Materie prime
Il
fatto nuovo è che la Cina ha oggi
meno
bisogno delle materie prime africane rispetto a 20 anni fa
quando
iniziò la sua campagna
d'Africa.
Uno dei primi risultati
della
costruzione della "via della
seta"
(Belt
and Road Initiative,
Bri) è
che
le risorse energetiche, minerarie e agricole che Pechino trovava
in
Africa ora può ottenerle anche
altrove.
Alcuni materiali rimangono fondamentali come ad esempio il cobalto
(coltan) ma si tratta
di
scambi di dimensioni più piccole che in passato. D'altronde le cifre
dell'interscambio con il continente nero parlano da sole: dopo
aver
toccato i 200 miliardi nel
2015,
da allora scendono un po'
ogni
anno.
Ovviamente
non si tratta di una fuga: la Cina rimarrà un protagonista in Africa
ma la sua strategia sta
mutando
e le sue fonti si stanno diversificando. Forse per Pechino la
necessità
di far passare la stessa
Bri
attraverso il continente rimane l'aspetto più interessante, sia
per
il corridoio verso nord (dal porto keniano di Mombasa verso il Sudan)
che per quello verso ovest
(l'asse
Tanzania-Angola). Dopo tanti anni di sforzi per entrare in sintonia
con un universo così diverso
come
quello africano, ora la Cina
sta
ripensando il suo approccio anche perché le scelte degli altri paesi
influiscono sulle sue decisioni.
La
globalizzazione vale per tutti.
Domani
1 agosto2021