Non aumentate le diseguaglianze
di Linda Laura Sabbadini
La Repubblica 11/11
La ripresa che conoscerà l’Italia, sulla spinta del Pnrr dovrà avvenire riducendo la povertà. Troppo alta nel nostro Paese. Per questo dobbiamo tarare bene gli strumenti che utilizzeremo per combatterla, e in particolare il reddito di cittadinanza. Ma le misure approvate dal Consiglio dei ministri e le proposte della Commissione coordinata da Chiara Saraceno presso il ministero del Lavoro sono diverse. Il governo ha intenzione di tener conto delle proposte della Commissione?
Equilibrio ed equità quando parliamo di povertà sono necessari. Perché stiamo parlando di persone che soffrono e hanno una dignità. E hanno diritto ad essere rispettate. La discussione che a ondate si sviluppa sul reddito di cittadinanza è esasperata nei toni. Quando si parla di reddito di cittadinanza spesso si associa il termine “furbetti”. Come se lo fossero tutti. È come se associassimo lo stesso termine, “furbetti”, alla pensione di invalidità, solo perchè alcune persone hanno truffato lo Stato e sono falsi invalidi. Cerchiamo di metterci anche nei panni di coloro che ricevono il reddito e stanno in condizioni disperate. Come possono sentirsi ad ascoltare questi discorsi?
Teniamo conto che la povertà è molto estesa.
E quindi è fondamentale avere uno strumento contro la povertà che funzioni. Il Consiglio dei ministri ha posto l’accento sulla necessità dell’aumento dei controlli ex ante per evitare truffe. Benissimo. Ma dovrebbe intervenire anche su alcune questioni che non hanno funzionato.
La prima questione, la più importante, riguarda i criteri per l’assegnazione e la definizione dell’importo che penalizzavano le famiglie dei bambini e avvantaggiavano i single. C’è bisogno di modificarli. Il Consiglio dei ministri non li ha rivisti. Ma voglio ricordare una cosa. La povertà assoluta nel nostro Paese è raddoppiata dal 2012 e triplicata tra i minori. I minori sono il segmento di popolazione più in povertà assoluta. E sono 1 milione 300 mila. Fanno parte di famiglie numerose al Sud, ma anche al Nord, ce ne sono molti che appartengono a famiglie di migranti, o fanno parte di famiglie operaie con un solo reddito. L’introduzione di un correttivo che dia più peso ai minori è molto giusta. Tutte le forze politiche dovrebbero accordarsi su questo. Più un minore resta in povertà più il suo destino sarà segnato perchè non potrà sfruttare le opportunità degli altri bambini. Nella costruzione della scala di equivalenza i minori devono avere lo stesso peso degli adulti. E anche il contributo all’affitto penalizza i minori perchè assegna lo stesso importo a single e a famiglie più numerose dove loro vivono. Ma c’è un’altra questione che non mi convince. Il reddito di cittadinanza viene tolto nel caso di una secondo rifiuto di offerta di lavoro sul territorio nazionale. Possibile? E le persone che hanno carichi di cura come fanno? Chi ha bambini piccoli o genitori anziani da assistere che fa? E chi lo sostituisce nelle attività di cura di cui si è fatto carico fino a quel momento? Non mi dite i servizi perché siamo molto molto lontani da questa situazione idilliaca. Io credo che ci sia bisogno d’una profonda riflessione più nel merito. Mi auguro che il governo e il Parlamento la portino avanti. Le truffe si combattono con maggiori controlli. Non introducendo criteri che finiscono per aumentare le diseguaglianze. Sforziamoci invece per migliorare la copertura della popolazione che sta veramente peggio. E togliamoci dalla testa il cliché dei poveri “furbetti” o impostori.
Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell’autrice e non impegnano l’Istat