sabato 21 maggio 2022

IL RUOLO DEGLI USA

 SE MOSCA È GOLIA GLI USA SONO DIO

Tomaso Montanari

Ieri Marco Travaglio ha spiegato perché Mario Draghi abbia citato a sproposito il celeberrimo episodio biblico di Davide e Golia: il presidente del Consiglio ha detto che la Russia si è rivelata “non essere un soggetto invincibile” e dunque “non è più Golia”.

Ma nella Bibbia il bellicoso gigante Golia è invece clamorosamente vinto, ed è vinto dal piccolo David, apparentemente inerme ma assistito da Dio onnipotente: e dunque Draghi avrebbe semmai dovuto dire che “la Russia si è rivelata proprio come Golia, grande ma vincibile”. Un lapsus interessante, quello di Draghi, allievo dei gesuiti eppure apparentemente dimentico dei fondamentali. E se non fosse un problema di cultura, ma di inconscio?

La storia di Davide e Golia è forse la più centrale in tutta la retorica rinascimentale sulla libertà e l’indipendenza delle tante, piccole patrie italiane. Basti pensare a Firenze, che si è sempre identificata con il piccolo pastore d’Israele, vittoriosa sui ben più grandi Golia che insidiavano la Florentina libertas: i David di Donatello, Verrocchio e Michelangelo sono i più eccelsi frutti di quella abilissima propaganda.

I cantori dell’occidente troveranno ghiotte analogie. Ma adattare questa storia alla guerra in corso ha due implicazioni: la prima è che la parte di Dio, che fa trionfare contro ogni speranza Davide su Golia, tocchi all’America. La seconda è che Golia venga ucciso, e poi decapitato: e cioè che la Russia venga sconfitta sul campo, e poi privata del capo (attraverso l’eliminazione di Putin). È esattamente quel che hanno in mente i falchi della Nato (inglesi e polacchi) e parte almeno dell’amministrazione Biden: ma è un salto nell’abisso nucleare, ed è l’esatto contrario della pace che Draghi finalmente dice di voler contribuire a costruire. Un’enorme contraddizione rimossa, un represso che ritorna nel lapsus: “La Russia non è Golia”. Meno male.


Il Fatto Quotidiano, 14 maggio