Disobbedienza civile nonviolenta tra gli scienziati per il clima
11.11.22 - PressenzaLe ultime tre settimane sono state segnate da un impegno sempre più forte degli scienziati nella lotta contro il cambiamento climatico, sotto forma di azioni di disobbedienza civile nonviolenta, di conferenze negli spazi pubblici o di azioni volte a interpellare i decisori.
Queste
azioni sono state organizzate dal collettivo internazionale Scientist
Rebellion e dalla sua sezione francese Scientifiques enRebellion.
Scienziati provenienti da tutta Europa si sono inizialmente diretti
verso la Germania e, a partire dal 16 ottobre, hanno condotto diverse
azioni di blocco o di intralcio, piazzandosi davanti a edifici ufficiali
(Ministero dei Trasporti, Ministero delle Finanze), facendo scattare
l’allarme antincendio durante il discorso del cancelliere tedesco al
Vertice mondiale della sanità o occupando il padiglione Porsche di un
centro ricreativo dedicato all’automobile.
Le loro azioni sono state
accompagnate da richieste allo Stato tedesco di adozione di misure per
decarbonizzare i trasporti, cancellare il debito dei Paesi del sud e
riconoscere il fallimento della sua politica climatica.
Parallelamente e a sostegno delle azioni in Germania, il 14 e il 15 ottobre, un centinaio di scienziati hanno condotto delle azioni in Francia.
Parallelamente e a sostegno delle azioni in Germania, il 14 e il 15 ottobre, un centinaio di scienziati hanno condotto delle azioni in Francia.
A Nizza e
a Montpellier sono state organizzate conferenze nelle piazze pubbliche,
per ricordare che le politiche attuali non sono all’altezza delle
sfide. A Tolosa, una tavola rotonda organizzata dalla metropoli, alla
quale era stata invitata la Total Énergies, è stata interrotta e si è
tenuta una conferenza per interpellare i protagonisti. A Parigi, alcuni
scienziati ribelli si sono autoinvitati alla Sorbona in occasione della
Festa della Scienza.
Questa settimana gli scienziati europei si sono diretti a Monaco. Il 25 ottobre si sono intrufolati nei locali della banca d’investimento Black Rock, il giorno dopo hanno bloccato un importante asse stradale e il 29 ottobre si sono incollati a delle auto di lusso in uno showroom BMW. Per quest’ultima azione 16 membri di Scientist Rebellion sono stati messi in custodia cautelare fino al 4 novembre. Tra gli scienziati attualmente in carcere ci sono i francesi Sylvain Kuppel, specialista delle risorse idriche di Tolosa, JérômeGuilet, astrofisico a Saclay, e Hugo Raguet, ricercatore informatico a Blois. Gli scienziati che hanno condotto l’azione erano consapevoli del rischio di finire in prigione, ma erano pronti a tutto per denunciare l’inazione climatica.
Questa settimana il collettivo Scientist Rebellion ha altresì reso pubblico un testo firmato da più di mille scienziati, tra i quali diversi coautori e coautrici dell’IPCC, affermando che l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5° C è ormai irraggiungibile, illustrando così il fallimento delle politiche climatiche globali. Chiedono a tutti i loro colleghi di riconoscerlo e di dire la verità sulla portata dello sforzo necessario per rimanere “molto al di sotto dei 2°C”, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015. Questa lettera è stata seguita dalla pubblicazione di un rapporto delle Nazioni Unite secondo il quale, effettivamente, non esiste più alcun percorso possibile per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C e che solo una modifica urgente e drastica del sistema può ancora evitare un disastro climatico.
In un testo di quattro pagine, disponibile online, gli scienziati francesi che hanno partecipato alle azioni spiegano le proprie motivazioni, la propria posizione e le proprie domande. Questi scienziati ritengono che, finché tutto resterà uguale, “le [loro] azioni di disobbedienza civile saranno legittime”, ricordando che “cinque decenni di allarmi senza risultato sono davvero troppi!”. Secondo loro, “lungi dall’offuscare la [loro] credibilità, […] lanciarsi in queste azioni non può che potenziare la fiducia che i cittadini avranno nel contenuto dei [loro] messaggi”.
Questa settimana gli scienziati europei si sono diretti a Monaco. Il 25 ottobre si sono intrufolati nei locali della banca d’investimento Black Rock, il giorno dopo hanno bloccato un importante asse stradale e il 29 ottobre si sono incollati a delle auto di lusso in uno showroom BMW. Per quest’ultima azione 16 membri di Scientist Rebellion sono stati messi in custodia cautelare fino al 4 novembre. Tra gli scienziati attualmente in carcere ci sono i francesi Sylvain Kuppel, specialista delle risorse idriche di Tolosa, JérômeGuilet, astrofisico a Saclay, e Hugo Raguet, ricercatore informatico a Blois. Gli scienziati che hanno condotto l’azione erano consapevoli del rischio di finire in prigione, ma erano pronti a tutto per denunciare l’inazione climatica.
Questa settimana il collettivo Scientist Rebellion ha altresì reso pubblico un testo firmato da più di mille scienziati, tra i quali diversi coautori e coautrici dell’IPCC, affermando che l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5° C è ormai irraggiungibile, illustrando così il fallimento delle politiche climatiche globali. Chiedono a tutti i loro colleghi di riconoscerlo e di dire la verità sulla portata dello sforzo necessario per rimanere “molto al di sotto dei 2°C”, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015. Questa lettera è stata seguita dalla pubblicazione di un rapporto delle Nazioni Unite secondo il quale, effettivamente, non esiste più alcun percorso possibile per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C e che solo una modifica urgente e drastica del sistema può ancora evitare un disastro climatico.
In un testo di quattro pagine, disponibile online, gli scienziati francesi che hanno partecipato alle azioni spiegano le proprie motivazioni, la propria posizione e le proprie domande. Questi scienziati ritengono che, finché tutto resterà uguale, “le [loro] azioni di disobbedienza civile saranno legittime”, ricordando che “cinque decenni di allarmi senza risultato sono davvero troppi!”. Secondo loro, “lungi dall’offuscare la [loro] credibilità, […] lanciarsi in queste azioni non può che potenziare la fiducia che i cittadini avranno nel contenuto dei [loro] messaggi”.