sabato 25 febbraio 2023

 

35 - DIVERSAMENTE CHIESA  - settembre 2015



settembre 2015

 

 

PADRE FRANCESCO RIGOBELLO
 


Il giorno dell’Assunta padre Francesco ha celebrato la messa all’Abbazia di Follina, nell’ambito del raduno degli alpini di Tovena e della Vallata. Il sacerdote alla fine del rito ha recitato la Preghiera dell’Alpino sostituendo l’invocazione a Dio perché salvi "noi, armati come siamo di fede e di amore" e renda "forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana" con alcune ‘correzioni’ evangeliche.

La scelta di padre Rigobello va accolta come una scelta profetica: ha respinto parole ormai prive di significato e soprattutto lontane dal Vangelo ed ha preso le distanze da quei vescovi e sacerdoti che continuano ad incoraggiare l'idea di un Dio che benedice le armi.

Il capogruppo Mario Magagnin ed il presidente della sezione, Angelo Biz, non hanno però gradito. Magagnin ha invitato gli alpini fuori della cappella e sull’atrio alla presenza del vessillo sezionale, dei gagliardetti, del sindaco, di tutti gli alpini e famigliari ha provveduto alla lettura della preghiera nella forma tradizionale. «Senza spirito di polemica ci si chiede perché nella nostra Diocesi il rapporto con gli alpini sia spesso diventato così problematico - dice Biz. Eppure riteniamo che pochi Corpi in congedo abbiano la stessa fedeltà alla celebrazione eucaristica come gli alpini».

Non discuto la fedeltà degli Alpini, ma non mi sembra che il messaggio evangelico consenta di chiedere a Dio di sostenerci nelle nostre battaglie armate contro i nemici della fede. I tempi, dalle crociate a oggi, sono fortunatamente cambiati ed anche il linguaggio delle nostre preghiere, se solo di questo si tratta, non deve più essere quello del ‘ventennio’.

Perché, cari alpini, non modificate semplicemente le parti in questione della preghiera, riaffermando con questo la vostra aspirazione alla pace? E non sarebbe ora per la Chiesa di abbandonare la benedizione delle armi nelle cerimonie ufficiali e nelle parate nazionali?

Ci possiamo aspettare questo da una chiesa che mantiene il cappellanato come carriera militare con tanto di gradi e stellette?

Voglio sperare di sì…

 

È ANCORA POCO, CARO PAPA

Ancora l’estate scorsa Papa Francesco ha dichiarato che non si debbono considerare scomunicati i separati, i divorziati e i risposati. La Chiesa non chiude loro le porte. Accogliere questa categoria di persone come peccatori pentiti non è però ancora sufficiente. Diverso sarebbe consentire loro, quando lo desiderino, di mantenere un cammino di fede all’interno della comunità, accogliendo pienamente il percorso umano e cristiano di uomini e donne che hanno vissuto il dolore di una separazione.

 

UNO TSIPRAS IN ITALIA?

L’ultima volta che si è votato in Italia molti si sono chiesti il perché di una lista Tsipras: cosa c’entra con noi il leader di una formazione politica greca? Ora, tanti erano i modi di guardare a quell’esperimento, ma qui mi voglio riferire al tentativo di Tsipras di riunificare le diverse anime della sinistra e di costruire le condizioni per una clamorosa vittoria alle elezioni. I recenti fatti accaduti in Grecia, ci dicono che proprio questo tentativo è, almeno per ora, fallito.

A ben guardare, trovare e formare una sinistra che non si divida dopo la campagna elettorale è anche il problema dell’Italia dove la sinistra tende da anni a contrapporsi e frantumarsi. La politica di sinistra deve ridefinirsi accettando questa sua contraddizione: trovare una strada tra populismo e rivoluzione. È quanto era riuscito a fare Allende in Cile: tenere insieme un arco di forze popolari e rivoluzionarie. Oggi credo che a sinistra manchino soprattutto le idee e, perché no, gli uomini. In Grecia sono sicuro che Tsipras ci riproverà.


(continua)