venerdì 27 agosto 2021

QUEL BISOGNO DI SORELLANZA

 Quel bisogno di sorellanza

Linda Laura Sabbadini*

La Stampa 27/8

È stata una giornata importante quella di ieri al G20 sull'empowerment delle donne, svoltosi proprio nelle ore in cui il mondo era concentrato sull'attentato di Kabul che ha coinvolto tante donne e bambini. Perché era la prima volta che succedeva, non c'era mai stato un G20 così. E perché ha segnato l'inizio di una nuova fase. Tutti gli anni si farà. Tutte le ministre sono d'accordo su questo. Quella indonesiana ha già dichiarato che lo organizzerà il prossimo anno. E c'era un bel clima. Dibattito intenso. Confronto serrato tra ministri, società civile, esperti, organismi internazionali. 

Tutti a parlare del futuro delle donne. Viene richiamata la road map sull'occupazione delle donne varata a Catania dai ministri del Lavoro del G20. Più lavoro femminile e più di qualità. Si sottolinea l'importanza dell'investimento in infrastrutture sociali per alleggerire il carico di lavoro familiare sulle spalle delle donne e favorire la condivisione. 

Si affronta la strategia per l'accesso alle materie scientifiche da parte delle donne, si discute di come combattere gli stereotipi di genere. L'imprenditoria femminile e l'accesso al credito. 

Importante, data anche la profonda differenza tra i Paesi. Ora sarà fondamentale il peso che i leader vorranno dare al tema. Ci auguriamo elevato. Women20, il gruppo del G20 che si occupa delle questioni di genere per la società civile, è intervenuto intensamente nel dibattito con le sue proposte, il suo entusiasmo, la sua visione. Molte cose proposte sembrano essere recepite. Importante sarà il documento finale. Importante sarà l'azione che ne potrà conseguire. E allora vi dico le mie riflessioni a partire da questa esperienza positiva. 

Due sono le parole chiave, faro della strategia da adottare. La prima, sorellanza. Una parola bellissima. Che indica una via. L'unità di tutte le donne per il trionfo dell'uguaglianza di genere. 

Tutte, indipendentemente dal colore della pelle, dalle culture di appartenenza e dalle diverse condizioni economiche. 

Tutte solidali. Chi ha di più sostenga chi ha di meno. Chi ha più diritti si batta per i diritti delle altre. Governi e società civile agiscano insieme. 

Solo così potremo vincere anche insieme con quegli uomini, e ci sono, che hanno capito l'importanza universale della nostra battaglia. Lo dico perché ci credo. 

Lo dico perché è necessario oggi più che mai. Soprattutto se pensiamo alle nostre sorelle afghane, ripiombate nell'incubo dei matrimoni forzati, della violenza in famiglia, del divieto di lavorare, studiare, esprimersi, della totale invisibilità. Corridoi umanitari devono permanere per le donne che vogliono lasciare il Paese. 

Vanno bloccati i rientri forzati di afghani nel loro Paese. Un organismo indipendente deve essere costituito per il controllo e monitoraggio dei diritti umani e dei diritti delle donne. 

È fondamentale che il G20 agisca in difesa delle donne afghane con forza. Dobbiamo affermare la difesa della dignità delle donne in tutto il mondo, la difesa della libertà femminile. 

La seconda parola è forza. Come donne ce l'abbiamo. Non siamo un soggetto debole. Dobbiamo esercitarla. Esigere di più. Osare di più. No alla politica dei piccoli passi che ha dimostrato il suo fallimento per le donne. Ci vogliono massicci investimenti. Ci vuole una spallata. Non ci abbiamo mai provato.

 Astraetevi un attimo e pensate se per la prima volta investissimo decine e decine di miliardi sulla parità di genere. Che balzo si farebbe. Ci siamo abituati a parlare di cambiamenti lenti. Ma è diventato un alibi. Dateci una leva (i fondi) e con una buona strategia capovolgeremo il mondo. Non solo, tingeremo finalmente il potere di tanto rosa.

*Direttora centrale dell'Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat —