

"Ho difeso una ragazza e mi hanno sfregiato ma lo rifarei subito


VERONA - «Aiutare una donna in difficoltà non è una scelta negoziabile. Si fa e basta, qualunque sia la situazione». Trenta punti di sutura tra occhio e naso, uno squarcio in pieno volto che rimarrà per sempre. L'atto di coraggio di un rider di Verona ora è una cicatrice che solca il viso pulito di un ragazzo. Michele Dal Forno, 21 anni, studente di Verona, sabato sera stava consegnando le pizze per il ristorante l'Oasi Gourmet, quando si è accorto di qualcosa e ha deciso di fermarsi. C'erano due ragazzi che sbraitavano contro una giovane.

«Mi sembrava in difficoltà, mi sono avvicinato e le ho chiesto se fosse tutto a posto. Ecco qua i risultati», dice spostando la benda che nasconde il lungo taglio. Un ragazzino albanese di 16 anni gli ha sferrato una coltellata in faccia e l'ha sfregiato. Poco dopo è stato arrestato dalla polizia e ora si trova in carcere minorile. Michele, invece, è in convalescenza. Continua a guardarsi allo specchio e, nonostante tutto, non ha dubbi: «Lo rifarei anche domani».

Come mai tutto questo odio nei suoi confronti?

«Lì per lì ho pensato che mi avesse dato un pugno. Solo dopo mi sono accorto del sangue e dello squarcio che avevo in faccia. Mi sono chiesto come mai e non sono riuscito a darmi una spiegazione».

Cos'è successo precisamente?

«Erano le 20.30 circa, avevo appena consegnato due pizze e stavo per riprendere lo scooter. Ho sentito quei due che sbraitavano, ho visto la ragazza arretrare a testa bassa. Così  mi sono avvicinato, per assicurarmi che stesse bene. Subito uno dei due ha iniziato a girarmi intorno, l'altro lo ha raggiunto poco dopo dicendo di lasciar fare a lui. Si è mosso velocemente: mi ha dato una coltellata in faccia e senza preoccuparsi delle conseguenze è scappato via».

Non ha provato a reagire?

«No, sono rimasto paralizzato. Mai  avrei immaginato una violenza simile».

Secondo lei era possibile evitare tutto questo?

«Bastava girarsi dall'altra parte, fregarsene di quella ragazza. Ma io non sono fatto così. Mi chiedo invece come sia possibile che una persona vada in giro per strada con il coltello in tasca. Avrebbe potuto anche ammazzarmi».

Lei come sta ora?

«Sono scosso, ho 30 punti in faccia, un pezzo di naso non c'è più e mi hanno dato anche punti interni. Non so se tornerò più come un tempo e questo mi destabilizza. È vero che la chirurgia plastica ha fatto passi da gigante ma bisogna anche poterseli permettere certi interventi. La mia è una famiglia umile, io consegno pizze per guadagnarmi da vivere».

Ha ricevuto messaggi di solidarietà?

«Sì, questa è l'unica cosa positiva. Sento l'affetto delle persone. Ciò che ho fatto non è passato inosservato».

Lei cosa studia?

«Frequento il liceo meccatronico, ho la maturità a giugno. Mi sono perso qualche anno per strada, proprio perché ho sempre cercato di lavorare».

Le è capitato di vivere altre situazioni pericolose facendo il rider?

«Il nostro lavoro è molto particolare, anche perché siamo sempre soli. Durante il lockdown giravamo in mezzo alle città deserte, quindi bisogna stare sempre in campana. Però no, non mi è mai capitato niente di simile e spero che ciò che è successo a me possa in qualche modo servire».

In che senso?

«Le forze dell'ordine devono arginare questi ragazzini, queste bande giovanili. Il sedicenne che ha accoltellato me un mese fa ha picchiato un tabaccaio con un manganello telescopico. Non so se possa essere normale tutto questo».

Cosa prova nei confronti di quel ragazzo?

«Provo pena per una persona che ha così poco rispetto della vita. Spero si renda conto del male che ha fatto».

Enrico Ferro

la Repubblica, 22 aprile 2021