domenica 7 novembre 2021

PAOLO RODARI INTERVISTA CARLO MOLARI

Paolo Rodari intervista Carlo Molari

Dio non fa. Egli fa sì che le cose le facciamo noi

Insonnia settembre/ottobre 2021

È il più grande teologo italiano dei nostri giorni, ha scritto su Twitter recentemente Vito Mancuso. E io sono d'accordo con lui. Carlo Molari, aiutante di studio allex SantUffizio e poi docente di dogmatica nell’Università Urbaniana, nel 1978 chiese la pensione dopo che la prefazione al Dizionario teologico (Borla 1972) e il libro La fede e il suo linguaggio(Cittadella, Assisi 1972) vennero accusati di sostenere posizioni non conformi alla dottrina. I censori non accettavano il fatto che di Dio non si possa dire nulla di definitivo in quanto la sua comprensione cresce con levolversi delluomo e delle sue capacità cognitive. Un pensiero su cui oggi in tanti concordano e messo in pagina da Molari in un poderoso volume edito da Gabrielli: Il cammino spirituale del cristiano. Qui parlo con lui di questo libro, della sua vita, e della sua visione del cristianesimo che sento del tutto vicino alla mia.

«Oggi non c’è più alcun dubbio sul fatto che sia più fedele allesperienza cristiana il darwinismo che la negazione dellevoluzione. Oggi retrogradi sono coloro che ritengono che Darwin sia eretico. Il tempo ha dato ragione a Teilhard de Chardin».

Sorride Carlo Molari mentre, nel suo studio allinterno della casa di famiglia a Cesena, sfoglia con delicatezza le pagine del suo grande amore teologico, gli scritti del gesuita De Chardin scomparso nel 1955 e sui cui lavori è ancora valido il Monito della Dottrina della fede del 30 giugno 1962. 

Oggi 92enne, Carlo Molari è uno dei più noti teologi italiani del Novecento.

Carlo Molari, Quindi su Darwin aveva ragione lei?

«Negare levoluzione vuole dire non rendersi conti del cammino reale che i viventi stanno facendo sulla terra».

Dio è la fonte dellevoluzione?

«L’evoluzione è possibile proprio perché Dio ne è la fonte, il principio. Ma se Dio è al principio significa che la sua perfezione non è ancora interamente espressa. Solo levoluzione può spiegare la complessità della realtà e il mistero di Dio».

La storia è allora necessaria per luomo ma anche per la teologia cioè per la riflessione delluomo su Dio?

«L’evoluzione richiede la storia. Gli antichi pensavano che in origine vi fosse un Adamo perfetto, ma non può essere. Luomo deve diventare e diventa nella storia e così la percezione che noi abbiamo di Dio».

Carlo Molari, quindi il peccato originale è fantasia?

«Non esattamente. La dottrina tradizionale contiene una verità di fondo e cioè l’incidenza negativa di una generazione su quella successiva. La vita viene comunicata spesso con limiti e carenze. Linsufficienza della dottrina tradizionale consisteva nellimmaginare un inizio già perfetto e compiuto che sarebbe stato perduto, mentre era un traguardo da raggiungere. Tutto nella storia è in evoluzione. E, mi spiace, ma anche il pensiero della Chiesa è così. Nella Chiesa ancora oggi c’è chi pensa che lortodossia vada salvaguardata e che ogni sua evoluzione sia male. Ma il male è proprio avere questa visione delle cose».

Torniamo al 1978. Lei, Carlo Molari, Venne giudicato eretico?

«Non proprio eretico, piuttosto non in sintonia con linsegnamento tradizionale e sicuro».

Come reagì?

«Provai a difendermi. Chiesi a chi mi accusava di tentare nuove strade e di favorire cammini avventurosi nei paesi di missione: allora per evitare questo rischio dobbiamo sempre restare indietro di ventanni? Mi risposero chiedendomi di lasciare linsegnamento. Avevo riscattato gli anni delle due lauree e così, pur cinquantenne, decisi di farmi da parte e chiesi, come avevo diritto, la pensione».

Cosa non accettavano del suo pensiero?

«Insistevo sul fatto che i cambiamenti culturali richiedono un continuo adeguamento anche delle forme dottrinali. E che, sulla scia di Teilhard de Chardin, anche il pensiero che abbiamo di Dio non può che evolversi».

Chi è Dio per Carlo Molari?

«Di lui non sappiamo nulla di assoluto. Possiamo soltanto abbozzare qualcosa, ma sempre adeguando ciò che diciamo alla esperienza che compiamo, al fatto che evolviamo».

Non possiamo dire nulla di definitivo di Dio?

«Se sapessimo qualcosa di definitivo di Dio saremmo alla sua altezza, ma non lo siamo».

Teilhard De Chardin esaltava laspetto cosmico di Cristo, Gesù salvatore di tutti gli esseri viventi esistenti nel cosmo. Condivide?

«Questo aspetto è discutibile. Credo che Cristo sia salvezza dellumanità, ma oggi non possiamo dire che lumanità sia il centro del cosmo e quindi che Cristo abbia una funzione cosmica perché l’umanità è un piccolo frammento delluniverso. Non è escluso che vi siano altre forme di vita intelligenti e non credo che per loro Cristo sia la salvezza. Non siamo autorizzati ad affermarlo».

Delle altre religioni cosa pensa?

«Con ognuna dobbiamo dialogare per accogliere il loro dono e dare loro il nostro dono».

Teme la morte?

«Non direi, temo di più la sofferenza della malattia che potrebbe portare alla morte. Lideale sarebbe morire in un istante. In ogni caso cerco di essere preparato. Alla mia età spesso penso: e se morissi ora?».

Cosa avverrebbe?

«Non so rispondere. Ciò che accadrà nessuno lo può sapere con sicurezza».

Ma ci sarà qualcosa?

«Io ho fiducia. È anche possibile che per alcuni vi sia una continuità mentre per altri no. In questo senso saremmo responsabili del nostro futuro. Saremo quindi ciò che abbiamo creduto di poter diventare».

Perché però il male?

«Non può non esserci perché è la condizione per crescere, per evolvere. La creazione è possibile precisamente perché è divenire, il divenire implica limperfezione, passare dallimperfezione al compimento. Se Dio crea non può evitare il male perché deve iniziare dal nulla, dallimperfezione. Anche noi quando operiamo dobbiamo correre il rischio dellimperfezione, la fatica di superare il male».

Nel silenzio possiamo desiderare cosa essere?

«, ma dobbiamo essere disponibili ad accogliere che si realizzi ciò che non potevamo sospettare, che la forza creatrice di Dio ci porti dove non possiamo immaginare».