martedì 2 novembre 2021

AGGRESSIONE IN PIENO CENTRO A ROMA: INDIFFERENTI I PASSANTI

 Campidoglio

Schiaffi e rapina

Deriso perché gay passanti indifferenti”

di Carlotta Rocci 

Volevano rubargli il portafoglio. E così, cappuccio calato in testa per non farsi riconoscere, l’hanno aggredito e preso a botte in strada, nel cuore del quartiere Campidoglio, in via Medici all’angolo con via Fogazzaro. «Si è svolto tutto in pochi minuti – racconta la vittima, Stefano Ambrosini, 22 anni – Stavo camminando per tornare a casa, quando due uomini mi hanno bloccato. Mi hanno messo con le spalle al muro e mi hanno chiesto dei soldi. Ho cercato di prendere tempo, sperando che passasse qualcuno. Ad un certo è arrivato un gruppo di sei ragazzi. Io ho cercato di chiedere aiuto, ma loro hanno cambiato marciapiede. E i miei aggressori hanno iniziato a colpirmi. Ceffoni e calci su ogni parte del corpo». Chi erano? «Non lo so, non li avevo mai visti prima. Erano italiani. Avevano la barba, ma non era folta. Erano entrambi alti circa un metro e 70 o un metro e 80. Avranno avuto tra i 30 e i 40 anni». I due banditi hanno preso i soldi e poi sono scappati verso corso Telesio. «Non ho provato a difendermi perché sospettavo che uno dei due fosse armato: teneva una mano sempre in tasca. Non so se avesse davvero una pistola, ma ho preferito non scoprirlo – aggiunge Stefano - Ho svuotato il portafoglio, ho dato loro tutto ciò che c’era dentro. Sono invece riuscito a convincerli che il mio telefono fosse rintracciabile e così almeno quello me lo hanno lasciato». Subito dopo il fatto, il ventiduenne ha chiamato la polizia che ora indaga sull’accaduto. Anche due donne hanno assistito alla scena. Sentite dagli inquirenti hanno raccontato cioè che hanno visto: «C’erano tre ragazzi fermi quasi all’angolo con via Fogazzaro. Subito ci sono sembrati un gruppo di amici, erano vicini, sembra chiacchierassero. Poi, però, abbiamo sentito degli schiaffi e delle urla. Ci siamo girate e abbiamo notato un ragazzo a terra. Gli altri sono scappati, lui era visibilmente scosso. Abbiamo cercato di aiutarlo, ma non ha saputo spiegarci cosa fosse successo. Ci ha solo detto che gli avevano rubato i soldi guadagnati durante la settimana». Ambrosini è certo che si sia trattata di un’aggressione casuale, niente di legato alla sua militanza nel Partito Gay come candidato alle Comunali che si sono appena svolte. «Non sapevano chi fossi – spiega – Poi, quando hanno visto il volantino elettorale del Partito Gay che avevo nel portafoglio, mi hanno deriso. Però sono sicuro che non fosse quello il motivo dell’aggressione. Volevano i miei soldi».


La Repubblica 24 ottobre