La filosofia ci salva dalla deriva della tecnica
Sergio
Audenino, Genova
In
un articolo su Domani del 25 ottobre (Studiare
filosofia è importante anche negli istituti tecnici italiani)
la filosofa Roberta De Monticelli commenta la bella proposta del
ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, sull'estensione della
filosofia agli istituti tecnici. Mi sembra una via d’uscita dalle
strettoie anguste della tecnoscienza: le applicazioni pratiche della
ricerca scientifica tendono ad appiattirsi nella produzione infinita
di oggetti «utili», dimenticando il significato che queste cose
hanno per l'essere umano nella sua complessità. De Monticelli ci
ricorda che la filosofia è pensare intorno alle essenze di ciò che
ci circonda. Ad esempio l'essenza di casa ha una valenza dinamica che
riguarda le infinite case possibili, inclusa la nostra casa
interiore, e come tale è tema filosofico e non riguarda solo
ingegneri e muratori. Vorrei poi toccare un altro punto dell'articolo
di Monticelli, cioè quando dice che il pensiero filosofico nasce da
stupore e meraviglia. Si tratta di qualità presenti soprattutto nei
bambini, liberi da ingombranti pregiudizi, aperti ed entusiasti nel
fare domande che spesso spiazzano il sapere dei grandi. Potremmo dire
che la filosofia è materia per bambini, che si fanno le stesse
domande che si ponevano gli antichi greci. In alcuni paesi del nord
Europa già da decenni si valorizza lo stupore infantile ampliandolo
con la filosofia per contrastare la sciagurata tendenza
all'efficienza fine a sé stessa. Anche in Italia, a Roma e a Napoli,
sono nate spontaneamente iniziative di «insegnamento» della
filosofia ai bambini nella scuola elementare. Spesso la società
civile è più avanti delle istituzioni.