Gesù, la mia porta di accesso a Dio
“Queste sono le percezioni che mi spingono ad agire.
Credo di
dover ora abbandonare i compromessi politici ed
etici che hanno
corrotto la fede in questo Gesù. Credo di
dover abbandonare
questa teologia soffocante, la struttura
patriarcale, i pregiudizi
radicati che si basano su una qualunque convenzione della nostra
umanità, come il colore
della pelle, il sesso o l'orientamento
sessuale. Devo abbandonare la mentalità che incoraggia a pensare che
le nostre dottrine siano inalterabili o che i nostri testi sacri non
contengano errori. Devo abbandonare il Dio dei miracoli e
della
magia, il Dio del potere soprannaturale e invasivo.
Devo
abbandonare le promesse di certezza, l'illusione di
possedere la
vera fede, le eccessive proclamazioni di essere il destinatario di
una rivelazione incontestabile, e perfino il nevrotico desiderio
religioso di sapere di essere nel
giusto: Ma non potrò mai
abbandonare l'esperienza di
Dio, né potrò mai allontanarmi da
quella porta di accesso
al divino che io credo di aver trovato in
colui che chiamo
Cristo e che riconosco: Come: «mio Signore»,;
Non affermerò mai più che il mio Cristo è l'unica strada per
arrivare a Dio, poiché ciò sarebbe un atto estremo
di umana
follia. Dirò, comunque, che Cristo è l'unica
strada per me,
poiché questa è la mia esperienza”.
John S. Spong, Un cristianesimo nuovo per un mondo nuovo, Massari Editore, pag. 339.
Traduzione di Ferdinando Sudati