La vita non è
una gara
Non
basta alla sinistra assicurare uguali punti di
partenza, come se
poi la vita sociale dovesse essere gara e non collaborazione, come
se la società fosse una pista che decide i primi e gli ultimi.
Un
esploratore, in una tribù africana, promise un premio a chi, in
un gruppo di bambini, sarebbe arrivato primo nella corsa: i
sapienti e civili bambini corsero tutti alla pari per dividersi il premio. La competizione frutta buoni risultati se è collaborativa e
non eliminatoria, come l'evoluzione delle specie si scopre oggi
che avviene nella collaborazione e non nella selezione: soci nel
vivere e non rivali.
La sinistra oggi è cultura, lettura
dell’umano in difesa dell'umano. Ricchissime fondazioni Usa,
finanziate dai grandi capitalisti vogliono convincerci che non
esistono sfruttatori e sfruttati, ma solo "imprenditori di se
stessi", che siano miliardari o profughi a Lampedusa: questa
è la predicazione di destra (denuncia Marco D'Eramo in Dominio,
Feltrinelli).
Al contrario, la sinistra è cultura dell'umanesimo
universale, della Regola d'oro, della reciprocità, presente in
tutte le civiltà umane di ogni tempo e latitudine; è il sentire
del Samaritano che soffre nelle proprie viscere le ferite
dell'uomo aggredito; è il pensiero confuciano per cui il
sentimento dell'umanità, ren
zhi xin,
si esprime nel
non poter sopportare le sofferenze altrui" (P.
C.
Bori, Per
un percorso etico tra culture,
Carocci
2003, pp. 58-60).
La cultura di sinistra valuta il
lavoro, ogni lavoro, non solo come mezzo e necessità per vivere,
ma come dimensione essenziale della persona umana, espressione
libera e creativa.
Lo sfruttamento del lavoro, ad ogni livello e
grado, è atto disumano, che la politica deve impedire, come
impedisce la
delinquenza. La difesa dell'ambiente dallo
sfruttamento e le riforme radicali per uscire da una economia
distruttiva, sono nel centro della politica umanistica di
sinistra.
Enrico Peyretti