mercoledì 12 ottobre 2022

 

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Il lettore non si stupisca se sovente avrà visto intrecciarsi in queste pagine la documentazione sui miracoli con quella sulla figura e funzione del Gesù terreno e del Cristo risorto. Non è possibile interrogarsi sui miracoli senza incontrarsi con la ricerca cristologica. Per essa rimandiamo al Vento di Dio e alle opere in tale volume citate.

Per quanto riguarda il concetto di preesistenza la bibliografia è enorme e qui non possiamo che accennarvi rapidamente:

Nel pensiero di Giovanni Battista non mancavano idee di preesistenza. Egli pensava di preparare la strada a Elia; Gesù infatti è presentato nel Vangelo di Luca con alcuni tratti che evocano l'agire di Elia. Ora Elia era preesistente al Battista. Nell'apocalittica giudaica inoltre era divulgata l'idea della preesistenza del messia, tenuto da Dio in un luogo nascosto per essere inviato nel tempo stabilito a compiere la sua opera. Da questa concezione, che poteva essere quella intesa dal precursore nel proclamare Gesù preesistente, il Vangelo di Giovanni passa alla idea di preesistenza attribuita a Gesù nel significato espresso dal prologo» (G. FERRARO, Lo Spirito e Cristo nel Vangelo di Giovanni, Paideia, Brescia 1984, pag. 39).

«Con l'incarnazione è connessa l’idea della preesistenza. L’affermazione della preesistenza parte dalla fine della cristologia neotestamentaria. L'affermazione della preesistenza non è una rivelazione immediata, ma il risultato di conclusioni teologiche» (K. H. SCHLKLE, Teologia del Nuovo Testamento, 3/II, Dehoniane, Bologna 1980, pag. 197). Lo stesso Autore così argomenta:

«La riflessione utilizzò rappresentazioni e possibilità che già esistevano. Esse erano offerte dalla tradizione veterotestamentario-giudaica. La speculazione sapienziale veterotestamentaria poté preparare la cristologia della preesistenza. All'essenza di Dio appartiene la sua sapienza, che tutto sa, conosce e guida (Sir 1 ,9). La sapienza di Dio viene talvolta presentata come personificata. Essa è immagine della grandezza di Dio (Sap 7,25s.), abita nel cielo (Sir 24,4) e condivide il trono con Dio (Sap 9,4). La sapienza prese e prende parte a tutto ciò che Dio operò e opera nel mondo. Essa era presente al momento della creazione (Pr 8,22-30; Sap 9,9), come consigliera (Sap 8,4), come artefice (Sap 8,6). Essa stessa può essere chiamata autrice di tutte le cose (Sap 7,12). Il trasferimento a Cristo è tanto più facile, in quanto Cristo può essere chiamato “potenza di Dio e sapienza di Dio" (1Cor 1,24). Cristo è al tempo stesso il figlio dell’uomo e la sapienza rivelata (Mt 11, 19).

L’apocalittica (DNA 7,13s.) conosce il Figlio dell'uomo preesistente. La rappresentazione fu ulteriormente sviluppata dopo Daniele, come dimostrano i discorsi parabolici dell’Enoch etiopico (48,3; cf. 4 Esdra 13,26). Come colui che in futuro porterà la salvezza, il Figlio dell'uomo possiede un’esistenza reale, nascosta in Dio.

La teologia rabbinica attribuì a importanti figure della storia della salvezza la preesistenza prima della creazione del mondo. Questa in un primo momento può essere stata una preesistenza nei pensieri e nei piani eterni di Dio, non ancora un’esistenza autonoma al di fuori dell’essenza di Dio. Ma la rappresentazione si sviluppò ancora. Secondo i madras esistono sette cose prima della creazione del mondo: la hora (= sapienza), la penitenza, il giardino dell’Eden, la valle della Geenna, il trono della gloria, il santuario e il nome del messia. Prima della creazione del mondo sono preparati anche i beni del mondo futuro, che alla fine dei tempi devono manifestarsi nella loro pienezza (cf. Mt 25, 34). Anche la comunità di Quarna era aperta alle idee sulla preesistenza, in quanto tutto ciò che è creato viene pensato come fondato nei pensieri eterni di Dio. Le generazioni degli uomini durano di eternità in eternità. “Nella tua sapienza tu hai fondato le generazioni dall’eternità. E prima che tu le creassi, tu conoscevi le loro opere" (1 QH1,7s.;cf.1 QS 3,15s.). In Filone (Spec. 81; L.A. 3,96) il Logos è l'immagine divina preesistente di Dio. Mediante esso fu creato il mondo. In Filone (Gig. 12-15: Somn. 1,138s.), in Giuseppe (Bell. Iud. 2,154s.) come nel rabbinismo è infine dimostrabile anche il pensiero, fondato sulla filosofia platonica, della preesistenza dell'anima immortale.

