sabato 4 settembre 2021

 Dall’homo sapiens all’homo videns


Negli ultimi trent'anni siamo traghettati in una fase dove le cose che sappiamo, dalle più elementari alle più complesse, non le dobbiamo necessariamente al fatto di averle "lette" da qualche parte, ma semplicemente di averle "viste" in televisione, al cinema, sullo schermo di un computer o di un telefonino, oppure "sentite" dalla viva voce di qualcuno, dalla radio o da un auricolare inserito nelle nostre orecchie.
A questo punto vien da chiedersi: quanto la strumentazione tecnica modifica il nostro modo
di pensare? E ancora: quali forme di sapere stiamo perdendo per effetto di questo cambiamento?
Naturalmente guardare" è più facile che "leggere" (addio cari libri). L'homo sapiens, capace di decodificare segni ed elaborare concetti astratti,
è sul punto di essere soppiantato dall'homo videns, che non è portatore di un pensiero, ma fruitore di immagini, con conseguente impoverimento del capire. E com'è noto, una moltitudine
che “non capisce" è il bene più prezioso di cui può disporre chi ha interesse a manipolare le folle.

D. la Repubblica, Umberto Galimberti, 10 luglio