I co-parroci della parrocchia di San Benedetto a Modena sono stati ‘esonerati’, per seri motivi.
Ne hanno parlato i giornali. I fedeli si sono divisi. E’ solo un episodio di una crisi che sta toccando tutta la chiesa.
A Bonassola un parroco è stato sospeso per le sue posizioni sui matrimoni gay e fine vita. A Verona un sacerdote è stato esonerato dall’insegnamento di religione per aver pubblicamente criticato il vescovo che sosteneva ufficialmente la lista leghista.
Sempre più giovani preti chiedono anni sabbatici per ripensare il loro ruolo. Altri in silenzio se ne vanno. Ma fronti più delicati si stanno aprendo anche in Italia: accuse di pedofilia a religiosi fino ad ora tenute nascoste.
Sono sintomi di una crisi più profonda che tocca tutta la chiesa. E non sembra che dai numerosi incontri per il Sinodo voluto dal Papa, emergano proposte significative, anche perché i suggerimenti più ‘rivoluzionari’ vengono tacitati.
Il ‘regime di cristianità’ come dice lo stesso Francesco, è ormai tramontato. I vescovi e il clero italiani sono per lo più ‘tradizionalisti’, refrattari ai cambiamenti: l’ultima grande riforma ecclesiastica fu fatta 60 anni fa dal Concilio, voluta non dai vescovi italiani ma specialmente stranieri.
I preti e i vescovi stentano a rendersi conto della drammaticità della situazione, per cui danno risposte vecchie a nuovi problemi. Mancano preti per le parrocchie? Accorpiamole e un prete solo serve diverse comunità.
La gente non va in chiesa; i giovani dopo la cresima scompaiono; non ci sono vocazioni? E’ colpa del benessere e dell’egoismo delle famiglie. I preti pedofili? Sono solo malati non da punire ma da curare. Altri sono in crisi? Per superare la solitudine affettiva preghino e si facciano aiutare da psicologi. O vivano in piccole comunità. Non si pensa che la figura del prete vada strutturalmente cambiata prevedendo uomini sposati e donne-preti. Don Erio vescovo di Modena, sull’Osservatore Romano propone importanti e coraggiosi cambiamenti, per la preparazione dei seminaristi, ma non sembrano sufficienti.
Per non parlare della forte crisi degli istituti delle congregazioni femminili costrette a ricorrere sempre di più a suore straniere. Le suore sono una preziosissima presenza nella chiesa ma non hanno la parola. Ancora. I gravi problemi economici, sono spesso legati alle ‘opere parrocchiali’ strutture diverse, come palestre, campi sportivi e scuole, spesso un peso ingombrante, che dovrebbero essere ormai gestite dalle società sportive e dalle amministrazioni comunali.
E’ necessario, come dice inutilmente il papa, superare il clericalismo. I parrocchiani vorrebbero esprimersi, ma il confronto è difficile anche perché “giuridicamente” il prete ha sempre l’ultima parola. Manca un dialogo tra i cristiani, vescovi e preti che con l’aiuto di teologi laici e preti liberi nella loro ricerca, saprebbero fare proposte concrete.
Prima del naufragio.