Hans Küng, uno dei maggiori teologi cattolici contemporanei ed esegeta di Papa Francesco, è membro di “Exit”, l’associazione elvetica, che aiuta coloro che prima del completo declino di ogni facoltà fisica e mentale ed esposti a terribili sofferenze, intendono essere aiutati a morire sereni. Küng soffre da tempo del morbo di Parkinson, è ricoverato in Svizzera ed ha lasciato capire a chi lo cura di voler porre fine alla propria vita, quando si manifesteranno i sintomi di un degrado spirituale e fisico grave.
Nel suo libro “Morire felici?” riapre il dibattito sulla dolce morte. Queste alcune sue frasi: “Dal diritto alla vita non deriva affatto il dovere alla vita e l’autodeterminazione fa parte della dignità umana”. “L’aiuto a morire va inteso come estremo aiuto a vivere”. "Per me morire felici non significa morire senza malinconia né dolore, bensì andarsene consensualmente, accompagnati da una profonda soddisfazione e dalla pace interiore. Del resto, è questo il significato della parola greca eu-thanasia: 'morte felice, 'buona', 'giusta', 'lieve, 'bella'." Se la vita è un dono di Dio, perché non accettare la possibilità di restituirglielo gentilmente?
Il libro di Küng è una presa di posizione che va ad arricchire il dibattito - tra cristiani e non - sul difficile tema della legittimità di scegliere quando passare dalla vita alla morte.
Hans Küng. Morire felici? Lasciare la vita senza paura, Rizzoli Ed. Milano 2015, pp. 164, € 16.00
DON ALDO
Don Aldo ci lascia dopo 28 anni di onesto lavoro presso la nostra comunità. Da questa rubrica gli rivolgiamo un saluto e un ringraziamento per la cura con cui ha svolto il proprio servizio pastorale.
Mi preme parlare del “modo” col quale avvengono gli avvicendamenti nelle parrocchie. È mai possibile che una comunità parrocchiale non abbia voce nella decisione di sostituire il presbitero e che poi non possa scegliersi da sé il nuovo parroco, magari al proprio interno? E siamo sicuri che lo stesso presbitero venga ascoltato nei suoi desiderata e nelle sue opzioni di vita? È giusto che un prete, spesso non più giovane, dopo anni di servizio e di impegno, sia messo nelle condizioni di dover rinunciare ai legami affettivi ed alle relazioni che in tanti anni si è costruito?
Non è solo questione di educazione, né soltanto di buon senso, sono in gioco i valori evangelici ed il rispetto umano.
(Firenze, 27 maggio 1923 – Firenze, 26 giugno 1967)
“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.
E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
(Risposta ai Cappellani Militari Toscani, 1965)
“A Norimberga e a Gerusalemme son stati condannati uomini che avevano obbedito. L’umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c’è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama legge di Dio, l’altra parte la chiama legge della Coscienza. Quelli che non credono né all’una né all’altra non sono che un’infima minoranza malata. Sono i cultori dell’obbedienza cieca.”
(Lettera ai giudici, Barbiana 1965)
“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”
(Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa, 1967)
LA TERRA E L'UOMO
“La terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra”.
(un pellerossa).
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