La violenza che seduce solo gli ignoranti
Marco De Marinis
Dopo l'attacco squadrista alla Cgil e le inchieste di alcuni giornali sui legami tra neofascismo e destra parlamentare, in molti hanno osservato come l'antidoto più efficace per arginare la nostalgia del fascismo e dei suoi metodi - più che nell'intervento repressivo - sarebbe nella scuola e soprattutto nell'insegnamento della storia. In realtà, la fiducia illimitata nel potere salvifico della cultura e in particolare della conoscenza storica mi ha sempre lasciato perplesso: sembra sottintendere che la violenza seduce solo gli ignoranti e che, conoscendo le efferatezze di cui si rese responsabile il regime fascista, ne diventeremmo tutti immuni. Magari fosse così! Come facciamo a escludere che sia proprio l’ideologia della violenza ad attrarre giovani e meno giovani sotto le insegne del neofascismo? Una violenza messa al servizio di principi considerati «giusti» e «sacri» come la difesa dell'italianità, la tutela del suolo patrio dall'invasione dei migranti, la rivendicazione delle radici cristiane contro il multiculturalismo. All'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso credevamo avessero partecipato solo «bifolchi» dell'America profonda, ma abbiamo scoperto che in prima fila cerano anche fior di professionisti arrivati a Washington in business class. Il suprematismo bianco, la forma attuale del nuovo fascismo planetario, veicola un messaggio seducente per molti, anche con la laurea in tasca.
Domani lettere, 28 ottobre