venerdì 5 novembre 2021

VEDERE CON IL CUORE

La parola occhi Non mi era mai accaduto. Un mare azzurrissimo sino a far male concentrato in un paio di occhi. Quelli del capitano del peschereccio Aliseo. Mazara del Vallo. L'ho incontrato in un garage adibito a cucina durante un pranzo di autentica ospitalità. Il re dei re, il gambero rosso, «come non ne ha mangiato mai», ritornato quel che è: un cibo prelibato frutto di un lavoro usurante. Seduta a quella tavola ricoperta da una cerata, ho ascoltato «il racconto» come se tutto stesse riaccadendo in quel momento. Il peschereccio in fuga dalla motovedetta libica. Il fuoco aperto ad altezza d'uomo. Il capitano nella cabina di comando che chiede cosa fare alla nave della Marina militare italiana poco distante. Aveva occhi persi in quel Mediterraneo da guerra mentre ripeteva che la Libeccio non faceva niente, che l'aeroplano italiano in volo sopra il peschereccio non faceva niente. Appena qualche mese prima di quel 7 maggio aveva passato 108 giorni di tribolazione. C'era anche suo figlio tra i marinai sequestrati a settembre. Adesso era là di nuovo a tribolare, i suoi uomini al riparo in coperta. Tra mitragliate. 80, 90 colpi. Al braccio, alla testa. «Non capivo niente. La maglietta insanguinata». E in quegli occhi disarmati ho visto un mare selvatico, l’arroganza di chi non rispetta nessuna legge facendosi beffa dell’Italia che gli ha dato quelle stesse motovedette che fanno paura a tutti, migranti e pescatori. «Pure soldi a palate gli diamo! E noi per un coccio di gambero rosso..., fa un gesto di sconforto. «Lo vede come ci hanno rovinato... Psicologi. Medicine. Nemmeno ho la forza di tornare a mare, e se ci torno è per la promessa al vescovo Mogavero, l'unico a darci aiuto», ripete. Il figlio è di nuovo in mare. Peppe Giacalone è il nome del capitano. Nel 2015 ha salvato 69 migranti. «Con quattro cime gettate in mare a poppa. E alcuni si arrampicavano da tutte le parti con la morte negli occhi. Mischini. E noi ci abbiamo dato i nostri vestiti pure alle donne». La cosa più ovvia del mondo, dicono gli occhi. Evelina Santangelo, L’Espresso 17 ottobre