Si inserirono anche speculazioni extrabibliche? Secondo le idee gnostiche l'anima dell'uomo, o per lo meno il nucleo dell'anima, è caduta dal mondo di luce di Dio nella materia. Essa cerca la via del ritorno. I singoli destini sono racchiusi nella figura dell'uomo primordiale, che abbandona la sua esistenza divina, per raccogliere, redimere e ricondurre i singoli uomini nel mondo divino. Così lo descrive con mitologica bellezza il canto del figlio del re, il quale parte per cercare la pietra preziosa (Atti di Tommaso 108-113). Anche un detto enigmatico del Vangelo di Filippo (57) può essere spiegato così: “Beato è, chi esiste, prima che fu. Intatti colui che esiste, tale era e sarà". L’esistenza eternamente vera partecipa dell’esistenza di Dio» (Idem, pagg. 198-199).

Per Bultmann le formulazioni mitologiche sulla preesistenza e sulla incarnazione «servono a esprimere... un fatto decisivo, cioè che la vicenda e la persona di Gesù non hanno la loro origine né il loro significato entro il quadro degli avvenimenti intramondani; è Dio che ha operato in esse, e questa sua iniziativa è avvenuta “quando venne la pienezza dei tempi" (Gal. 4,4)» (Teologia del Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 1985, pag. 288).

La trattazione forse più documentata, come dicevamo, può essere trovata in MARTIN HENGEL, Il figlio di Dio, Paideia, Brescia 1984, pagg. 99-119: «L'idea della preesistenza era, alla fin fine, uno dei mezzi preferiti per esprimere ed evidenziare il peculiare valore salvifico di determinati fenomeni. Si potrebbe forse dire che essa - con una proiezione tipicamente giudaica nel tempo antico - esprimeva la concezione, comune alla mentalità orientale, della corrispondenza tra ideale celeste e realtà terrena... Inoltre il concetto di preesistenza non si può ancora intendere nel significato che ebbe più tardi nell’ambito della controversia ariana, cioè come un’esistenza increata, un eterno, atemporale essere con Dio... Con la preesistenza. comunque, prende forma piena anche l'enunciato riguardante l'invio. Per sé, già gli angeli o gli uomini di Dio e i profeti dell'Antico Testamento erano inviati da Dio... Tipicamente giudaico è che nello sviluppo della cristologia la preesistenza, l'opera di intermediario nella creazione ed il concetto dell'invio si svilupparono cronologicamente prima della leggenda della nascita miracolosa... Il problema della “preesistenza" si sviluppò così necessariamente dalla connessione della speculazione giudaica concernente la storia, il tempo e la creazione, con la certezza del pieno schiudersi di Dio nel suo Messia Gesù di Nazareth... Una volta introdotto il concetto della preesistenza, era del tutto naturale che il figlio di Dio innalzato assumesse anche la funzione, propria della sapienza giudaica, di intermediario nell'opera di creazione e di salvezza» (pag. 106).

Sempre degne di rilievo le numerose puntualizzazioni di R. SCHNACHENBURG, Il Vangelo di Giovanni (Parte prima, Excursus secondo, pagg. 403-423), Paideia, Brescia 1973.

Per quanto riguarda l'idea di una «chiesa preesistente», creata prima del sole e della luna e manifestata alla fine dei giorni così come appare in 2 Clemente, si veda R. BULTMANN, Teologia del Nuovo Testamento, pag. 176. Risulta a nostro avviso frettolosa la discussione che Giuseppe Ferraro sfiora appena sulla «opposizione» (Op. cit., pag. 222, nota 24) tra teologia essenziale e teologia funzionale. Perché porre la questione in termini di opposizione?

 


 

 

 

Per tutto ciò che riguarda la metafora ‘il figlio di Dio’, che probabilmente oggi deve essere in larga misura ricompresa a partire specialmente dall'Antico Testamento, si legge sempre con profitto R. BULTMANN, Teologia del Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 1985, pagg. 58, 123, 346,  366 e seguenti.

Per una valorizzazione e discussione critica alle posizioni di Bultmann (che resta in ogni caso una pietra miliare nella ricerca cristologica) risulterà particolarmente illuminante MARTIN HENGEL., Il figlio di Dio, Paideia, Brescia 1983. Il capitolo dedicato allo «schema» della preesistenza (pagg. 99-120) ripercorre le tappe più significative dello sviluppo della cristologia nelle origini cristiane. Il volume porta un grande contributo sul piano biblico e teologico e una documentazione storica di eccezionale interesse. L'opera è stata edita in Germania circa dieci anni fa e finalmente ha visto la luce anche in Italia. La nostra comunità ha usato ampiamente le pagine di questo libro di cui vanno apprezzate anche le note, vere e proprie miniere di informazioni e di rimandi per ulteriori approfondimenti.

 

(continua)