mercoledì 3 novembre 2021

ATTESE INSOPPORTABILI

 L’odissea di Carla per colpa del Covid

Da 4 anni aspetto di diventare donna”

di Federica Cravero 

Dura da quattro anni l’odissea di Carla e ancora non si vede l’approdo del suo processo di transizione per diventare donna, lei che era nata quarant’anni fa nel corpo di un maschietto. Andata via a 14 anni da una famiglia che non la accettava e da un Paese in cui non sono permessi cambi di genere, immaginava che in Italia il percorso potesse essere più facile. Il primo passo era stato inviare una mail al Cidigem, il Centro disturbi identità di genere delle Molinette, un servizio pubblico d’eccellenza (riconosciuto per legge come centro di riferimento regionale) che segue di chi soffre di disforia di genere. «Ma erano passati mesi e non ricevevo una chiamata, non ce la facevo più. Così ho iniziato un percorso privatamente — racconta — Oltre al costo delle visite con gli specialisti, però, bisogna mettere in conto anche il costo delle cure ormonali, che sfiorano i cento euro al mese».

«Quello di Carla non è un caso unico né raro, ma è la situazione in cui si trovano tantissime persone che devono avviare un percorso di transizione dal momento che quello delle Molinette è l’unico centro pubblico in tutto il Piemonte e uno dei pochi in Italia», dice Christian Ballarin, responsabile di Spot, sportello trans del Circolo Maurice. «Da quando è scoppiata la pandemia — continua Ballarin — abbiamo visto un’impennata di contatti di persone che erano da tempo in attesa di un primo appuntamento anche da dieci mesi. Ora abbiamo due appuntamenti ogni settimana, ma è un servizio privato, che non tutti possono permettersi».

Ogni anno arrivano al Cidigem una cinquantina di nuovi casi, cresciuti esponenzialmente nell’ultimo periodo e tra i giovanissimi. In tutto sono circa 700 le persone seguite. E l’arrivo del Covid, che ha bloccato a lungo le visite, ha rallentato i tempi. Torino è stata pioniera in questo campo, con il primo servizio pubblico in Italia aperto nel 1983 al Mauriziano. «Abbiamo molte richieste perché siamo un punto di riferimento anche per le tante regioni dove non c’è un servizio analogo — spiega Chiara Crespi, psicologa del Cidigem — D’accordo con la direzione per accorciare le attese abbiamo aumentato l’orario di ambulatorio sia per gli psicologi che per i medici e attivato anche la telemedicina».

Dopo il lungo periodo in cura da psicologi ed endocrinologi, Carla — assistita dall’avvocata Francesca Prunotto — ha ottenuto dal tribunale l’autorizzazione per il cambio di nominativo sui documenti. E ora può avviare la domanda per l’operazione chirurgica che le permetterà di concludere il cambio di genere. Ma anche per questo passaggio l’attesa è lunga parecchi mesi.

Per il momento l’unico effetto è stato un altro intoppo: «Con il cambio di identità — racconta Carla — anche per il medico di base sono diventata donna, mentre i medicinali che devo prendere sono “maschili”. Ho dovuto cambiare tre dottori prima di trovare chi si prendesse la responsabilità di prescrivermeli».

La Repubblica 21 ottobre