La presenza di Dio
Isaac Bashevis Singer, Il mago di Lublino, Adelphi, Milano 2020, p. 222
All'alba la pioggia cessò e cominciò a nevicare la prima neve dell'inverno. A Oriente si erano raccolte le nuvole, ma allo spuntar del sole il cielo diventò rosa e giallo. La fiamma dell'aurora sfiorò il bordo di una nube e balenò una saetta infuocata. Yasha si alzò, e scrollò via lo sfinimento e i dubbi della notte. Un giorno aveva letto della struttura dei fiocchi di neve, e ora poteva verificare quanto aveva appreso. Ogni fiocco caduto sul davanzale della finestrella era esagonale, dotato di steli e corni, di forme e appendici, opera di una mano invisibile ma presente ovunque: in terra e nelle nuvole, nell’oro e nelle carogne, nella stella più lontana e nel cuore degli uomini. Come si può chiamare questa forza, se non Dio? Si chiese Yasha. E che differenza fa se la si chiama natura? Ripensò al versetto dei Salmi: «Colui che ha fatto l'orecchio forse non ode? Colui che ha formato l'occhio forse non vede?». Aveva cercato un segno, eppure ogni minuto, ogni secondo, dentro e fuori di lui Dio gli aveva mostrato la Sua presenza.