martedì 11 ottobre 2022

GIOIA

Se abbiamo finalmente compreso cos'è la felicità e oggi sappiamo che potremmo tradurre questa difficilissima parola con un'altra non meno inquieta, destino-a patto che si tratti di un destino personalissimo, scelto, inventato solo per noi-cos'è allora invece la gioia? 

La parola più adatta all'estate, anche a un'estate feroce come è stata questa al termine, la parola cui comunque non riusciamo a rinunciare che teniamo cucita in tasca perché sia più vicina al corpo, o forse scritta sulla pelle come un tatuaggio, tanta è la voglia di fare a meno di tutto e apparire come siamo.
Armati fino ai denti e allo stesso tempo indifesi. Le maestre e i maestri di tutto il mondo ci suggeriscono che potremmo tradurla, questa famosa gioia, come plein conscience, coscienza piena nel senso di intatta e intera,  mindfulness, attenzione portata senza sosta e senza colpa a tutto quello che stiamo facendo, qualsiasi cosa sia e anche se non stiamo facendo nulla (e non fare nulla, come sa chiunque ci abbia provato, in realtà è difficilissimo).
Il momento in cui, in mezzo a un bosco in città, sospesi in volo su una barca che tagli all'acqua, o anche solo fermi in mezzo alle nostre normalissime vite, non siamo più soggetto, siamo una sola cosa con quello che è, non ci distinguiamo dal flusso con la nostra nostalgia del passato-l'infanzia, i primi amori, le estati di tanti anni prima- o la paura del futuro-l'autunno che è in arrivo, i giorni che abbiamo ragione di temere terribili-l'istante in cui c'è solo il presente noi in lui.
Senza rimorso, senza rimpianto, senza aspettative o condanna, con tutta l'assoluta potenzialità di uno stato che è sempre iniziale è sempre il big bang.Che cosa c'è, in fondo, ci dicono i poeti e tra questi Vittorio Sereni nei bellissimi versi di Appuntamento ora insolita, di più rivoluzionario?: 
"E' questo che penso se qualcuno 
mi parla di rivoluzione 
dico alla vetrina ritornata deserta".

Laura Pugno
11/9 L'Espresso