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fede e resistenza
SECONDA PARTE
Franco Barbero
LA NOSTRA VITA INTERROGA LA BIBBIA: LA PAROLA CHE FONDA LA RESISTENZA_11
B) EZECHIELE 37, 1-14
È il tempo «nero» dell'esilio. l deportati - questa prima generazione di deportati - si sentono svanire ogni speranza e «sono finiti» (v. 11). Che cos'è questo popolo esule? Con immagine plastica e linguaggio vividissimo, il profeta lo raffigura con un immenso mucchio di ossa aride, morte, una valle di cadaveri. Che cosa ci si può attendere da questo popolo ridotto a coacervo di scheletri disintegrati?
Eppure Dio è colui che sa cambiare la sorte del suo popolo. Il profeta parla: «Ossa aride: udite la parola ,di Jahvè...» ed ecco che riprende la vita: le ossa si riavvicinano, ricresce la pelle, i nervi si ricompongono, cresce la carne e balzano in piedi. È un esercito di gente viva e prospera!
Come da questa valle di ossa aride Dio ha tratto un esercito vigoroso di viventi, così - dice il profeta - da questa schiera di gente sfiduciata e affranta, egli farà rinascere un popolo pieno di vitalità e di speranza. Come cadaveri che escono dalla tomba, questa moltitudine smarrita ritroverà la strada che conduce al paese che Dio aveva donato ai Padri. Al centro del brano sta la Parola efficace del Signore e l'opera del suo Spirito. La parola del Signore è animatrice del popolo; essa alimenta la sua speranza. Anzi, essa può operare il passaggio della disperazione alla speranza. È la resistenza per i lunghi periodi di esilio e illibertà.
Anche Ezechiele «resiste» alla corrente maggioritaria in seno al popolo, cioè al «partito del disfattismo» e della disperazione, e ripropone, con audacia, la speranza in Dio, come orizzonte capace di squarciare e di aprire un varco tra le dense nubi del presente.