giovedì 11 novembre 2021

LA "BRUTTIFICAZIONE" DI DIO

È innegabile che per molte persone il Dio moralista, dolorista, sessista e amico dei potenti che è stato ampiamente predicato è diventato odioso o, almeno, irrilevante.

Si pensi quali disastri rappresentano per il cammino di fede le recenti posizioni sessuofobiche delle gerarchie cattoliche (contro omosessualità, seconde nozze, convivenza…) che vengono gabbate come volontà di Dio mentre sono in larga misura il prodotto di consolidate ideologie e di comode abitudini. È chiaro che simili "bruttificazioni" del volto di Dio rappresentano uno scandalo insuperabile per chi non sa distinguere e separare accuratamente la fede cristiana dalle posizioni delle autorità ecclesiastiche.

Ma c’è di peggio: la banalizzazione della esperienza cristiana: “Poche cose hanno contribuito all’irrilevanza del cristianesimo quanto la scuola di catechismo" (P. Tillich, pag 45). Lo stesso Autore illustra questo fenomeno in modo preciso: "La potenza originaria dei grandi simboli cristiani è andata perduta. In origine essi rispondevano a delle domande. Ora sono delle pietre d'inciampo che è necessario credere per tradizione e autorità. Ad aggravare il problema è la confusione fra fede e credenza. La fede è lo stato consistente nell'essere afferrati da qualcosa che ha un significato supremo, e nell'agire e pensare in base ad esso come persona dotata di un centro. Le credenze sono opinioni che si ritengono vere, che possono essere o meno realmente tali. Noi abbiamo continuamente bisogno di credenze nelle faccende pratiche. Ma esse non sono mai questione di vita o di morte. Una delle cose peggiori che rendono irrilevante il messaggio cristiano è identificare la fede con la credenza in certe dottrine. Particolarmente grave è la richiesta di credere l'incredibile...Dobbiamo affermare chiaramente che 'fede' è l'essere afferrati da una potenza che ci interessa in maniera suprema, e che 'credenza' non è l'essere certi, ma l'accettare qualcosa di preliminare. L’impossibilità della persona moderna di comprendere il linguaggio della tradizione riguarda quasi tutti i simboli cristiani. Essi hanno perso il potere di trafiggere l'anima: di rendere inquieti, ansiosi, disperati, gioiosi, estatici, recettivi nei confronti del significato. Spicca
l'esempio del Gesù dalla voce gentile, emaciato, sentimentalizzato, la cui immagine è appesa nelle aule di catechismo e alle pareti laterali delle chiese. Questo Gesù sentimentale non ha nulla da dire ai forti della nostra epoca. Ma, al di là di questo, la parola Gesù' non comunica più nel profondo. E la parola 'Cristo', che indicava originariamente l'unto mandato da Dio per portare il nuovo eone, è divenuta incomprensibile. Viene usata come un nome proprio, anziché come il paradosso dell'attribuzione di una funzione cruciale ad un essere umano. Una cosa analoga avviene nel linguaggio sacramenti" (
P Tillich. pagg, 42-43).

Franco Barbero, Le mammelle di Dio, Pinerolo 1991