reazione
Una morte assurda per un arresto che ha del folle, una ragazza che avrà per sempre 22 anni perché indossava il velo in modo illegale, immorale, sovversivo. E le donne reagiscono, finalmente, rifiutando di sottostare a leggi che ricordano lapidazioni, tagliando i capelli, urlando la loro indignazione, non permettendo che un altro corpo venga seppellito dalla morale di uomini e donne (poche) che hanno fatto dell'immoralità la loro bandiera. Accade in Iran e protestano in Italia, com'è giusto che sia.
Quell'Italia che si identifica, nello stesso momento, agli occhi del mondo come profondamente reazionaria, che odia il velo ma dice no agli immigrati, che bolla gli altri come retrogradi perché calpestano le donne ma non riconosce a quelle stesse donne pari diritti se sono omosessuali (per uguaglianza uso lo stesso metro di giudizio anche per gli uomini, indegni di essere padri se gay).
E forse, pia speranza, non si accorgono neppure di quanta incoerenza portano con sé: gli sbagliati, i diversi sono gli altri, sempre gli altri. Bisogno di nuovo che avanza: il corpo è mio e lo gestiscono gli altri. Con quale coraggio il dizionario accomuna due istanze diametralmente opposte? Il coraggio di chi sfida regole misogine e patriarcali e la viltà di chi vuol fare sprofondare l’Italia nell'inciviltà dei diritti negati?
Con la complicità di chi ha abbandonato il campo, perdendosi in rivalità narcisistiche e lasciando che la guerra tra poveri divampasse. Le donne reagiscono in piazza e chiedono diritti per svelare altre donne, ma nel chiuso delle urne hanno pensato che alcune donne vengono tuttora perseguitate perché chi ama infilarsi nei letti altrui ha deciso che hanno meno diritti delle identiche donne eterosessuali?
Chi si taglia i capelli non può essere la stessa persona che s'indigna per un episodio di Peppa Pig in cui due donne sono madri, vero? A ognuno la propria reazione, per favore.
LARA CARDELLA, L’Espresso 2 ottobre