Dall’homo sapiens all’homo videns
Negli
ultimi trent'anni siamo traghettati in una fase
dove le cose che sappiamo, dalle più elementari
alle più complesse, non le dobbiamo necessariamente
al fatto di averle "lette" da
qualche parte, ma semplicemente di averle "viste"
in televisione, al cinema, sullo schermo di
un computer o di un telefonino, oppure "sentite" dalla
viva voce di qualcuno, dalla radio o
da un auricolare inserito nelle nostre orecchie.
A
questo punto vien da chiedersi: quanto la
strumentazione tecnica modifica il nostro modo
di
pensare? E ancora: quali forme di sapere stiamo perdendo
per effetto di questo cambiamento?
Naturalmente
guardare" è più facile che "leggere" (addio
cari libri). L'homo sapiens, capace di
decodificare segni ed elaborare concetti astratti,
è
sul punto di essere soppiantato dall'homo videns, che
non è portatore di un pensiero, ma fruitore di
immagini, con conseguente impoverimento del
capire. E com'è noto, una moltitudine
che
“non capisce" è il bene più prezioso di cui può disporre
chi ha interesse a manipolare le folle.
D. la Repubblica, Umberto Galimberti, 10 luglio