Come costruire le case del futuro
Ran Boydell, The Conversation, Regno Unito
Architetti
e ingegneri progettano
gli
edifici e le strutture come i
ponti,
tenendo conto del clima
del
posto in cui saranno realizzati: usano materiali e seguono
standard
di
progettazione in grado di sopportare sia
l'escursione
termica, le precipitazioni, la
neve
e il vento previsti sia fenomeni di
natura
geologica come terremoti, subsidenza e i livelli delle acque
sotterranee.
Il
mancato rispetto di questi standard
significa
che gli edifici possono avere dei
problemi.
Se il vento è molto forte qualche
tegola
potrebbe staccarsi. Se piove a dirotto per giorni e il livello della
falda acquifera sale, il piano interrato potrebbe allagarsi. Questi
problemi rientrano nella norma
ed
è impossibile scongiurarli del tutto. La
crisi
climatica, però, li renderà più frequenti, e gli standard abituali
diventeranno inadeguati. L'aumento della temperatura e dell'umidità
medie, per esempio,
sarà
permanente e le alluvioni che prima
si
verificavano una volta ogni cent'anni
potrebbero
diventare ricorrenti.
In alcuni casi gli effetti possibili sono
evidenti.
Le case tenderanno a surriscaldarsi. Le alluvioni saranno più
frequenti e
interesseranno
aree più vaste, al punto
che
probabilmente alcune saranno abbandonate. Certi effetti saranno
circoscritti e contenibili, e i rimedi piuttosto
semplici.
Per esempio si potrà ridurre il
surriscaldamento
proteggendo le finestre
con
tende da sole o tapparelle, con buone
coibentazioni
e ventilazioni. Ma a preoccupare di più sono forse gli effetti
insidiosi
del
cambiamento climatico, che compromettono gradualmente le funzioni
essenziali di un edificio in modi meno evidenti.
L'intensificarsi di vento e pioggia renderà più rapido il
deterioramento del rivestimento esterno, favorendo le infiltrazioni.
L'aumento delle temperature amplierà
le
zone in cui vivono alcuni insetti, come
le
termiti del legno, capaci di causare gravi
danni
strutturali, ole zanzare che trasmettono la malaria, da cui dovremo
difenderci ripensando anche gli spazi domestici.
Con
il caldo i materiali, soprattutto i
metalli,
si espandono e superata una certa
soglia
possono deformarsi. Le alte temperature sono state ritenute in parte
respon-
sabili
delle oscillazioni di un grattacielo di
Shenzhen,
in Cina, che è stato evacuato,
perché
la struttura d'acciaio si era allungata. Le temperature estreme
possono anche sciogliere i materiali.
In
un mondo più caldo si prevede anche un aumento della subsidenza,
ossia il
cedimento
del suolo sotto una costruzione, con conseguenti crepe o il crollo
della
struttura.
Particolarmente vulnerabili sono i palazzi con le fondamenta nei
terreni
argillosi,
che assorbendo acqua si gonfiano per poi indurirsi e restringersi
quando
si
asciugano.
Gli
effetti sul cemento armato
L'effetto
della crisi climatica che preoccupa di più è forse quello sul
cemento armato, o meglio il calcestruzzo armato, uno
dei
materiali più diffusi al mondo. Usato
per
case, grattacieli e ponti, si ottiene versando una colata di
calcestruzzo su barre
d'acciaio
sistemate in appositi stampi.
Una
volta asciugato, produce strutture
estremamente
solide.
Un
clima più caldo e umido, però, ne
altera
la durata. Se arrugginita per effetto
dell'acqua,
l'armatura si gonfia e spacca il cemento,
indebolendo la struttura. Gli edifici dei litorali sono i più
esposti, perché il cloruro presente nell'acqua salata favorisce la
formazione della ruggine. L'innalzamento dei mari farà salire il
livello della falda rendendo l'acqua più salata e intaccando le
fondamenta, mentre gli spruzzi saranno più diffusi grazie ai venti
forti.
Il calcestruzzo subisce anche la carbonatazione,
processo in cui l'anidride carbonica dell'aria reagisce con il
materiale e forma il carbonato di calcio. Questo elemento chimico
abbassa il pH del calcestruzzo esponendo ulteriormente l'acciaio alla
corrosione. Dagli anni cinquanta a oggi la concentrazione di CO2,
nell'atmosfera è passata da circa 300 ppm (parti per milione) a ben
più di 400. E più CO2,
significa più carbonatazione.
L'unica soluzione è adattare le
costruzioni alle nuove condizioni. Prima cominciamo ad ammodernare i
palazzi esistenti, e a costruirne di nuovi in grado di sopportare la
crisi climatica, meglio è.
Internazionale 20 agosto